Sciur Draghi tra corte e realtà

(Tommaso Merlo) – Sciur Draghi non serve all’Italia, serve alla corte per galleggiare. La partitocrazia nostrana sa benissimo che questa legislatura è andata in malora e temono per il loro futuro. Tira una brutta aria e con lo sciagurato taglio degli scranni molte onorevoli chiappe rimarranno senza fissa dimora. Molti sono all’ultimo giro di giostra e sarebbe da pazzi sprecare tutti sti mesi di lauto stipendio coi prezzi dello champagne che volano alle stelle. Già, sciur Draghi è l’ultima boa e l’unica vera apocalisse alle porte e quella dei loro deretani. La piaga populista infatti persiste, altro che isterismi passeggeri. Sti stramaledetti cittadini si son messi in testa di cambiare davvero. Pare vogliano una democrazia e perfino un’informazione all’altezza delle loro nuove consapevolezze. E pare sia per questo che non vota e non s’informa più neanche un cane. In parte sabotaggio, in parte igiene mentale. La reputazione di Lorsignori è del resto a livelli pestilenziali e ormai le brioches gliele ritirano dietro. Tira davvero una brutta aria ed è proprio per questo che sciur Draghi e giullari partitocratici vogliono che il fu Movimento rimanga a corte anche se pallottoliere alla mano non serve. Temono che quegli stramaledetti cittadini sotto ai balconi trovino qualcuno che gli dia retta di nuovo col rischio che scoppi un’altra baraonda eversiva come nel 2018. Non sia mai. E chissenefrega del disgusto e della disaffezione generali, il banchetto egoliberista deve continuare perché alternative non ve ne sono. Già. E sta pure funzionando. Da quando il fu Movimento è entrato a corte si è rimangiato talmente tanto che è imploso andando in pezzi. Evviva, i rivoltosi si sono convertiti. Evviva, il pensiero unico trionfa. Poveri illusi. Quello che sciur Draghi e giullari partitocratici non capiscono è che un conto è la corte, un conto la realtà. Il fu Movimento è stato solo un contenitore di certe istanze. Imploso quel contenitore, il suo contenuto di idee e valori rimane intatto nella società ed anzi è maturato negli ultimi anni. Si è ripulito di certe illusioni ed ha appreso dai propri errori. Quel contenuto politico genuino si è solo disperso momentaneamente e in parte si è scoraggiato, ma attende solo che qualcuno gli ridia voce e speranza in modo da esprimersi di nuovo. Quello che sciur Draghi e giullari partitocratici non capiscono è che quella populista non era e non è affatto una piaga e tantomeno isterismo passeggero. Quella populista è stata ed è un genuino sintomo del malcontento dei cittadini rispetto ad una corte partitocratica superata, rispetto ad una democrazia sempre più fasulla perché ostaggio di lobby e baroni e luoghi comuni e rispetto ad un modello egoliberista i cui effetti collaterali si rivelano sempre più devastanti. Con ingiustizie sociali ormai intollerabili e nuove povertà, con crescente disagio sociale ma anche personale, col profitto economico che si sta divorando tutto. Dalla vita delle persone fino a quella del pianeta. Una vera apocalisse, altro che quella dei loro onorevoli deretani. Serve coraggio e scelte forti, serve vero cambiamento e quindi vera politica e vera democrazia. Altro che parrucconi e tromboni egoliberisti d’altri tempi. La corte di sciur Draghi non rispecchia affatto né il voto popolare del 2018, né la nuova realtà sociale e le sue nuove consapevolezze. Arroccata nei palazzi, sbandiera guerre, pandemie e recessioni per spaventare i cittadini e convincerli ad ingurgitare il solito andazzo. Ma quello che sciur Draghi e giullari partitocratici non capiscono è che un conto è la politica, un conto è la storia. Quando maturano nuove consapevolezze personali e quindi sociali, prima o poi trovano sempre un modo per concretizzarsi politicamente che a Lorsignori piaccia oppure no. Loro possono ostacolare un cambiamento che ritengono indigesto, ma non possono fermarlo. E questo più che mai in tempi di democrazia e più che mai in una società sempre più emancipata. Già, un conto è la corte, un conto la realtà. Sti stramaledetti cittadini si son messi in testa di cambiare davvero e prima o poi ci riusciranno. È solo questione di tempo.   

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