I soldi stanziati da Draghi per le armi

(Franco Bechis – veritaeaffari.it) – I governi cadranno pure, ma le guerre non smettono per quello. Deve saperlo bene Mario Draghi, che dal giorno del decreto di scioglimento delle Camere firmato da Sergio Mattarella (21 luglio) a oggi ha trasmesso alle Camere 7 decreti del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, per avviare o completare programmi di armamento.
La spesa non è banale, perché vale la metà del nuovo decreto Aiuti varato con tanta enfasi: 7 miliardi e 328 milioni di euro, sia pure spalmati su più anni. Grazie a quelle somme l’Italia avrà più navi da guerra, più elicotteri, più carri armati, più droni offensivi e più sistemi balistici di intercettazione di missili altrui. Come appunto un paese in guerra vera. A beneficiarne saranno industrie americane, israeliane e in qualche caso anche nazionali. Ma in alcuni di quei decreti i fornitori e perfino i particolari della fornitura sono stati integralmente segretati per questioni di sicurezza nazionale. Ecco come Draghi farà mostrare ancora i muscoli all’Italia.

Decreti criptici

Uno dei decreti piĂą criptici di Guerini ha questo titolo che in effetti a pochi sarĂ  comprensibile: “Approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 4/2022, denominato MQ-9A – Completamento payload – Acquisizione capacitĂ  di ingaggio”. Sono gli stessi micidiali droni utilizzati dagli americani per uccidere all’aeroporto di Baghdad il generale iraniano Qasem Soleimani, capo delle guardie della rivoluzione. Dai velivoli armati, tutti Predator B in assetto modificato MQ9, partirono 4 missili sul corteo delle auto del generale.

I Predator B sono giĂ  in dotazione al 32° stormo dell’Aeronautica militare italiana: droni con apertura alare di 20 metri, possibilitĂ  di volare a media e alta quota a una velocitĂ  che supera i 400 chilometri all’ora. Oggi vengono utilizzati per operazioni di pattugliamento, ricerca ed eventuale soccorso. Con i 168 milioni di euro stanziati dall’ultimo decreto Guerini del 25 luglio verranno trasformati in armi micidiali. Nella scheda del ministero della Difesa si spiega che «l’acquisizione della capacitĂ  di ingaggio da parte degli APR in forza all’Aeronautica militare, in particolare degli assetti MQ-9A, può « rilevarsi determinante per la difesa tempestiva delle truppe a terra mediante la possibilità̀ di procedere ad ingaggi di precisione riducendo di fatto, da un lato, il rischio per le truppe arniche e, dall’altro, il potenziale danno collaterale». La vestizione dei vecchi droni dovrĂ  essere fatta secondo procedura imposta dal governo Usa, ricorrendo all’unico contractor consentito: la ditta Ga-Asi, di Poway, in California.

Le nuove navi militari

Ma è la Marina militare italiana che con i nuovi decreti muoverĂ  piĂą risorse pubbliche. Sempre il 25 luglio, quattro giorni dopo lo scioglimento delle Camere, da Guerini è stato firmato un decreto ministeriale che autorizza la «acquisizione di 12 unitĂ  navali tipo Cacciamine di nuova generazione (CNG) e relativo sostegno tecnico-logistico decennale», che dovranno rinnovare la flotta degli esistenti classe Lerici e Gaeta. Il programma in piĂą anni comporterĂ  un onere complessivo di 2,8 miliardi di euro. Con altri 3,5 miliardi di euro autorizzati ora sempre dal ministero della Difesa per un programma di acquisti che si chiuderĂ  nel 2035 la Marina potrĂ  aggiungere alla sua flotta anche nuovi 8 pattugliatori navali di nuova generazione del tipo OPV (Offshore Patrol Vessel).