La cambiale della guerra: siamo tutti incastrati

DOPO SEI MESI – Il risultato più evidente, mentre sul terreno poco si muove, è che gli sponsor di Kiev, anche quelli ormai meno entusiasti, non possono più tirarsi indietro. Sembra la scadenza di una cambiale e in un certo senso lo è, ma non a sei mesi e nemmeno a un anno. La guerra non si misura […]

(DI FABIO MINI – Il Fatto Quotidiano) – Sembra la scadenza di una cambiale e in un certo senso lo è, ma non a sei mesi e nemmeno a un anno. La guerra non si misura a mesi, si misura a eventi, fatti importanti, cambiamenti strategici e soprattutto si misura alla fine. Ci sono state guerre di una notte, sei giorni e cento anni. Le celebrazioni o le ricorrenze riguardano le date d’inizio e fine e, in mezzo, le date delle vittorie, delle sconfitte e dei massacri. In Ucraina da tre mesi a questa parte non si è visto nulla di tutto ciò e anche i massacri dovranno essere accertati con riscontri oggettivi e non quelli della propaganda, che è uno strumento di guerra e non una sua finalità. Si sono viste alcune stanche attività sul campo di battaglia e quasi nulla su quello politico-strategico. Le posizioni sono quasi stabilizzate: i russi non premono sull’acceleratore per superare il Dniepr e nemmeno per arrivarci. Si limitano a consolidare le retrovie e le linee dei rifornimenti oltre a istituzionalizzare il controllo della popolazione dei territori occupati. Territori non ancora reclamati dalla Russia, ma appartenenti alle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Gli ucraini non hanno risorse e capacità né per andare avanti né per ritirarsi. Tutti gli sponsor dell’Ucraina si danno da fare, ma con minore energia e determinazione di un mese fa. A chiacchiere, il sostegno americano e della Nato è immutato, nei fatti l’Ucraina non ha ancora i mezzi per nessuna azione decisiva. L’insistenza con la quale negli Usa e nel resto del mondo si enfatizzano i successi ucraini “grazie al ruolo determinante delle armi occidentali” e soprattutto degli Himars Usa è più una dichiarazione di cedimento che di propulsione. Sembra che si voglia mettere in evidenza che l’occidente ha fatto già la sua parte e ora, contrariamente a ciò che dice Zelensky, è l’Ucraina che se la deve sbrigare e non il resto del mondo. Gli inglesi hanno già addestrato 2 mila dei 10 mila soldati ucraini che dovrebbero essere pronti entro dicembre. Johnson se ne vanta e predice il futuro: la vittoria, ma le sue capacità divinatorie sono scarse almeno per quanto riguarda la parabola politica.

Molto di più stanno facendo la Polonia e altri Paesi Nato, non come tali ovviamente, ma con il giochetto ipocrita degli accordi bilaterali con Kiev. I soldati addestrati in Gran Bretagna saranno più preparati ma è difficile che ritornino al fronte con maggiore entusiasmo. Dagli inglesi hanno imparato che la guerra è un gioco e per questo è bella se dura poco. E invece questa durerà molto. Hanno capito che è meglio farla fare agli altri, ma gli ucraini non hanno “altri”, anzi devono combattere altri ucraini. Hanno imparato dagli inglesi che la guerra possono combatterla i diseredati di qualsiasi nazionalità, ma i quadri, ufficiali e sottufficiali, devono sempre essere inglesi e anche di buona famiglia. Solo così si giustifica l’orgoglio britannico per l’eroismo in battaglia. I soldati ucraini si troveranno al fronte con altri diseredati agli ordini di quadri demotivati, quando va bene, e di facinorosi che dell’Ucraina rappresentano l’estremismo e il razzismo spacciati per nazionalismo, quando va male.

Dagli inglesi avranno appreso che la Gran Bretagna combatte e fa combattere per i propri interessi e lo fa con eroismo quando essi sono in pericolo. E proprio durante l’addestramento si saranno resi conto che in Ucraina anche per la Gran Bretagna non c’è occasione di gloria perché Londra non ha interessi legittimi da difendere e nemmeno un’ideologia di purezza da dimostrare. Altrimenti non avrebbe fatto comunella con gli squadristi di Piazza Maidan, come gli Stati Uniti. Quindi le sole forze che Usa, Gran Bretagna e altri Paesi possono mandare in Ucraina son quelle sotto copertura o falsa bandiera. Che fanno bene il proprio mestiere, ma senza gloria e senza che si venga a sapere.

Le implicazioni strategico-politiche del coinvolgimento diretto dei quadri stranieri sono più gravi del gioco e rischiano di compromettere la candela. Perciò si stanno limitando a fornire all’Ucraina i soliti contractors, i cosiddetti “istruttori/ consiglieri” e gli specialisti senza uniforme addetti all’intelligence, alle comunicazioni, alla guida dei droni, alle operazioni satellitari, alla propaganda, al funzionamento dei sistemi d’arma aerei, contraerei e missilistici più sofisticati e all’esecuzione di infiltrazioni e sabotaggi. Ovvero i “terminali operativi” dei relativi “servizi” assicurati all’Ucraina da Londra, dal Pentagono e altri centri di comando.

Non è poco ed è vero che tutto ciò è determinante nella guerra contro la Russia. Molto più delle fanterie ucraine e della propaganda di Kiev che sta facendo diventare desueta e stancante perfino la retorica della guerra di liberazione. Ma sono attività che non producono eroismo e nemmeno una paga che valga la pena di una cattura, che comporta sempre complicazioni politiche e di consenso interno, o del rientro in patria in una body bag nera e nessuna bandiera sulla bara. Anche i contractors e i consiglieri “tengono famiglie” che devono sopravvivere e votare.

Il fronte operativo ucraino è tenuto da 4 mesi da una linea sottile di unità regolari mentre in profondità le milizie più o meno neo naziste continuano a controllare il Paese. È in e da questa fascia arretrata che si sviluppano le operazioni eclatanti che disturbano ma non sconfiggono i russi. Ed è in questa fascia che Kiev e gli Usa stanno organizzando la difesa a oltranza tanto voluta dagli sponsor che di fatto intendono indurre la Russia a una reazione tale da giustificare l’intervento diretto della Nato in Ucraina e in Russia. Il che equivale alla guerra aperta e all’apertura del fronte strategico Est-Ovest di cui la prima vittima designata è l’Ucraina e la seconda è tutta l’Europa.

Sul fronte politico-strategico si stanno invece manifestando i segni di una inquietudine generalizzata, in Ucraina, in Russia, in Europa, in America e in Asia. La visita della Pelosi a Taiwan ha dato nuovo vigore alla cooperazione Russia-Cina e alla pressione militare cinese sull’isola. Gli americani si sono convinti di poter combattere e vincere su due fronti contemporaneamente senza muovere un solo uomo.

L’Ucraina e la Nato in Europa e Taiwan, Giappone e Australia in Asia possono fare il lavoro bruto riservando agli Usa la parte strategica e la fornitura di risorse destinate comunque a rientrare con gli interessi nelle casse americane. Cina e Russia si sono convinte che né questa né alcuna altra amministrazione statunitense può cambiare atteggiamento nei loro confronti. Si stanno perciò preparando a sostenere le spallate confidando nella deterrenza nucleare e nell’autodistruzione occidentale con la recessione economica già alle porte.

I falchi russi e statunitensi stanno già tornando alla dottrina del first strike: se guerra deve essere e deve evolvere in nucleare, tanto vale colpire per primi e sperare di neutralizzare o limitare la capacità di reazione avversaria. Le continue allusioni alle armi ipersoniche e agli scenari apocalittici sono funzionali a questa strategia oggi come mezzo secolo fa.

Gli accordi sul grano avevano fatto sperare in una riapertura del dialogo diplomatico. Il ruolo di Erdogan sembrava di mediazione, sbloccando sia le derrate ucraine sia il grano e i fertilizzanti russi. Non era così e non poteva essere diversamente. La Turchia fa i propri interessi da sempre e usa la Nato o i rapporti con gli Usa a proprio esclusivo vantaggio. Schierandosi con l’Ucraina sulla questione della Crimea, sembra fare un favore alla Nato, che non ne aveva bisogno, in realtà tende a ribadire la contrarietà a qualsiasi forma di autodeterminazione dei popoli. Pensa ai curdi di casa propria e a quelli siriani e fa il gioco russo ripensando al Kosovo, alla Cecenia e al Caucaso e ovviamente il gioco della Cina sulle questioni di Taiwan e Xinjiang.

Rimane da vedere cosa ha in serbo la Turchia in merito alla questione del Mar Nero che comunque non può regalare all’Ucraina e sottrarlo alla Russia. L’attentato dinamitardo a Dugin (metodologia tipica dei servizi segreti e delle mafie a essi collegati) ha aperto il fronte del terrorismo di Stato e della violazione del tabù di colpire (direttamente o indirettamente) i leader nemici. Tale implicito divieto non è una misura umanitaria o “di rispetto”, ma il calcolo di non alienarsi gli interlocutori avversari.

Aprire il capitolo degli attentati terroristici contro i leader, da qualunque parte avvenga, è la premessa per misure offensive ancor più drastiche. In questo campo, Ucraina e Russia sono alla pari: entrambe da tempo minacciano “risposte eccezionali” e paventano quelle avversarie. Per il momento le prove del coinvolgimento di Kiev nell’attentato sembrano schiaccianti, ma come già accaduto in altri casi, appare incredibile la velocità con la quale sia stata trovata e denunciata la presunta responsabile.

Tuttavia, la sola ipotesi segnala l’inquietudine dell’establishment russo dibattuto fra la tendenza a non esasperare il conflitto e quella di sfruttare l’episodio per coinvolgere la Nato accusandone un membro, l’Estonia, di dar asilo a una terrorista. Di converso, il ricorso al terrorismo dovrebbe esser anche un motivo di preoccupazione per Zelensky. Se è il mandante è anche diventato il prossimo obiettivo della ritorsione russa. Se non lo è, significa che i suoi apparati hanno agito in autonomia e non si fidano di lui, e quindi lui stesso potrebbe esser il loro prossimo obiettivo.

Se nessuno in Ucraina è responsabile dell’attentato bisogna convincere i russi, e non l’Occidente, a non creare il pretesto per provocare il coinvolgimento diretto della Nato. Un compito difficile visto che questo è proprio lo scopo dell’Ucraina. È l’unica “salvezza” che Zelensky cerca di realizzare ben sapendo che si tratta della condanna del suo paese e dell’Europa.

E non è il solo esempio di stato confusionale di Zelensky. Ha aperto alle unioni omosessuali e ha chiamato alle armi gli Lgbt che i suoi protettori e referenti neo nazisti disprezzano. Non riconosce, insieme a tutto il mondo “occidentale” (che rappresenta appena 1/4 delle terre emerse e 1/7 della popolazione mondiale), l’annessione plebiscitaria della Crimea da parte russa. La rivuole indietro con tutti gli altri territori russofoni che i predecessori hanno perseguitato e costretto alla rivolta negando a essi quell’autodeterminazione che rivendica quando celebra l’indipendenza del proprio Paese.

Pretende di salvare il mondo dalla fame vendendo granaglie ammuffite a Paesi europei che possono solo destinarle all’alimentazione “non umana”. Chiede ancora più armi mentre si amplia il traffico clandestino. Dice di difendere Odessa omettendo di ricordare il massacro subito dai suoi cittadini che dimostravano contro il governo instaurato dagli americani. L’Occidente fa bene a non ricordare quanta responsabilità abbia nella genesi e nello sviluppo della guerra, ma non fa bene a dimenticare che ogni parola o atto di Zelensky è una provocazione per la Russia e un insulto all’intelligenza di tutti. A partire dagli stessi ucraini che ricordano bene le sue promesse elettorali del 2019: fine della guerra in Donbass, neutralità ucraina e dialogo con la Russia. Promesse ribadite durante il suo discorso d’insediamento e ritrattate in fretta alla prima minaccia di morte da parte degli estremisti che da allora lo “proteggono”. Della provocazione strategica è anche parte rilevante e inquietante la questione della centrale nucleare di Zaporizhzhia. L’interesse russo è sempre stato quello di metterla in sicurezza e presidiarla sia per ricattare l’Ucraina sia per garantirsi la fonte d’energia principale di tutto il Donbass e la stessa Crimea. Anche in questo caso sono gli attacchi ucraini nei pressi della centrale ad elevare il rischio di disastro nucleare piuttosto che il presidio russo. È addirittura paradossale l’accusa ucraina che i russi stiano facendosi scudo della struttura. Ma sanno di cosa parlano: erano le milizie ucraine a tenere in ostaggio la popolazione di Karkiv, della città di Mariupol, del complesso industriale di Azovstal e di Severodonetsk impedendone l’evacuazione. In realtà il presidio russo, se riesce a evitare gli attacchi ucraini ne garantisce la sicurezza, se non riesce è il primo a essere vittima del disastro e con esso tutta la parte sudorientale dell’Ucraina. Una forza internazionale di sicurezza della centrale potrebbe evitare il disastro, ma toglierebbe a Zelensky e ai suoi sponsor un eccezionale strumento di pressione sulla comunità internazionale. Inoltre, al momento non esiste alcuna forza internazionale, nemmeno dell’Onu, che si possa considerare “sopra le parti”. E forse questo è il più importante risultato di questi sei mesi di guerra: siamo tutti coinvolti, tutti corresponsabili, tutti partigiani e tutti inaffidabili.

52 replies

  1. E bravo il nostro generale italiano in pensione che pretende di saper tutto delle strategie e delle intenzioni e motivazioni dei fatti e misfatti dei protagonisti della guerra dei russi in Ucraina! Dopo aver scaricato una valanga di critiche, accuse, giudizi , pregiudizi e insinuazioni sul comportamento di Zelensky, sicuro ostaggio di estremisti nazifascisti e dei suoi disprezzati “sponsor” occidentali (tra cui l’Italia), finalmente conclude la sua requisitoria, come sempre antioccidentale e filorussa, dicendone una giusta: “Siamo tutti coinvolti, tutti corresponsabili, tutti partigiani e tutti inaffidabili”. Appunto, soprattutto siamo tutti “partigiani e inaffidabili” compreso lei , generale Mini.

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      • La “nonnetta con l’elmetto” (con questa caricatura non mi fate neanche più ridere) non ne sa certo di più di un generale di strategia militare, ma sa leggere, e credo anche capire, quel che i generali scrivono e dove vogliono andare a parare con le loro valutazioni politiche più che militari, anche confrontandoli con altri scritti di altri generali ed esperti, resoconti, cronache e testimonianze di altre fonti, che danno informazioni e valutazioni diverse.

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    • Quanto fa male, la verità. Male da morire, per chi si abbevera di propaganda.
      Eppure, le cose stanno così: il vizio di sostenere, finanziare, armare dei personaggi tutt’altro che democratici (anzi, peggiori sono meglio è) è un vizio non nuovo, usato dai “paladini della democrazia” per curare i propri interessi. Ucraina, Libia, Siria, Iraq … milioni di morti, nazioni socialmente ed economicamente sconvolte, risorse controllate. Se questa è democrazia, se questi sono i migliori…

      E guai parlare. Persino il Papa viene messo a tacere. Ma non ho dubbi che il Papa, come il Generale Mini, per lei siamo fondamentalmente degli incompetenti

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      • Quale “verità”?? ma lei è proprio sicuro di conoscerla , e che sia quella raccontata dal generale Mini? Non la sfiora il dubbio che anche la sua sia frutto di propaganda o interesse, di parte? Abbiamo avuto in passato anche recente, , nelle nostre alte sfere militari, generali golpisti, servizi segreti deviati, depistatori e collusi di ogni genere e grado, e all’apparenza, erano tutti “galantuomini” e competenti… Nulla da meravigliarsi se trovassimo ora qualche generale simpatizzante di Putin, in buona o cattiva fede che sia… Del resto , lei, come Mini, non fa che ripetere i soliti slogan contro i “paladini della democrazia” occidentali , omettendo di ricordare che in tutti i teatri di guerra che cita, responsabilità ben maggiori erano state causate da dittatori feroci e ci avevano messo, e hanno , le mani in pasta pure la Russia e qualche potentato o fazione islamica. E lasciamo perdere il Papa, che parla tutti i giorni che quando mischia la religione con la politica ha le idee un po’ confuse e troppi ne approfittano per strumentalizzarne ogni parola per tirarlo dalla propria parte.

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      • Signora Barbieri, innanzitutto la “verità” è oggi sempre più difficile e faticosa da trovare, immersa da propaganda e notizie volutamente distorte o insabbiate.
        Tuttavia, se una persona segue la vicenda in oggetto da tempo, nel corso di questo tempo (anni) ha avuto modo di inanellare una sequenza di fatti (dico: fatti) che danno una visione prospettica e una logica piuttosto chiara del contesto.
        Questo è ciò che intendo per “verità”. Sempre ammesso che si abbia la libertà per volerla vedere, quella verità.
        Concludo affermando che qualcosa non torna se, da paladino della democrazia, lasci marcire in galera, a chiaro monito, un giornalista che -prove documentali alla mano- ha raccontato un volto ben diverso del tuo agire da garante della giustizia e dei diritti.
        Parlare di questo non significa affatto avere simpatie per Putin, semmai per i poveri cristi che pagano una guerra imperialista e che vengono ammazzati da 8 anni (altro che febbraio). Ma a lei, mi chiedo, importa veramente qualcosa di ciò?

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    • È sufficiente uscire dalla propaganda filo-ucraina per essere additati come filo-russi. Ultimamente, anche Amnesty Internazional è diventata putiniana perché ha denunciato i crimini di guerra commessi dai militari ucraini. Che il generale Mini sia l’ex capo di stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa è ovviamente un dettaglio trascurabile. Lei, presunta Magda, scrive e argomenta come un povero troll.

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    • @Magdabarbieri
      Lei è una persona lucida e ferma nel contrastare la disinformazione e propaganda russa e russofila, spacciata per opinionismo negli svariati cenacoli di “sapienza” nati come funghi sotto la pioggia di missili russi.
      Condivido quello che ha scritto su questo blog e le auguro di mantenere questa sana fermezza.

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      • Il Papa, il Generale Mini, Lucio Caracciolo, Amnesty, i reporter che rischiano da anni la pelle, gli schedati dei neonazi… sono stati avvisati.
        Che si sappiano regolare di conseguenza, questi “cenacoli di sapienza”.
        (E al diavolo anche Roger Waters)

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    • … ma un pò di sana VERGOGNA non ti prende ogni tanto, acida nonnetta con la bava alla bocca ogni volta che senti parlare di Ucraina e Zelensky?

      Non hai contestato una che una delle cose che ha detto Mini, accusandolo di essere quello che sei tu: una FANATICA ignorante e disonesta figurina senza valore.

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      • Esemplare dimostrazione, in perfetto stille squadrista fascista della prima ora, dell’odio e della volontà di intimidazione che anima un troll che passa il suo tempo, giorno e notte, da mesi, a insultare chi esprime civilmente critiche contro la guerra di Putin e i suoi sostenitori. Dio ci scampi da simile gentaglia.

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      • Squadrista sarai tu, megera acida e petulante, che arrivi qui, accusi il generale MINI dal basso della tua incompetenza, che agisce come propagandista (di cui? Putin!) e poi ti lamenti se ti si risponde a tono.

        Sei una CARICATURA, nient’altro. Chiedo scusa alla Stre-ga dei Mari per avvicinarti a lei, almeno ha dignità e competenza in quello che fa e agisce.

        A proposito: chi è che bombarda la centrale nucleare ucraina?

        E chi è che bombarda i quartieri civili di Donetsk e altre città fino in Russia, DOVE NON C’E’ ALCUN OBIETTIVO CIVILE, anche perché i russi non usano le abitazioni dei locali per farci i bunker, a differenza dei tuoi idoli ucronazi.

        Dai, stolta: RISPONDI.

        Dicci come mai LIZ TRUSS si è dichiarata bendisposta a premere il pulsante nucleare come ‘dovere del primo ministro’, nonostante che questo significhi miliardi di morti.

        E poi dai del fazioso a Mini.

        Va, vaii a combattere in Donbass e che la terra ti sia molto pesante.

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  2. “appare incredibile la velocità con la quale sia stata trovata e denunciata la presunta responsabile”
    Per due giorni hanno visionato i video della zona e hanno fatto 2+2. Non lo trovo sorprendente.
    Piuttosto mi piacerebbe conoscere l’opinione del giornalista sulla celerità con la quale i servizi occidentali trovano i colpevoli degli attentati terroristici islamici, parliamo di decine di minuti o se va male, ore. È evidente, in questi ultimi casi il cellulare lasciato ad hoc dal terrorista di turno nel cassonetto ha sempre agevolato le indagini…

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  3. Il generale Fabio Mini – già ai vertici Nato, uomo e militare e cittadino tra i più titolati ed onorificati in Italia e all’estero (basti solo la voce su Wikipedia, seppure insufficiente a rimarcarne la straordinarietà), prima ancora che per la sua straordinaria autorevolezza professionale e morale e di cui chiunque dovrebbe “pulirsi la bocca” prima di (s)parlarne a vanvera – mi ricorda una persona a suo modo “semplice” e d’altri oramai trascorsi tempi; seppure estremamente più dotato, il generale, sul piano professionale ed intellettuale. Mio padre, noto innanzitutto come un “galantuomo” (espressione desueta e probabilmente molto poco comprensibile nella nostra attualità), tanto nei suoi ambiti lavorativi che amicali: militare non di carriera (colonnello r.o., nonché grande invalido di guerra) tanto imbevuto di passione patriottica – ma anche di cristianità autentica – quanto uscito dalla seconda guerra mondiale con la piena convinzione che la guerra fosse il male più estremo per l’umanità … Ce ne fossero di Galantuomini di così elevato spessore come lei, Caro Generale, e venissero bene ascoltati e sfruttati nella loro enorme saggezza! Che dirLe di più? Non smetta mai di aiutarci a capire, di illuminare con i Suoi preziosi spunti di verità il buio pesto che ci viene imposto nell’arduo cammino della comprensione della nostra tragica attualità. Grazie di esistere!

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  4. Resta sempre da capire perché un ex generale della NATO,ripeto della NATO,della NATO che ha vissuto e fatto i soldi pagato dalla NATO
    sia così apprezzato dalle teste di rapanello pro Putin che pascolano in questo blog?
    Beh,beh,beh senti come belano!

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    • Forse non ha capito il genietto radioelettra della geopolitica che è proprio PERCHE’ è stato un generale della Nato, non NONOSTANTE, che lo rende così attendibile e apprezzato dalle teste di rapanello pro Putin.

      PS: e a quale verdura corrisponderebbe, la testa di chi confonde un’interiezione con un’omatopea?

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      • Genio della lampada!
        Allora Vota Berlusconi proprio perché è stato amico di Putin,che lo rende così attendibile.
        Allora compra i libri di Draghi proprio perché è stato nel sistema di potere Atlantico,che lo rende così attendibile.
        Beh,beh,beh senti come belano in attesa del pastore che venga a bastonarli di nuovo.
        Beh beh beh

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      • Tonto!
        Lo hai pagato 40 anni per fare quello che tu non volevi,adesso che ti da la caramellina lo metti su un piedistallo come un re, compri i giornali dove scrive,i suoi libri e lo lodi pure.
        A lui è contento,continua a fare i soldi alla faccia tua,testa di rapanello!!e tu continui ad essere un poverello sfruttato.
        Aspetta alle prossime elezioni,aspetta il salvatore della patria che voterai!pecorone guarda che il gregge ti ha lasciato indietro.Corri,Corri
        È tu saresti quello furbo del blog?
        Andiamo bene,andiamo proprio bene…

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      • Ma da dove sei scappato? Qualcuno ha visto qualche foto segnaletica appiccicata sugli alberi e sui pali della luce per caso, così avvisiamo i proprietari che lo abbiamo trovato?

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      • Testa di “omatopea”!!!!
        Ti farai sempre fottere dalla prima zingarella che passa.
        Felice e cornuto,senza sapere di esserlo.
        Ciao “Omatopea”,tu si che sei intelligente non gli asini.

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      • @GSI2
        Secondo me è stato un po’ duro con Mini, non è mica un mafioso.Però una bella bastonata sulle orecchie di qualche saputello non è mai sgradita.😁😁😁

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      • @cpcazzo: come è risaputo, non sono certo io quello che sminuisce gli errori ortografici, ma, caro cpcazzo, se vogliamo proprio dirla tutta, il fatto molto grave qui è la guerra per procura Nato e tutta la propaganda che la sostiene, nonché tutti i morti innocenti da ambo le parti.

        Ma nel particolare, si è trattato di una sorta di dislessia che mi ha fatto scrivere “omatopea”, in quanto la pronuncia di “Un’omatopea”, corrisponde a “Onomatopea”, tranne che per la U.

        Se siete, tu e il genietto radioelettra sopra, così sicuri di sapere che io scrivessi “omatopea”, convinto della sua correttezza, forse allora ho sbagliato qui:

        https://infosannio.com/2022/01/30/hic-sunt-peones/

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      • @cpca22o: come è risaputo, non sono certo io quello che sminuisce gli errori ortografici, ma, caro cpca22o, se vogliamo proprio dirla tutta, il fatto molto grave qui è la guerra per procura Nato e tutta la propaganda che la sostiene, nonché tutti i morti innocenti da ambo le parti.

        Ma nel particolare, si è trattato di una sorta di dislessia che mi ha fatto scrivere “omatopea”, in quanto la pronuncia di “Un’omatopea”, corrisponde a “Onomatopea”, tranne che per la U.

        Se siete, tu e il genietto radioelettra sopra, così sicuri di sapere che io scrivessi “omatopea”, convinto della sua correttezza, forse allora ho sbagliato qui:

        https://infosannio.com/2022/01/30/hic-sunt-peones/

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      • @GATTO
        Era in senso ironico 🤣

        Non attaccherei mai qualcuno per errori grammaticali (solo qualche ignorante che fa il gradasso), figuriamoci per una svista.

        Mi sta sul cpca22o invece chi non ha argomenti, o magari ce li ha anche, però li rafforza aggrappandosi proprio a sviste, errori grammaticali, nomi storpiati (🤣), aspetto fisico, etc, per squalificare un intero pensiero. Lo fa spesso anche il buon Travaglio, e quando lo fa non lo riesco a sopportare, è piú forte di me!

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      • Non avevo capito che era in senso ironico: scusa! Pur se è toccato a me questa volta cadere nell’errore, anche se dovuto ha una sorta di dislessia e non di ignoranza, non sono comunque del tuo parere (parafrasando, solo per una consonante, Sciascia…): l’italiano non è l’itaGliano, ma il ragionare! E “attaccare” qualcuno sulla grammatica e sulla sintassi, non è affatto esercizio di stile, ma concreta RAGIONE! Alla prossima.

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  5. Perché dare così importanza a provocatori anonimi e dunque più o meno infiltrati e comunque del tutto inetti ad esprimersi se non per slogan ed insulti. Mi pare evidente lo scopo di invelenire e squalificare il dibattito rendendolo a sua volta non dialettica, incontro/scontro, di idee bensì inconcludente guerra di parole, tutt’al più di posizionamenti conformistici e acritici dall’una o dall’altra parte … Un grande conoscitore del rapporto tra pensiero e linguaggio già dichiarava: “Internet? Ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere”. Invece, intrinsecamente incapaci nel dialogo critico ed autocritico e scrivendo tanto più quanto meno capiscono i punti di vista degli interlocutori, costoro dichiarano la loro totale inadeguatezza nel contesto: perché perderci tempo soprattutto quando scadono così frequentemente nella gratuità dell’insulto personale? Il no comment, in tali casi, non si legittima da solo? O forse questa “volubile tolleranza” si spiega, come nei nostrani talk show, proprio per sollecitare una maggiore attenzionalità del pubblico e un innalzamento dell’audience? Ma sarà un’audience pur sempre becera come lo sono costoro e non farà che abbassare il livello della complessiva comunicazione, col rischio concreto di allontanare prima o poi chi si esprime solo altrimenti! Chi si occupa di questo blog non dovrebbe tutelarne la qualità del dibattito un tantino, almeno in tal senso minimalistico della “buona educazione formale”?!

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    • Un altro Tonto che si confonde con le sue stesse parole; preoccupati del tuo blog e dei tuoi 2 parenti follower che lo seguono.Più sono pavoni,meglio credono di stare e più si sentono in dovere di pontificare.
      Come siamo ridotti.

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      • @cptrazzo: condivido tutto quello che hai detto al genietto radioelettra, compreso lo stile. Solo una cosa: ti sembra che tale stile possa rientrare nelle categorie da te sopra elencate [“Mi sta sul cpca22o invece chi non ha argomenti, o magari ce li ha anche, però li rafforza aggrappandosi proprio a sviste, errori grammaticali, nomi storpiati (🤣), aspetto fisico, etc, per squalificare un intero pensiero.”]?

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  6. Ma io credo che aldilà di quello che ci raccontano le due propagande, tutte le guerre si capiscono solo qualche anno dopo che sono terminate,e vengono fuori cose che noi adesso non sappiamo.

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  7. “La Turchia fa i propri interessi da sempre e usa la Nato o i rapporti con gli Usa a proprio esclusivo vantaggio.”

    Al contrario di altri, sembra pensare il gen.

    “E non è il solo esempio di stato confusionale di Zelensky.”

    No.

    “Pretende di salvare il mondo dalla fame vendendo granaglie ammuffite a Paesi europei che possono solo destinarle all’alimentazione “non umana”.”

    Ecco, meno male che ogni tanto qualcuno dice come stanno le cose sui famosi cereali ucraini per sfamare l’Africa.

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  8. Come sempre Mini è un passo avanti rispetto ai vari Fabbri, Caracciolo ( ultimamente imbrigliato dalla Gedi), per non parlare degli inviati del Corriere, Cremonesi e Olimpio.

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    • Infatti, chi caxxo è Fabbri, di preciso?

      Ogni tanto spuntano questi ‘giovani esperti’ come i ragazzotti storici di Paolo Mieli, chissà quante ne sapranno quando avranno 60 anni se sono così imparati già adesso.

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  9. Le navi sono cariche di frumento di proprietà per lo più di multinazionali americane, che non lo distribuiranno certo gratis ai poveri dell’Africa.
    Tutti i bei discorsi sui ” morenti per la fame per colpa” di Putin erano per aizzarci contro la Russia, come si può ben constatare ora

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  10. Tanto per chiarire alle zucche senza semi riempite di propaganda e spazzatura

    Le quotazioni del gas alla borsa di Amsterdam tornano a volare: i future con scadenza novembre e dicembre sfondano i 341 euro al megawattora. In Francia i contratti sull’energia elettrica con consegna nel 2023 superano i 1000 euro al megawattora, in Germania sono sopra gli 800 euro. In Italia il prezzo medio per domani è sopra i 700 euro, contro i 500 di una settimana fa
    Ma non preoccupatevi, i nostri politici sono in campagna elettorale e devono smaltire un sacco di pentole e pacchi.

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  11. ””Pretende di salvare il mondo dalla fame vendendo granaglie ammuffite a Paesi europei che possono solo destinarle all’alimentazione “non umana”. Chiede ancora più armi mentre si amplia il traffico clandestino. Dice di difendere Odessa omettendo di ricordare il massacro subito dai suoi cittadini che dimostravano contro il governo instaurato dagli americani. L’Occidente fa bene a non ricordare quanta responsabilità abbia nella genesi e nello sviluppo della guerra, ma non fa bene a dimenticare che ogni parola o atto di Zelensky è una provocazione per la Russia e un insulto all’intelligenza di tutti. A partire dagli stessi ucraini che ricordano bene le sue promesse elettorali del 2019: fine della guerra in Donbass, neutralità ucraina e dialogo con la Russia. Promesse ribadite durante il suo discorso d’insediamento e ritrattate in fretta alla prima minaccia di morte da parte degli estremisti che da allora lo “proteggono”.”’

    Già queste frasi basterebbero per capire una volta per tutte chi è il CLOWN di Kiev.

    Per non parlare del fatto che ha ordinato LUI gli attacchi alla centrale nucleare, alla prigione Azov (eh, Quirico? Chi sarebbe il tribunale di Salò?), ai centri abitati come Donetsk.

    Un criminale a tutto tondo, che l’Occidente coccola come un eroe, un Braveheart che anziché stare in prima linea, fa i servizi su VOGUE.

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