(Salvatore Toscano – lindipendente.online) – Carburanti, trasporti, generi alimentari. L’inflazione non fa sconti e pesa sulle famiglie italiane. Sono ormai trascorsi due mesi da quando gli Stati Uniti, di concerto con Israele, hanno deciso di aggredire l’Iran, trascinando il mondo intero in una nuova crisi umanitaria, politica e commerciale. Il Codacons, elaborando gli ultimi dati ISTAT sul rincaro dei prezzi, ha provato a quantificare i danni per l’economia reale italiana. «Un’inflazione al +2,8% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +926 euro annui per la famiglia “tipo” (2 adulti e un figlio, NdR) che sale a +1.279 euro annui per un nucleo con due figli», scrive l’associazione dei consumatori.

Un mese di bombardamenti in Asia Occidentale che non hanno risparmiato i siti energetici e la chiusura (ancora attiva) dello Stretto di Hormuz stanno mettendo a dura prova l’economia mondiale, soprattutto i mercati più dipendenti dalla regione, come quello europeo. Proprio qualche giorno fa, la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen aveva ammesso i costi della guerra all’Iran, quantificandoli in perdite da mezzo miliardo di euro al giorno: «in soli 60 giorni di conflitto la nostra spesa per l’import di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro». Il tutto a beneficio delle multinazionali statunitensi degli idrocarburi, che hanno visto crescere le proprie esportazioni di petrolio verso l’Europa, riproponendo lo schema già visto con la sostituzione del gas russo.

Per quanto riguarda l’Italia, l’ISTAT ha di recente pubblicato i dati sull’inflazione: ad aprile l’indice generale dei prezzi è cresciuto del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’inflazione è trainata dalla risalita dei prezzi energetici e alimentari. «Solo per la spesa alimentare, con i prezzi del comparto che salgono del +3,1% su anno con punte del +6% per i non lavorati, l’aggravio di spesa è pari a +198 euro per la famiglia tipo, +287 euro per quella con due figli», calcola il Codacons. Ci sono poi i rincari per i beni del settore energetico, cresciuti in media dell’8%. L’associazione dei consumatori stima per quest’anno, a parità di consumi, «una stangata media da +926 euro per la famiglia “tipo” che sale a +1.279 euro per un nucleo con due figli». I calcoli sono suscettibili di essere ritoccati al rialzo, in base all’andamento dell’inflazione che rischia di crescere ulteriormente a maggio, vista l’incertezza geopolitica. Con gli stipendi fermi al palo e i prezzi dei beni in aumento, le famiglie potrebbero rivedere nuovamente le proprie abitudini alimentari, diminuendo quantità o qualità del cibo acquistato.

«Le misure messe in campo dal governo non hanno evitato l’impatto devastante della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani», ha chiosato il Codacons, auspicando «la proroga del taglio delle accise fino al termine dell’emergenza, per evitare che i prezzi al dettaglio di beni e servizi salgano ulteriormente devastando i bilanci di milioni di famiglie». Il 30 aprile il governo Meloni ha rinnovato per altre tre settimane il taglio dei 20 centesimi al litro per il diesel, riducendolo invece a 5 centesimi per la benzina che oggi, dopo due anni, supera la quota di 1,9 euro al litro.