Copione già pronto con esito scontato

(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Caro Marco, so che non mi giudicherai né un pazzo e neppure un irresponsabile (mi conosci troppo bene) se dichiaro di aver fortemente desiderato quanto segue. Primo, che gli osti della Procura generale di Milano e del Quirinale confermassero, come è avvenuto, che il vinello della grazia concessa a Nicole Minetti fosse di eccellente qualità.[…]
Secondo, che la premiata coppia Cipriani avviasse una causa contro il nostro giornale, la più tracotante e temeraria possibile, come del resto nella loro natura (e anche su questo ho ricevuto adeguata soddisfazione).
[…] Quanto alla mia prima “follia” la definirei, piuttosto, un auspicio prevedibile e calcolato, giacché soltanto una davvero cieca (e anche piuttosto stupida) fiducia nelle nostre istituzioni avrebbe potuto farci sperare in un esito diverso della questione. In tal caso, avrei (avremmo) preso atto di una sensazionale novità da parte dei vertici di certa magistratura e della Repubblica: la loro capacità di ripensare a decisioni già prese sulla base di fatti accertati e verificati, che poi sarebbe il senso ultimo della parola giustizia. Così non è stato, perché così non poteva essere. Con simili attori sulla scena, era possibile soltanto una commedia con un copione già scritto, come ampiamente provato. Quanto alle minacce giudiziarie della coppia Cipriani, temerariamente affermo: ben vengano! Se ci sarà un giudice pronto ad ascoltarci (ma anche più di uno, se procederemo all’azione penale per diffamazione contro la Procura generale milanese), e a prendere nota dei fatti (e non delle veline), finalmente tutta la questione sarà sottoposta al pubblico giudizio, e con ampia facoltà di prova e di evidenze testimoniali. Si potrà così riscrivere tutta questa storia, nel rispetto dell’articolo 111 della Costituzione, quello che recita: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti al giudice terzo e imparziale”. Sarà interessante quanto avrà da dire in proposito il presidente della Repubblica, massimo garante della Carta.
[…] Caro Marco, capisco che nel ruolo di azionista e membro del cda del Fatto, il mio atteggiamento potrà apparire perlomeno spericolato. Ma quando, quasi un ventennio fa, fondammo questo giornale, sapevamo che non saremmo rimasti soli nella nostra battaglia di libertà e di indipendenza da tutto ciò che non fosse il frutto delle nostre idee e delle nostre notizie. Infatti, accanto a noi vive e combatte la grande e straordinaria comunità del Fatto Quotidiano, sicuramente indignata per quanto sta accadendo. Anche nella rinuncia ai soldi pubblici, reiterata anno dopo anno (a svariate decine di milioni abbiamo saputo dire: no, grazie) c’era l’orgogliosa rivendicazione della nostra assoluta diversità nei confronti di un’informazione prona al potere, perché tenuta per le palle grazie a quelle elemosine. Non spenderò neppure una virgola per la feccia dattilografa che si è scatenata in queste ore contro di noi. Mentre, come ultima bizzarria, fammi concludere con una frase del grande Tom Wolfe: senza una bella rissa, questo è un mestiere sprecato.
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