I Miserabili (2)

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – C’è stato un tempo nel quale i pensatori raccomandavano ai padroni delle ferriere di pagare dignitosamente gli operai e ai principi di non esagerare con tasse e balzelli, perché lavoratori e cittadini appagati e sazi sono più redditizi, producono meglio e di più, sopportano qualche umiliazione compensata da straordinari e mance. È passato molto tempo da allora: anche senza scomodare i fantasmi di Olivetti o di altri imprenditori illuminati che sognavano di realizzare le loro utopie in odor di socialismo, da anni ormai sono l’avidità e la smania bulimica di accumulazione a farla da padrone. Industriali e manager fanno a gara per guadagnarsi i record dello sfruttamento speculativo, una volta assaggiato il dolce sapore dei proventi azionari facili e delle fiche della roulette globale, e si vanno un vanto per l’incremento del gruzzolo e per gli oculati risparmi di risorse che avrebbero dovuto investire in sicurezza, innovazione e salari congrui.

Se qualcuno si domanda quale pervicace volontà ispira la pratica di umiliare i cittadini, la determinazione a ridurre diritti e garanzie, la tenacia con la quale si pretendono rinunce e sacrifici in cambio di una democrazia formale dietro la quale si consumano soprusi e   si moltiplicano disuguaglianze sempre più profonde e insanabili, una delle risposte può consistere nella convinzione dell’oligarchia che sono superiori  e più fertili i margini di manovra, intimidazione e ricatto esercitati nei confronti di gente depredata di tutto, più fecondi di profitto, e che lo stato di necessità ha come effetto quello di far sembrare la libertà un optional, del quale ci si  può privare se è compensato da standard minimi di sopravvivenza, da tutele concesse dalle élite che pensano per noi, per la nostra salute, per il mantenimento di un ordine pubblico che  mette ai margini potenziali rischi di destabilizzazione.

È servita a questo la demolizione dello spirito di comunità, la dissoluzione di ogni principio di coesione e solidarietà, incompatibili con i valori forti capisaldi del neoliberismo: competitività, concorrenza, meritocrazia, arroccamento nelle mediocri tane ancora permesse come premio fedeltà a chi dimostra la volontà di uniformarsi e obbedire.

Ma c’è dell’altro: le etnie dell’impero occidentale hanno perso il loro appeal di clienti, acquirenti e perfino utenti,  per far posto ad altri bacini di  compratori e a altri mercati.  Se da cittadini ed elettori eravamo stati promossi a consumatori compulsivi, ora il destino segnato è quello di diventare dati da sfruttare, far circolare, rivendere per arricchire le nuove economie delle piattaforme e favorire il business del controllo sociale. Ormai impoveriti, tartassati, dissanguati come cespite per grandi operazioni speculative, sanitarie o belliche, siamo estromessi dal mercato. Salvo che da quello dei doveri, delle responsabilità e delle colpe, come dimostra la campagna contro gli sprechi organizzata per attribuire ai cittadini i danni della siccità combinata con le nefaste conseguenze di privatizzazioni che hanno innalzato i costi, abbassato la qualità e la quantità della risorse erogata, determinato un sistema perverso clientelare che ha sviluppato gli aspetti più aberranti della “cultura” del marketing, concorrenza spietata, voto di scambio e corruzione, opacità.

La regressione dello Stato a operatore commerciale assoggettato alle regole dei più spregiudicati soggetti ha ridotto lo spazio pubblico, costringendo enti, aziende di servizio, a piegarsi ai canoni che ispirano l’azione dei soggetti privati. Insieme all’obsolescenza accelerata che è stata inferta ai beni di consumo durevoli, è stato dato luogo a un modello di mercificazione effimero, precario come il nostro lavoro, atrofico e dunque adeguato alla retrocessione dei nostri desideri e delle nostre aspettative in capricci incompatibili con lo status di cattivi pagatori. La riduzione a merce della vita sociale non è bastata però a salvare il modello di “sviluppo” dalla stagnazione che ha assunto dei tratti di vero e proprio cupio dissolvi. E se ha ottenuto il risultato di sostenere e premiare le pressioni del capitale di investimento per la privatizzazione di servizi fino a allora offerti “pubblicamente”, telecomunicazioni e informazione, persuadendo la collettività che si trattava di “prodotti” antiquati e non rispondenti alle esigenze della clientela,  l’unico effetto positivo a fronte del rincaro dei costi, della progressiva perdita di qualità dell’offerta, fisiologico ma favorito dalla volontà di  dimostrare che non c’è alternativa praticabile all’efficienza e efficacia delle performance private è rappresentato dalle fortune degli imprenditori della comunicazione  e dell’intrattenimento di massa, da  Murdoch a Berlusconi.

Uno degli aspetti peculiari del loro successo è costituto da un pilastro portante della loro propaganda, l’offerta cioè di prodotti sempre più personalizzati, calibrati su aspettative, esigenze e bisogni individuali, identificati grazie alle pratiche di sorveglianza e controllo sociale applicate alle scelte commerciali e di consumo, intercettate grazie all’invasività della vigilanza sulle “preferenze” della clientela. Si tratti dei consumatori dei digiuni eccellenti attovagliati nell’isola dei famosi, di personale politico che decreta la sua affermazione mutuando attitudini e comportamenti degli influencer, della accettazione di gerarchie di bisogni e garanzie che ha permesso la demolizione dell’edificio dei diritti fondamentali che si credevano inalienabili, per promuovere la loro “sostituzione” con concessioni arbitrarie, tolleranza superficiale e di facciata che non compromette gli equilibri disuguali dell’organizzazione di classe.

Pare però che abbiano tirato troppo la corda, che dovremmo impiegare con finalità sociali superiori.

L’accanimento con il quale l’oligarchia pensa di aver compiuto la sua missione distruttiva potrebbe rappresentare la causa della loro stessa rovina, se l’imposizione di sacrifici immotivati, l’obbligo morale intimato per la manutenzione del suo dominio criminale, stanno, sia pure lentamente, dimostrando  la sua debolezza della quale, mortificati, impoveriti, defraudati, dobbiamo approfittare per ristabilire antichi confini tra quello che è legale e quello che è illegittimo, tra giusto e ingiusto, tra Bene, nostro, e Male, il loro con il quale possiamo aspirare ad avvelenarli, soffocarli, spazzarli via. 

2 replies

  1. Due sono le strade per un cambiamento “Civico”.
    La 1° e’ aspettare che giunga gente illuminata al governo del Mondo e, quindi fermi e immobili in attesa.
    La 2 ° opzione, per me la via maestra, e’ che si formi una “SOCITA’ CIVILE”, critica informata e appassionata, che consapevolmente chiede e controlla. Costa fatica, ma la struttura che scaturisce e’ enormemente piu’ solida e duratura.
    Grazie Anna, per la sua bella e triste analisi

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  2. Segnalo, giacché si lega perfettamente:
    https://www.pressenza.com/it/2022/06/che-cosa-e-successo-al-vertice-delle-americhe/

    Che cosa è successo al Vertice delle Americhe?

    19.06.22 – Santiago del Cile – Margarita Labarca Goddard
    Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Tedesco

    presidencia.cl
    (Foto di presidencia.cl)
    Ai Vertici delle Americhe partecipano normalmente 35 Paesi membri dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani). A Biden è andata male a questo IX Vertice, che si è tenuto a Los Angeles, in California, perché non c’erano tutte le Americhe, visto che vi hanno partecipato solo 27 capi di Stato. Otto capi erano assenti, o perché non invitati o perché non gradivano l’esclusione di altri. Molti, tra cui Argentina e Cile, si sono recati al vertice, ma hanno sostenuto che tutti dovrebbero essere invitati. Cinque dei governi assenti hanno inviato solo i loro Ministri degli Esteri, come il Messico, che ha dato il tono in questa occasione.

    Biden e sua moglie hanno salutato i Presidenti e le loro mogli, alcuni molto eleganti, altri meno. Ho visto Boric quasi per ultimo, molto sorridente, ma era solo, non ha portato la sua compagna. In questi incontri quasi tutti si abbracciavano, nessuno indossava mascherine.

    È iniziato uno spettacolo video in cui sono apparsi molti bambini, alcuni piccoli e altri adolescenti, di tutti i colori, prevalentemente neri e indigeni, che hanno salutato gli ospiti e a un certo punto hanno raccontato qual è la montagna più alta d’America, il fiume più lungo e così via.

    La vicepresidente Kamala Harris ha detto qualche parola prima dell’inizio dello spettacolo. Tra l’altro, Kamala ha deluso molti perché si pensava che avrebbe presto sostituito Biden, che a causa della sua età non sarebbe stato in grado di sostenere l’incarico. Inoltre le posizioni da lei assunte finora non sono stato certo di Kamala sinistra.

    Lo spettacolo è andato avanti come un tipico show americano, forse inappropriato per un importante evento politico. Molti si aspettavano qualcosa di solenne, un’orchestra eccellente, la Filarmonica di New York per esempio, che suonasse l’Inno alla Gioia o qualcosa del genere. Ma no, è stato uno spettacolo festoso tipo Las Vegas, mentre i presidenti d’America guardavano stupiti.

    Il discorso di apertura è stato pronunciato dal Presidente del Perù, Don Pedro Castillo, che è apparso molto felice e grato per l’opportunità offertagli, dato che il precedente vertice si era tenuto in Perù. Erano solo parole gentili, non una parola di critica, ma doveva per forza essere così?

    Poi Biden ha parlato dando il via all’evento. Non ha detto nulla di nuovo, un discorso standard di benvenuto, e si è rammaricato che non tutti i capi di governo invitati fossero presenti. Ha aggiunto che “la democrazia è l’ingrediente essenziale per il futuro delle Americhe” e ha affermato che “la democrazia è sotto attacco in tutto il mondo e dunque dobbiamo riunirci di nuovo per riaffermarla”.

    Naturalmente, non ha spiegato che coloro che hanno sempre attentato alla democrazia nel mondo sono gli americani. Noi cileni lo sappiamo bene perché lo abbiamo sperimentato.

    Oltre ai problemi economici, ha aggiunto le questioni della sicurezza alimentare, per la quale gli Stati Uniti forniranno con un misero contributo di 300 milioni di dollari; del clima, compresa un’iniziativa nei Caraibi; della salute, per la quale saranno formati 500.000 operatori sanitari nelle Americhe; e della migrazione, per la quale sarà presentata una Dichiarazione.

    Ovviamente questo impegno sulle migrazioni ha poco valore quando i presidenti dei Paesi fondamentali in materia, perché sono quelli da cui arriva il maggior numero di migranti (Honduras, Guatemala e Messico), non hanno partecipato al vertice.

    CILE

    Tutti i Presidenti dovevano tenere un discorso di apertura all’Assemblea. Gabriel Boric ha ricordato l’impegno del Cile per i diritti umani e ha parlato della guerra in Ucraina, che ha causato problemi economici a tutti i nostri popoli. Quest’ultimo argomento mi è sembrato fuori luogo perché nessuno degli altri leader ne ha parlato.

    Boric ha poi criticato la decisione degli Stati Uniti di escludere Venezuela, Cuba e Nicaragua dall’evento, affermando che “siamo qui per dialogare, per ascoltare, ed è per questo che abbiamo la più profonda convinzione che, affinché questo funzioni davvero, non ci possono essere esclusioni. Dovremmo essere tutti qui e invece non è così”.

    Ha parlato anche delle sue convinzioni femministe, della lotta del suo governo contro le disuguaglianze, dell’inclusione delle culture e delle lingue indigene e della nuova Costituzione in fase di elaborazione. Non c’era nulla di molto originale nel suo discorso, ma si è messo alla pari con la maggior parte dei presenti, che hanno detto più o meno le stesse cose sul fatto che non ci dovrebbero essere esclusioni.

    MESSICO

    Nella sua prima apparizione al vertice, il Ministro degli Esteri Marcelo Ebrard, che è stato la star di questo incontro, ha dichiarato che l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) è un organismo superato di fronte a una realtà che richiede “l’ingresso in una nuova fase delle relazioni dei Paesi delle Americhe, e la ricerca di una vera e propria unione a beneficio di tutti”.

    Ebrard ha continuato dicendo che è incredibile che a questo punto continuiamo a vedere blocchi, embarghi e sanzioni contro Cuba e Venezuela, anche durante la pandemia, contraddicendo il diritto internazionale e gli obiettivi che ci animano nella regione. Ha concluso affermando che l’assenza di López Obrador al vertice delle Americhe manifesta un disaccordo rispettoso.

    ARGENTINA

    Nel suo discorso di apertura, il presidente argentino Alberto Fernández, intervenuto anche in qualità di presidente della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (Celac), ha affermato che l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) va ristrutturata se vuole tornare ad essere un organismo di riferimento. E ha aggiunto una verità finora tenuta nascosta, ossia che l’OSA è stata usata “come un gendarme che ha facilitato un colpo di Stato in Bolivia”.

    , naturalmente ha criticato il fatto che non tutti siano stati invitati e ha menzionato il blocco che Cuba sopporta “da più di sei decenni, un prodotto degli anni della Guerra Fredda e quello subito dal Venezuela, mentre la pandemia che devasta l’umanità porta via milioni di vite”. In breve, uno dei discorsi migliori e più coraggiosi.

    INCONTRI PARZIALI O BILATERALI

    Oltre agli interventi di merito in Assemblea, ci sono stati incontri parziali e bilaterali e varie interviste. In uno di questi incontri collaterali, Gabriel Boric ha difeso appassionatamente gli oceani come strumento per affrontare le tre principali crisi che affliggono il mondo di oggi: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e il deterioramento degli oceani. È stato un discorso molto bello, come è solito fare.

    Ma qui c’è stata una gaffe, perché ha detto che grandi Paesi come l’India, gli Stati Uniti e altri non partecipano a questa lotta, scoprendo poi che il rappresentante degli Stati Uniti era seduto accanto a lui. Forse il discorso è stato rivisto in Cile e i responsabili sono altri, ma questa gente commette troppe gaffe e non può continuare così all’infinito.

    CONCLUSIONI

    Vari analisti interpretano l’assenza di diversi presidenti al vertice come un riflesso del declino della leadership statunitense in America Latina. Il venezuelano Guaidó non è stato invitato: che senso avrebbe avuto, visto che non ha accesso al petrolio? “Penso che non abbiano una visione dell’America Latina”, ha dichiarato in un’intervista alla BBC il presidente dell’Uruguay Lacalle Pou, che non ha partecipato al vertice perché malato.

    Biden non è riuscito a evitare che l’esclusione di Cuba, Venezuela e Nicaragua diventasse uno dei temi principali dell’evento. Questo ha portato molti analisti a considerare il vertice un completo fallimento. Ad esempio, il presidente del Council on Foreign Relations (CFR) ha twittato qualcosa del genere: Il Vertice delle Americhe è un autogol diplomatico, gli Stati Uniti non hanno proposte valide. L’incontro si è incentrato su chi è stato invitato e chi no.

    SORPRESA FINALE

    Prima dell’evento il quotidiano cileno El Mercurio si è chiesto se il Presidente Boric potesse partecipare al vertice, perché un membro del suo entourage che viaggiava sullo stesso aereo era risultato positivo al covid e quindi Boric avrebbe potuto essere contagioso. Fake news o no? Non lo sappiamo, ma Boric ha partecipato a tutto, senza mascherine o altre precauzioni.

    Traduzione dallo spagnolo di Thomas Schmid. Revisione di Anna Polo.

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