Ubi Maio. La lotta tra Di Maio e Conte risveglia gli appetiti sul M5s

Il braccio di ferro tra Conte e il ministro degli Esteri ormai è insanabile. Così intorno a quel che resta del M5s iniziano a muoversi gli appetiti delle altre forze politiche. L’ex premier ha in mano il simbolo, mentre l’ex capo politico corteggiato da Toti guarda con interesse a Sala.

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – La posizione ufficiale è sempre la solita: nessuna scissione, solo dialettica interna, e così via. Ma dietro le rassicurazioni pubbliche, la rottura del Movimento 5 stelle sembra davvero insanabile: nemmeno il più incallito ottimista pensa che tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio possa esserci un nuovo compromesso. Così intorno a quel che resta dei pentastellati, iniziano a muoversi gli appetiti delle altre forze politiche.

Conte e Di Maio alla resa dei conti

C’è infatti chi, come i centristi, vuole cercare di rafforzare le proprie ambizioni, ma d’altra parte – su tutti il Pd – c’è chi vive l’evoluzione dei fatti con preoccupazione. Il quadro è molto fluido, certo. Ma le parole di Di Maio sul risultato delle Amministrative e sul collocamento internazionale hanno rimesso in agenda quel che era in programma da tempo: il braccio di ferro con Conte. Con la guerra in Ucraina tutto è finito in stand-by. «Di Maio non lascerà il Movimento che ha contribuito a fondare. Non accetterà di andarsene», sostiene un fedelissimo del ministro degli Esteri. E se i numeri dessero ragione al presidente in carica del M5s? «A quel punto la scissione la farebbe Conte», è la tesi. Un modo contorto per sostenere comunque che Di Maio dovrebbe sloggiare, perché l’avvocato di Volturara Appula avrebbe diritto a detenere il simbolo.

La lotta tra Di Maio e Conte risveglia gli appetiti sul M5s

Di Maio corteggiato da Toti guarda con interesse ai progetti di Sala

Così il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che da poco ha fondato il movimento Italia al Centro, è pronto a intensificare il corteggiamento del ministro degli Esteri. Nei mesi scorsi c’era stata qualche interlocuzione, ma l’ex capo politico del Movimento aveva declinato, preferendo proseguire la battaglia interna ai 5 stelle. Con lo sfaldamento di Coraggio Italia, il partito che metteva insieme il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e il governatore ligure, le ambizioni totiane hanno ripreso quota. E Di Maio sarebbe accolto a braccia aperte. Tuttavia, c’è un altro sommovimento politico che al ministro degli Esteri potrebbe risultare ancora più gradito: quello che vedrebbe il sindaco di Milano, Beppe Sala, promotore di un partito a trazione ecologista che includa anche forze liberali e moderate. Tra i due c’è stato un confronto personale a New York, con tanto di tweet a certificare il faccia a faccia. L’iniziativa deve prendere ancora una fisionomia precisa. Anche se qualcuno scommette che l’eventuale uscita di Di Maio potrebbe rappresentare un’accelerazione sulla nascita del nuovo partito.

Di sicuro non è immaginabile il dialogo con i centristi di Italia Viva e di Azione: Matteo Renzi e Carlo Calenda hanno basato la loro ragione sociale, politica, proprio sull’anti-grillismo. E sugli sfottò a chi ha guidato i 5 stelle per anni. Poco quotata, infine, l’opzione di mettersi in proprio, magari affidando la macchina organizzativa all’ex ministro, Vincenzo Spadafora. L’operazione avrebbe un coefficiente di rischio troppo elevato.

La lotta tra Di Maio e Conte risveglia gli appetiti sul M5s

Conte potrebbe riaccogliere Di Battista

E cosa accadrà nel Movimento, quando a un certo punto Di Maio dovrà prendere atto dell’impossibile coesistenza? Per Conte sarò una liberazione, togliendo di dosso l’ingombrante ombra del predecessore. E di conseguenza, come temono nel Pd, potrebbe sganciarsi dal governo in maniera quasi indolore. I suoi fedelissimi ripetono in continuazione che il sostegno a Mario Draghi ha causato la perdita dei voti e in molti iniziano a pensare che la vicinanza al Pd sia deleteria. In pratica una linea assimilabile a quella di Alessandro Di Battista. L’addio di Di Maio sarebbe proprio il lasciapassare per il rientro di Dibba. Con il tentativo del Movimento di tornare alle origini, alla lotta contro la Casta, i poteri forti e tutto l’armamentario del grillismo della prima ora. E, in tutto questo, Beppe Grillo cosa fa? «Grillo chi?», ironizza con Tag43 un parlamentare, lasciando intendere che il co-fondatore è sempre più lontano dalla sua creatura. Così, accantonato il sorriso per la battuta, il parlamentare torna serio: «Ormai è rassegnato e lascia fare a Conte, non vuole più grattacapi. Anche se, va detto oggi, aveva ragione a giudicare l’ex premier inadeguato alla guida del Movimento».

Occhi puntati su Fico, tra la questione dei due mandati e le sirene della sinistra

C’è un altro fronte non meno importante destinato ad aprirsi: quello del presidente della Camera, Roberto Fico, interessato dalla questione dei due mandati, insieme agli uomini a lui più vicini. La terza carica dello Stato è uno spettatore più che interessato alla vicenda. Al momento è sintonizzato sul supporto alla leadership di Conte, che potrebbe garantirgli una deroga più facile da giustificare. «Ha ricoperto un ruolo istituzionale, il terzo mandato potrebbe essere spiegato senza troppi problemi», sostiene una fonte interna. D’altra parte la figura di Fico suscita molta attenzione. È stimato dalla sinistra del Pd, che lo accoglierebbe molto volentieri. Ancora di più, farebbe la sinistra radicale, area politica da cui il presidente della Camera proviene. La stima di Nicola Fratoianni nei suoi confronti è storia nota, l’arrivo di un profilo esterno, molto mediatico, sarebbe una boccata di ossigeno. Prima di qualsiasi conclusione, però, occorre attendere il big bang del Movimento. Perché potrebbe riservare sorprese a frotte.

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2 replies

  1. Cioé, fatemi capire: siamo in GUERRA in Ucraina e Di Maio pensa alla SUA carriera e agli equilibrismi per sostenere il peggior governo mai avuto dall’Italia?

    Ma rendiamoci conto.

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