
(dagospia.com) – Qualcosa sta finalmente accadendo per chiudere la guerra che da quattro anni semina morte e distruzione in Ucraina e in Russia. Non è un caso che Vladimir Putin abbia risposto alla lettera aperta di Zelensky (“Incontriamoci e poniamo fine alla guerra”), con un conciliante “Venga a Mosca”, invece del solito “vaffa”.
Anche la MEZZA frenata di oggi alla “Davos russa” a San pietroburgo, nella quale lo “zar ha detto che “per ora non c’è alcuna ragione di organizzare un incontro”, suona come una mossa tattica peR non apparire disperato davanti all’opinione pubblica russa
Sia “Mad Vlad”, sia l’ex comico hanno urgentemente bisogno di porre fino al conflitto. L’esercito russo è sfinito dalla stanchezza, le aziende di armi non riescono più a mantenere al massimo livello la produzione di missili e droni ed è scemata la patriottica ad arruolarsi (vedi l’utilizzo di divisione nordcoreane).
Inoltre, Putin deve fronteggiare un pesante dissenso all’interno della nomenklatura politica e militare (“Caro Putin, ma la guerra non doveva durare tre settimane?”).
Sull’altro fronte, oltre ai problemi finanziari e di armamenti, Zelensky non può non tener conto che quattro anni di conflitto hanno riempito i cimiteri ucraini di oltre cinquecentomila morti.
E oggi per il sistema politico globale il conflitto ucraino è passato quasi in secondo piano: è diventata più impellente la guerra portata avanti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran per le conseguenze che stanno sconquassando il sistema economico dei due mondi, con la crisi del commercio mondiale per il blocco di Hormuz e l’aumento dei prezzi del petrolio e dell’energia.
Ma oltre all’urgenza di finirla di Putin e Zelensky c’è da aggiungere quella di Donald Trump. Il Demente della Casa Bianca se non porta a casa, entro il voto di Mid-Term del prossimo novembre, la pace russo-ucraina davvero rischia di perdere oltre la Camera anche il Senato.
Il “Disturbato mentale” a stelle e strisce ha bisogno come il pane di sventolare almeno una bandiera della pace perché nell’altra guerra che lo contrappone all’Iran ha poche speranze di trovare la quadra in un breve periodo.
Se Trump deve agguantare come un salvagente la pace, il suo compare Bibi Netanyahu ha il problema inverso: senza una guerra tra le mani ha poche speranze di vincere le elezioni.
In questo tetris geopolitico si inserisce l’Europa, che prova a conquistarsi un posto al tavolo delle trattative. Ileader di Regno Unito, Francia e Germania Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friederich Merz hanno in programma di riunirsi domenica con il Volodymyr Zelensky per discutere una via per coinvolgere la Russia in negoziati per porre fine alla guerra. E Giorgia Meloni? Non pervenuta.

