Il padre: “Hanno visto che eravamo una famiglia”. Secondo il suo racconto, il militare si trovava a circa dieci metri di distanza dal veicolo

(lespresso.it) – Un neonato palestinese di sette mesi è morto dopo essere stato colpito dal fuoco dell’esercito israeliano a Hebron, nel Sud della Cisgiordania. L’episodio è avvenuto il 5 giugno e ha dato origine a un’indagine interna delle Forze di difesa israeliane (Idf). Secondo la ricostruzione inizialmente fornita dall’esercito, i soldati hanno aperto il fuoco contro un’automobile che stava accelerando nella loro direzione. A bordo del veicolo viaggiava una famiglia palestinese. Il bambino è stato colpito mortalmente, mentre il padre è rimasto ferito.
In una successiva comunicazione, l’Idf ha riferito che una verifica preliminare ha stabilito che le persone raggiunte dai colpi erano “civili non coinvolti”. L’esercito ha espresso “profondo rammarico” per l’accaduto e ha annunciato che il caso sarà esaminato dalle autorità competenti.
La versione fornita dalla famiglia palestinese è però diversa da quella resa nota inizialmente dai militari. In dichiarazioni rilasciate al quotidiano Haaretz, il padre del bambino ha affermato che l’auto si era fermata completamente prima che il soldato aprisse il fuoco. Secondo il suo racconto, il militare si trovava a circa dieci metri di distanza dal veicolo e avrebbe avuto piena visibilità degli occupanti. “Ha visto me, ha visto mia moglie e i bambini. Non si può dire che non si sia accorto che eravamo una famiglia”, ha dichiarato. Le autorità israeliane non hanno diffuso ulteriori dettagli sulla dinamica dell’episodio né sull’identità del soldato coinvolto.
Pare che la famiglia non fosse tutta sorridente e allora è scattata la difesa preventiva!
Povera gente!
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