Nft: la bolla speculativa ad alto impatto ambientale

(Milena Gabanelli, Martina Pennisi e Alice Scaglioni – corriere.it) – Gli Nft, che sta per non fungible token, vanno di gran moda. Fungibile è un bene facilmente intercambiabile con qualcos’altro: una banconota da 100 euro vale quanto tutte le altre banconote dello stesso tipo, ed è scambiabile con pezzi da 50 e da 10 senza perdere valore. Non fungibile è un bene invece non intercambiabile con qualcos’altro. Il «non fungible token» è l’atto di proprietà e certificazione di autenticità crittografico di un bene unico in forma digitale, garantito da una blockchain, che assolve il compito di registro pubblico digitale. Può essere venduto o acquistato attraverso un marketplace (l’equivalente di un sito di commercio) che usa solo criptovaluta per le transazioni. Di solito l’Ethereum.

L’idea nasce nel mondo dell’arte

Gli Nft sono nati nel 2014 nel mondo dell’arte per bypassare galleristi e case d’aste e vendere direttamente, con la certezza che da ogni passaggio di proprietà l’artista incassi una commissione (generalmente attorno al 10%). E quindi più cresce il valore e più alta sarà la commissione. La prima opera mai battuta sotto forma di Nft è «Everydays: the first 5000 days». L’artista digitale Beeple, ogni giorno per 13 anni, ha creato un’immagine digitale e poi ha raggruppato i 5 mila pezzi in un maxi jpg che è stato venduto all’asta da Christie’s nel 2021 (sul marketplace OpenSea) per ben 69 milioni di dollari.

Gli Nft stanno diventando una fonte di introito per i musei o collezionisti. Per esempio la società Cinello ha associato una riproduzione digitalizzata del tondo Doni di Michelangelo Buonarroti, in serie limitata. L’opera originale analogica e unica è sempre esposta presso Gli Uffizi di Firenze, che ha potuto così intascare un po’ di soldi utili per il museo stesso.

…e poi si è estesa a tutto

Dal mondo dell’arte gli Nft si sono estesi a tutti i campi. La genialata consiste nell’aver messo in moto un meccanismo che crea scarsità e garantisce proprietà e unicità di un bene, materiale o digitale, artistico o non artistico. Nel mondo non digitale c’è scarsità «naturale» e ogni replicazione di un qualsiasi oggetto non digitale costa e non è mai proprio uguale all’originale. Nel mondo digitale invece non è distinguibile l’originale dalla copia, che è quindi disponibile per tutti, senza costi «naturali». Bisognava introdurre «scarsità artificiale» dove esisteva invece abbondanza naturale.

Le tappe per creare, vendere o comprare un Nft

Per creare un account su un marketplace si deve disporre di un wallet (portafogli digitale) e acquistare delle criptovalute in un Exchange, un servizio che consente di cambiare una valuta ufficiale in criptovaluta e viceversa. MetaMask è uno dei cripto-wallet più utilizzati, e OpenSea la piattaforma di marketplace più popolare. Ad ogni tappa si pagano le commissioni, anche salatissime. La criptovaluta più usata per la compravendita di Nft è l’Ethereum.

Le vendite più famose

Vodafone ha venduto all’asta a 107.000 euro il primo sms della storia: “Merry Christmas”. Per renderlo vendibile però hanno dovuto inventarsi un artificio che ha consentito la materializzazione di un contenuto digitale. Mick Jagger l’Nft di un’opera grafica accoppiata a 30 secondi della canzone Eazy Sleazy. Ma nei marketplace troviamo anche oggetti digitali legati a un evento, un’idea, un brand: la prima pagina del Corriere della Sera in occasione dello sbarco sulla luna, il logo del comune di Roma per la candidatura all’expo internazionale, il trentesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone. Sono stati venduti Nft in occasione di eventi sportivi, anche con valenza di biglietto di ingresso. Binance, che è il più grande cripto exhange al mondo per volumi di affari, ha siglato un accordo con Cristiano Ronaldo per la promozione di Nft.

Nike e Adidas quando sfornano un nuovo modello di scarpe vi associano un Nft. Ti compri le scarpe fisiche e quelle virtuali. Con quelle fisiche vai a spasso nel mondo reale, con quelle virtuali nel Metaverso e puoi farlo solo tu (e i pochi altri che han pagato una fortuna per quegli Nft). Insomma una nuova frontiera che sta seducendo i giovani, i collezionisti, gli artisti. Tutti attratti dalla possibilità di fare business senza intermediari di mezzo. Nella realtà la mediazione si è solo spostata dai mediatori tradizionali (case d’asta, galleristi) alle piattaforme, e ad una lunga lista di nuovi soggetti. Vediamo.

La disintermediazione e conservazione dati

La criptovaluta bypassa gli Stati che emettono moneta, e le banche da cui passano le transazioni. La garanzia la assicura la blockchain, e il possesso della criptovaluta è determinato da una lunga stringa crittografica che il detentore deve conservare in luogo sicuro. Se la perde, nessuno mai in alcun modo sarà in grado di recuperarla sulla blockchain e dunque la disponibilità della criptovaluta che ha nel suo borsellino digitale è perduta per sempre. Si calcola che oltre il 20% della criptovaluta esistente non sia più esigibile perché il possessore ha perso le sue credenziali, o se le è portate con sè passando a miglior vita.

I nuovi mediatori

Attorno agli Nft sono nati nuovi intermediari: società di comunicazione, di consulenza o esperti che consigliano chi vuol fare un Nft ul come farlo, su «cosa» farlo, come lanciarlo. E’ bene sapere che l’Nft prima viene lanciato (drop), e solo quando qualcuno lo acquista verrà coniato e finirà sulla blockchain. Poiché c’è una autentica frenesia sull’acquisto di NFT, alcuni siti forniscono anche dei consigli sui comportamenti da tenere in occasione di un «lancio», tipo: «Evita i lanci che non stanno dentro al tuo budget», oppure: «Evita di comprare lanci solo perché costano poco».

Se un artista è sconosciuto, senza un congruo «battage d’immagine», il suo NFT resterà morto e non acquistato sul market place dove lo ha creato, esattamente come accade al quadro di un artista sconosciuto. E poi i file digitali a cui associare gli Nft qualcuno deve pur farli. Fiverr è una agenzia di servizi che ha reclutato gli artisti per realizzare alcune opere a cui poi è stato associato un Nft venduto a cifre astronomiche; di fatto però questi artisti sono stati pagati pochi euro per realizzarne alcune parti, e a loro non andrà nulla delle vendite. Chi compra invece cosa ha in mano? Nulla di fisico, ma la proprietà digitale di una copia digitale. E quanto dura nel tempo un Nft? Perché il mondo digitale è fatto di software e hardware che invecchiano velocemente.

Il diritto d’autore

Tutti possono fare Nft su qualunque cosa e su chiunque, ma per cedere i diritti di qualcosa bisogna detenerli. Un ortopedico dell’ospedale George Pompidou di Parigi ha messo in vendita l’Nft della radiografia di una donna ferita al BataclanLa diretta interessata lo ha denunciato, l’ospedale sta portando il medico in tribunale, e la piattaforma che lo aveva messo in vendita con una valutazione di 2.700 dollari in Ethereum l’ha ritirato. Hermes invece ha fatto causa all’ artista digitale Mason Rothscild per avere creato a insaputa di Hermes un NFT sulle borse «Birkin». Il percorso legale però è assai lungo e le cause sono molto difficili da vincere perché il mondo degli Nft è internazionale, e il quadro giuridico che li regola non è stato definito. Intanto chi ha comprato la versione digitale delle borse Birkin e ha speso dai 4 ai 40.000 dollari (a seconda del modello) non può certo sperare di rivenderle.

La truffa sguazza nella fuffa

La più grande piattaforma Nft con migliaia di utenti, OpenSea, ha dovuto sospendere per un periodo tutte le vendite, dopo che il proprietario della collezione di Nft «scimmie annoiate» ne ha denunciato il furto: valore 2,2 milioni di dollari. Ed esplode la questione della sicurezza di queste piattaforme. Gli Nft plagiati, falsi o spam sono così tanti che anche la piattaforma Cent è stata costretta per un po’ a premere il pulsante «pausa». Le autorità fiscali britanniche invece hanno sequestrato per la prima volta tre Nft come parte di un caso di frode Iva per 1,4 milioni di sterline attraverso account e identità false , e lanciano un allarme: «la grande pubblicità che ruota attorno a questo trading online attrae un grande numero di investitori inesperti». Investitori che non prendono fregature solo con gli Nft: dal rapporto di Chainalysis nel 2021 le false piattaforme che vendono criptovaluta hanno rubato 14 miliardi di dollari. Sempre secondo l’azienda di ricerca Chainalysis nel 2021 il mercato degli Nft si è aggirato intorno ai 44 miliardi di dollari.

Un mercato che si nutre di una frenesia collettiva e di cui pochi conoscono i meccanismi. A questo proposito molto istruttivo il racconto di Flavio Bini su Repubblica. L’unica certezza è che si tratta di uno strumento speculativo dove qualcuno diventa ricchissimo e molti altri resteranno con il cerino in mano. Nel mentre c’è un costo che stiamo pagando tutti: quello ambientale.

Impatto ambientale di un Nft dalla nascita alla vendita

È noto che la produzione di criptovaluta consuma tantissima energia elettrica (migliaia di maxi computer che lavorano giorno e notte). Ma ne consuma anche la blockchain su cui stanno gli Nft. Polygon è una delle blockchain su cui finiscono gli Nft emessi in Ethereum, ed è considerata la più sostenibile. Il 3 febbario 2022 è – stato calcolato da Digiconomist – che realizza l’Ethereum consumption index – che i 3,7 milioni di transazioni Polygon hanno determinato 1.598 ton di CO2, vale a dire 430 grammi a transazione, 2100 volte in più le previsioni. Tant’è che il WWF ha sospeso la sua campagna di foundrising su Polygon. In un anno gli Ethereum consumano più di 50TWh di energia elettrica (quanto il Portogallo) e producono 32 MtCO2 equivalente.

É vero che nel mondo legato ad Ethereum e alla blockchain su cui gira «Polygon» stanno lavorando per renderla meno energivora, ma al momento l’impronta di carbonio degli Ethereum è analoga a quella di Bitcoin. Una singola transazione corrisponde al consumo di elettricità per 4 giorni di una famiglia americana media. E’ vero che il marketplace CleanNfts usa una tecnologia meno impattante, ma è una realtà così piccola che non è signficativa come volume d’affari.

É interessante vedere come l’attività di mining, cioè tutto il processo per creare nuove unità di criptomoneta e per validare le transazioni sulla blokchain, sia cambiata nell’ultimo anno.

Prima il grosso dell’attività avveniva in Cina, dove l’elettricità usata era quella prodotta con il carbone e a più basso costo. Poi la Cina le ha vietate. Nella mappa mondiale del mining aggiornata a gennaio 2022 si vede che dalla Cina le attività si sono spostate in Kazakistan e da maggio 2021 negli Usa.

Ha collaborato Giovanna Sissa – professore presso la scuola di Dottorato STIET dell’Università di Genova

dataroom@rcs.it

1 reply

  1. tante parole su questo argomento tante a favore, o comunque descrittive dell’interessante fenomeno culturale finanziario ( il che fa comodo comunque a tutti, a chi ne parla e a chi è, a vario titolo, nel business), poche critiche che però si dilungano senza arrivare al punto: stanno vendendo i terreni della Luna o i nomi delle stelle (per i più giovani, già fatte entrambe le cose anni fa)

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