Che ansia, questa vacanza

Salvagenti assenti, germi e tende rotte: perché partire? C’è chi in vacanza si rilassa, e si gode persino il viaggio (sono quelli convinti che non conta la destinazione, ma la strada per arrivarci), e chi la vive come un dramma fatto di disguidi, ansie, ossessioni. […]

(DI DANIELA RANIERI – Il Fatto Quotidiano) – C’è chi in vacanza si rilassa, e si gode persino il viaggio (sono quelli convinti che non conta la destinazione, ma la strada per arrivarci), e chi la vive come un dramma fatto di disguidi, ansie, ossessioni. Noi apparteniamo alla seconda categoria: di seguito alcune nevrosi da viaggio.

Abbiamo messo due sveglie a distanza di pochi minuti sul telefono e abbiamo puntato una sveglia analogica per arrivare in aeroporto almeno 3 ore prima. Fila tutto liscio fino al gate, che viene spostato all’ultimo minuto costringendoci a una corsa insieme a quelli arrivati tardi. Appena ci si siede in aereo, si legge sullo schienale davanti: “Mantenere le cinture allacciate quando seduti”; poiché si è individui inclini alla logica, ci si domanda: come si possono tenere allacciate le cinture se ci si alza? L’aporia sintattica non impedisce di avvertire l’accelerazione abnorme dei motori come l’anticipo di un disastro (per fortuna nostri conoscenti ci hanno rassicurato: non è il decollo la fase più pericolosa, ma l’atterraggio, poiché l’aereo potrebbe spezzarsi in due. È un pensiero delicato, ne faremo tesoro).

Poco prima, la hostess ha illustrato le misure di emergenza in caso di depressurizzazione o ammaraggio (sono palliativi psicologici: le istruzioni sono incomprensibili, anche dopo 20 anni di voli). Infiliamo una mano sotto al sedile per vedere se è vero che c’è il giubbotto salvagente. Non sentiamo nulla, solo scocca e plastica; per tutta la durata del volo passeremo il piede sotto il sedile del passeggero davanti per, nel caso, staccarlo e rubarlo a lui (ma abbiamo letto un articolo sui grandi disastri aerei: si contano solo 14 superstiti in tutta la storia dell’aviazione commerciale). Intanto il comandante (con tono frivolo) ricorda di spegnere i cellulari perché potrebbero interferire con la strumentazione di bordo: cioè, la permanenza dell’aereo in volo o la sua caduta sono affidate al senso di responsabilità dei passeggeri.

L’arrivo in hotel non induce al rilassamento. Il concierge ci fornisce la “chiave”, una tessera tipo carta di credito. Naturalmente, appoggiata sul lettore ottico accanto alla porta, non funziona. Poi funziona, misteriosamente; ma l’intervallo in cui la luce diventa verde e la serratura si apre con un cicalino è talmente breve che bisogna ripetere l’operazione più volte sincronizzando i movimenti, prendere al volo la valigia, spingere la porta (tenendo il chip attaccato al lettore), da cui slogatura del polso, schiacciamento delle falangi, lussazione della spalla. Intanto il trolley cammina da solo nel corridoio.

In bagno c’è un bicchiere sul lavandino: ci si mette dentro lo spazzolino, o qualcuno ci beve per sciacquarsi la bocca? È stato lavato bene? Ci sono residui di dentifricio e/o saliva altrui? Nel dubbio, teniamo lo spazzolino nel beauty-case. Invidiamo quella parte di umanità che ignora cosa pulluli sulle maniglie e sui telecomandi degli alberghi.

Si esce per la prima passeggiata: nella hall ci si accorge di aver lasciato la “chiave” in camera. Si notifica l’increscioso incidente al concierge, che attiva una squadra di inservienti, lentissimi, deputati a recuperare una tessera passepartout per farci rientrare a recuperarla, operazione che per quanto ci riguarda si potrebbe anche rimandare al ritorno in hotel, ma che l’hotel stesso ritiene indispensabile sbrigare al momento (temono che siamo dell’Isis e stiamo per consegnare la “chiave” a nostri complici che ci aspettano al bar). L’incidente convalida un nostro antico dubbio: chiunque può entrarci in stanza e frugare nelle nostre valigie. Infatti, quando vi rientriamo ci accorgiamo che le ciabatte sono state spostate, il letto rifatto, gli asciugamani rassettati. Qualcuno ha lasciato piccoli regalini di benvenuto sul comò (cioccolatini d’infima qualità). Andiamo a controllare in bagno: lo spazzolino è stato messo dentro il bicchiere. Perché lo fanno? La notte, consci dell’effrazione avvenuta e delle possibili future, non dormiremo.

Dormire: prima bisogna spegnere le luci, che sono centralizzate. Una pressione sull’interruttore ne fa accendere sei, due pressioni ne spengono due, un abat-jour resiste a ogni combinazione. È un giro lunghissimo, tipo quello degli staffieri per caricare gli orologi del Quirinale. Al buio, la spia dell’allarme antincendio pare la pista di Fiumicino.

Negli alberghi nuovi non s’usano più tapparelle. Una tenda doppia (di tessuto pesante) è ritenuta bastevole dal management a proteggere il sonno degli ospiti. Ma essendo detta tenda, sebbene doppia, troppo stretta, due lame di luce dalle 5.40 di mattina feriscono le palpebre del (non) dormiente. Alla quarta notte, ci si decide a prendere il sonnifero che abbiamo senz’altro messo nel kit dei farmaci: ci sono antibiotici, antispastici, antipiretici, antinfiammatori, antistaminici, digestivi, pomate per contusioni, bende, cerotti, antidoti per morsi di serpenti; ma non sonniferi. La lezione è chiara: l’ansia e il caso sono come Achille e la tartaruga: per quanto possiamo aver allenato la nostra ansia, il caso sarà sempre un passo avanti.

Categorie:Cronaca, Editoriali, Interno

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6 replies

  1. cara DANIELA, siamo proprio di un’altra epoca !!! siamo legittimati a vivere ora ? Io vi lascio tra poco, marmolada, fiumi,invasioni ecc. ho già visto l’inizio del film e mi basta.

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  2. TIN
    Articolo da ombrellone. Ma hai lo stesso stile se concioni di politica: esasperato ed esagerato.Tu non ti godi né godrai mai nulla.
    L’unica osservazione da condividere: il pullulare di microbi su maniglie, telecomandi et. similia. Basta, però, disinfettare. Come ha fatto sempre, anche in tempi prepandemici, un ospite d’albergo minimamente avveduto.

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    • quelli li ho visti anch’io, microbi sule maniglie grandi come arance . Però disinfettare una vikta non basta , bisogna prima igienizzare, poi devirusgizzare, poi intingere tutto nel Lisoform,

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    • quelli li ho visti anch’io, microbi sule maniglie grandi come arance . Però disinfettare una volta non basta , bisogna prima igienizzare, poi devirusgizzare, poi intingere tutto nel Lisoform, naturalmente dopo essersi tutti depilati soprattutto il pube perch si sa che lì si annidano le piattole. Però è bello stare in spiaggia tutti ammucchiati, si socializza molto, ci si indigna tutti quanti sull’ultimo discorso della Meloni: è proprio una pesciarola e a me chi grida mi fa girare i, pardon il francesismo, cabassisi

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    • SI UN BUON LIBRO, UN BUON DISCO , SE E’ IL CASO UN PO’ DI VENTILAZIONE, OGNI TANTO IL SORSO DI UNA BIBITA FRESCA, CHE COSA VUOI DI PIU”?

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