Luciano Canfora: “Se il governo cade non sarà una tragedia. Il Colle diluirà la crisi”

“Conte e Draghi sono deboli. E anche Letta ha sbagliato nell’impostare il rapporto coi 5S”. “Non so proprio cosa succederà mercoledì”, dice Luciano Canfora con un sorriso ironico, “ma vorrei rincuorare i giornalisti di quotidiani e talk show, già vestiti a lutto: comunque vada, non sarà una tragedia”. […]

(DI TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – “Non so proprio cosa succederà mercoledì”, dice Luciano Canfora con un sorriso ironico, “ma vorrei rincuorare i giornalisti di quotidiani e talk show, già vestiti a lutto: comunque vada, non sarà una tragedia”.

Non se la sente di fare un pronostico?

È difficile. La difficoltà nasce dalla debolezza dei due protagonisti, Conte e Draghi. Mi rendo conto possa sembrare un giudizio scolastico, ma mi sembrano entrambi inadeguati. Conte è stato un bravo presidente del Consiglio, non lo dico per simpatia politica, ma penso abbia impostato bene la lotta contro il contagio e abbia avuto grandi meriti nell’ottenere dall’Europa i fondi del Pnrr. Però come capo partito è in grande difficoltà: direi quasi imbranato. Capisco che guidare un movimento così caotico non sia stato facile, tra la rivalità con Di Maio e la presenza ingombrante di Grillo, ma se uno vuole fare quel mestiere deve attrezzarsi. Lui ha deluso.

E Draghi?

Anche lui ha mostrato una carenza. Saprà fare bene altre cose, ma non l’uomo politico. Un bravo politico non rompe le righe alla prime difficoltà, non brucia i vascelli alle sue spalle e si lascia sempre un’alternativa da percorrere. Il quadro attuale nasce dalla somma delle debolezze di questi due soggetti, che sono gli attori principali, ma pure gli attori secondari non hanno certo brillato. Alla fine, forse, viste le pressioni di vario tipo, quelle del presidente Mattarella e quelle che arrivano dall’esterno, Draghi potrebbe anche decidere di andare avanti.

Altrimenti sarebbe il caso, più unico che raro, di un premier che se ne va senza essere sfiduciato e con una maggioranza parlamentare.

Di solito il presidente del Consiglio cerca a tutti i costi di restare al suo posto, lui sta tentando a tutti i costi di andarsene. La maggioranza in Parlamento c’è: se siamo sull’orlo del baratro, come dicono tanti osservatori, beh allora forse è il caso che si fermi!

Siamo davvero sull’orlo del baratro? Draghi, in questi 17 mesi, si è meritato una così ampia apertura di credito e di stima?

Non so. Di sicuro attorno alla sua figura c’è stata tanta retorica apologetica, con punte quasi comiche: si ricordi l’articolo sulle statue di De Gasperi e di Einaudi che si inchinano al passaggio del “migliore”. Dopo questa stagione di esaltazione senza limiti, per gli organi di stampa è difficile accettare che se ne vada così: devono piangere per forza, è un obbligo quasi estetico. Io invece vorrei incoraggiarli: non sarebbe un dramma.

Non si perderebbe tempo vitale, in una fase storica così delicata?

Mettiamo che Draghi si rifiuti davvero di andare avanti, una soluzione potrebbe essere sostituirlo con una figura che non crei particolari imbarazzi alle forze politiche della maggioranza. Uno come Daniele Franco. Se invece prendesse forma l’ipotesi considerata più pericolosa – e cioè che il presidente della Repubblica sciogliesse le Camere e indicasse una data per le elezioni – credo si finirebbe per votare verso ottobre. Draghi rimarrebbe in carica per l’ordinaria amministrazione (la storia recente dimostra che non è necessariamente così ‘ordinaria’), solo pochi mesi in meno della durata naturale della legislatura. Eviterei toni apocalittici: Mattarella è un buon democristiano e ha l’esperienza del tessitore, farà in modo di diluire questa crisi.

Molti ferventi democratici vogliono evitare il voto per non favorire la destra.

Cosa cambia? Più va avanti il governo senza Meloni, più Meloni cresce nei consensi.

Intanto il centrosinistra è esploso, almeno nella versione Pd-5S.

Qualche responsabilità ce l’ha anche Enrico Letta, che ha impostato da subito il rapporto con il M5S con pretese di carattere egemonico, urticando e indebolendo i suoi interlocutori. Ora la forza elettorale del Movimento si è molto ridotta: come alleati per il Pd sono meno interessanti. Ma il Pd stesso non sa da che parte girarsi, il campo largo non esiste più.

Chi rappresenterà il mondo del lavoro in crisi?

Per fortuna c’è la Cgil. Un contraccolpo positivo dell’irrigidimento del Cinque Stelle è il fatto che il governo si sia deciso a ricevere e ascoltare i tre sindacati confederali. Sulle loro spalle c’è il destino di una grande massa sociale in sofferenza.

9 replies

  1. Come al solito i vari opinionisti de noantri sono pieni di certezze granitiche senza mai aver provato esperienza alcuna nella gestione, oserei dire, nemmeno di un’assemblea condominiale, figuriamoci se dovessero trovarsi a gestire un movimento così eterogeneo. Ma dall’alto della loro inesperienza sono prodighi di giudizi così tranchant: “imbranato”, “ha deluso”. Vorrei proprio vederli all’opera, sicuramente davanti a certe responsabilità fuggirebbero imbranati quali sono anche nel dare giudizi senza conoscenza.

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  2. La questione è politica non tecnica:
    dove si è mai visto un ministro ‘esaltare’ un provvedimento, invitare il parlamento a votarlo (utilizzando la fiducia) ed… uscire con tutto il suo partito per… non votarlo (non votando così neanche la fiducia)? Suvvia

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  3. “Per fortuna c’è la Cgil. Un contraccolpo positivo dell’irrigidimento del Cinque Stelle è il fatto che il governo si sia deciso a ricevere e ascoltare i tre sindacati confederali. Sulle loro spalle c’è il destino di una grande massa sociale in sofferenza.” : Siamo spacciati.

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    • Eh si quella della CGIL che vigila sulle masse sociali in sofferenza poteva risparmiarsela. Se le masse sociali stanno soffrendo è anche
      colpa dei sindacati.

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  4. Il grandissimo dramma delle elezioni anticipate di cinque mesi.. .La falsità di certi politici come Letta ha dell’incredibile .

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  5. Il problema è che senza i 5stelle il PD perde un bel po’ ( e lasciamo perdere i sondaggi “in chiaro” che sono solo propaganda per chi paga). Inoltre Draghi non ha ancora finito di distribuire i soldi del PNRR.

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  6. ” c’è quarcuno che se crede perché semo TESSITORE
    che si noi famo l’amore che lo famo pe’ scherza’.
    Mattina e sera, ticchetettà
    E fin’ar sabbatu ce tocca lavora’ “

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