Quel ragazzo solo contro il regime comunista

(Marcello Veneziani) – Come oggi, trentatré anni fa un ragazzo nella piazza Tienanmen sfidò i carri armati cinesi. Non fu un atto d’incoscienza perché il giorno prima il regime comunista cinese aveva già represso nel sangue la rivolta. Quindi sapeva a cosa sarebbe andato incontro. Quando rivedo quel ragazzo con due buste in mano e la camicia bianca che si mette davanti ai mostri in marcia e si sposta appena i cigolati mutano direzione e offre la sua vita inerme alla loro meccanica ferocia, penso alla nostra idea di libertà individuale. Il singolo contro il Sistema.

Ci siamo abituati a pensare alla libertà come valore assoluto e a riconoscerla nel diritto di fare tutto quel che vogliamo, perfino cambiar sesso, esibire i nostri gusti, fare i nostri comodi, liberarsi da limiti e confini, libero mercato e gl’individui liberi da ogni legame, fedeltà e ogni appartenenza. Ma questi sono modi pratici di vivere la libertà, non sono la libertà come dignità. La libertà diventa valore quando offri te stesso per affermarla: lui che sfida i draghi non ci mette solo la faccia ma la vita, con tutta l’anima e il corpo. Quella è la libertà che merita onore, che è valore assoluto e principio di civiltà. Le altre sono, più modestamente, le libertà. Il ragazzo di Tienanmen finì in carcere e poi in un manicomio, c’è chi dice che fu ucciso, non si sa come sia finito. Ebbe un destino persino peggiore di Jan Palach. Fu cancellato. Lui così fragile, forte solo delle sue gambe, della sua posizione eretta, del suo sguardo fiero, contro la ferocia impersonale di un carro armato. E dire che il fotoreporter americano quando lui entrò nel suo obbiettivo disse: “Quel tipo lì in mezzo mi rovina la scena”. Non capì che era lui la scena, era lui il simbolo. Era lui il punto luce della storia e dell’umana dignità.

24 replies

  1. Intellettuale postfascistoide la libertà non è dignità,non è un valore, ne merita onore,
    Tu stai parlando di libero arbitrio,ignorantone.
    Quando ci si distacca dal voler essere dignitosi,dal reclamare onore e dal farne un valore,
    Si è liberi.

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  2. Dimenticavo …oggi il draghiano dimaio ha detto che i nostri media stanno diicendo la verità sulla guerra!
    Azz…completamente integrato! Evvai…trovato un nuovo lavoro in culo gli ideali del Movimento!
    Azz. Che schifo! Avanti un’altro si avvicina il fine mandato!

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  3. L’immagine di questo sconosciuto cinese, davanti ai Carri Armati, a Tienanmen, resta bellissima, un’icona non costruita, un inno alla libertà. Giusto valorizzarlo come fa Veneziani.

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    • E il fotoreporter americano, in nome dell’immagine stereotipata dei carri armati, non ne ha neanche capito il valore… Ovvio.
      Magari se avesse avuto una bandiera, invece che le buste della spesa, ci sarebbe arrivato persino lui.

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      • Che poi il reporter americano non avesse capito non avesse capito, mi sembra una barzelletta bella e buona…
        Dai Veneziani…

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      • Io invece non mi stupisco… Indovina perché?
        No, dai… mi sembrava di averlo già sentito, questo aneddoto.

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      • Gsi, eccolo!

        Il cielo sopra Pechino
        29 maggio 2014 – 04:26
        La foto “rovinata” della Tienanmen, 25 anni dopo di Guido Santevecchi

        Ci sono decine e decine di soldati, poliziotti e anche civili con la fascia rossa dei volontari della sicurezza lungo il vialone Chang’an che attraversa Pechino da Est a Ovest e taglia la Tienanmen. Mancano pochi giorni al venticinquesimo anniversario del massacro che il potere cinese vorrebbe rimuovere dalla coscienza nazionale. Si moltiplicano gli arresti preventivi. Molti ragazzi cinesi nati dopo il 4 giugno 1989 nemmeno sanno. Molti altri non vogliono ricordare. «Sì, sempre più giovani, non solo in Cina ma nel mondo hanno dimenticato quello che accadde nel 1989, non pensano che per un momento, un momento molto breve, la Cina comunista, il più grande Paese della terra fu libero». Chi parla è Jeff Widener, il fotoreporter della Associated Press che la mattina terribile dopo la strage che schiacciò la protesta degli studenti scattò la foto simbolo della Tienanmen: l’uomo disarmato che ferma la fila di carri armati.
        Jeff Widener torna in Cina (a Hong Kong, dove la gente può commemorare quegli eventi) e racconta al “South China Morning Post”: quella mattina, il 5 giugno, era arrivato in bicicletta nella zona, sul vialone erano seminati i segni della battaglia, autobus e mezzi bruciati, bossoli, macchie di sangue. Davanti al Beijing Hotel, il punto di osservazione migliore per il vialone e la piazza, c’erano soldati. Jeff vide un turista americano, gli sussurrò «Sono della Ap, aiutami». Il ragazzo, Kirk Martsen, un altro eroe di quella testimonianza, lo portò in camera, al sesto piano dell’albergo. Jeff si appostò, cercando di catturare un’immagine che desse il quadro della situazione. Ed eccola: una lunga fila di tank che risaliva la Chang’an. Ma proprio mentre il fotoreporter si preparava a scattare, in mezzo alla strada spuntò un uomo in camicia bianca, con una busta della spesa in mano. Proprio davanti ai tank. «Ehi, quel tipo lì in mezzo mi rovina la scena, dissi. Kirk rispose: “Lo ammazzeranno”. Scattai».
        Per consegnare il rullino Widener si rivolse ancora al ragazzo che lo aveva fatto salire in camera. Kirk lo portò nascosto sotto la camicia all’ambasciata americana, dove la Associated Press aveva stabilito un ufficio d’emergenza. La foto arrivò a New York
        . C’era tutto il senso della rivolta della Tienanmen.
        Non

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      • Ok, grazie Anail.
        Ma, sai, faccio sempre un po’ fatica a credere nella genuinità dei racconti di report o cineasti americani. Mi sembra sempre facciano parte della coreografia del prodotto che ti vogliono vendere…

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      • E non hai torto…tanto che il loro stupido culto dell’immagine supera persino la stessa aderenza alla propaganda…ma si è “ripreso” subito, comunque, hai visto?
        E, se senti la testimonianza di Adrien Bocquet sui fotoreporter americani in Ucraina, capisci che è pure PEGGIO di come immaginiamo… vedi video postato da Caino64 sotto l’articolo “That’s entertainment”. Te lo consiglio tutto, ma trovi le parti a cui mi riferisco tra il min 30 e il min. 50 c. 😱

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      • Si l’ho visto Anail,
        e non mi sono stupito di tutto quel che ha detto questo ragazzo a cui va data tutta la nostra solidarietà per le minacce che riceve per aver testimoniato cose che ha visto in prima persona.

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  4. Mi permetto di aggiungere il figlio del Polesine che il 30 maggio 1924 prese la parola alla Camera dei deputati, stanza già sorda e buia, per denunciare il grave clima presente nel paese. Fu la sua condanna a morte: dopo pochi giorni fu rapito e ammazzato.

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    • Ed io mi permetto,anzi RIpermetto su sto stesso giornale,quel che il figlio del figlio del Polesine dichiarò su Storia Illustrata nro 336,nov 1985 pag 54/61…”L’assassinio di Giacomo Matteotti non fu un delitto politico.ma affaristico.Mussolini(o mussolini fa lo stesso)non aveva alcun interesse a farlo uccidere.”:Matteo Matteotti,figlio del figlio del Polesine dixit e scrisse in quel suo libro di memorie dal titolo “Quei vent’anni.Dal Fascismo all’Italia che cambia” ed.Rusconi.Ed ancora…
      domanda:Mussolini non aveva alcun interesse a far uccidere SUO PADRE?
      risposta:Mussolini(o mussolini fa lo stesso) fin dal ’22,subito dopo la Marcia di Roma,voleva avvicinarsi ai socialisti.Il 7 giugno ’24,quando già il delitto era in fase di progettazione avanzata,pronunciò un discorso alla Camera che era un appello alla collaborazione rivolto proprio ai socialisti….nonostante Mio Padre pensava di optare al governo i socialriformisti Turati e D’Aragona.Ci sono in proposito due testimonianze di Giunta e Carlo Silvestri nel processo ‘riesumato’ del ’47 sul delitto.No,il Duce non aveva alcun interesse a farlo uccidere:si sarebbe alienato la possibilità di un’alleanza con i suoi vecchi compagni…CHE NON FINi’ MAI DI RIMPIANGERE”.Più o meno stessa considerazione espressa da Pietro Nenni.
      Scusi l’ardire.

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  5. “penso alla nostra idea di libertà individuale. Il singolo contro il Sistema.”

    “La libertà diventa valore quando offri te stesso per affermarla: lui che sfida i draghi non ci mette solo la faccia ma la vita, con tutta l’anima e il corpo. Quella è la libertà che merita onore, che è valore assoluto e principio di civiltà”

    mumble…mumble…
    al giorno d’oggi mi sovviene il nome di Assange

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  6. Jan Palak il ragazzo cinese…e aggiungo gli oppositori torturati e gettati dagli aerei dal regime di Pinochet.Ma questi a Marcellino non interessano

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    • “gli oppositori torturati e gettati dagli aerei”
      devo correggerti
      dal regime di Videla
      ma il senso non cambia

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  7. Diaz? Bolzaneto?..Botte a studenti e operai ?
    Il massimo della propaganda consiste nello sviare l’ attenzione dal qui ed ora all’ altrove e un tempo che fu.
    Così ci distraiamo mentre ci fanno… le scarpe…
    E’ qui che dobbiamo guardare, lasciamo perdere la propaganda ben convenzionata degli “altri cattivi ” e del “c’è di peggio”. Non vedete come siamo ridotti? E sempre ci fanno guardare più in basso, mai più in alto.
    E non è ancora arrivato l’ autunno… Hai voglia di “Pinochet” se va avanti così!

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  8. Neppure a Carolina interessano i torturati e gli assassinati dei regimi fascisti dell’America Latina foraggiati dagli Stati Uniti

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  9. @Vitalo
    Direi che – siccome neppure lei sta facendo qualcosa riguardo i presunti “torturati” se non scrivere un post , il che non costa alcunchè e si passa per “buoni” gratis oltre ad arrogarsi , sempre gratis, il diritto di giudicare altri, non si comprende in base a cosa – sarebbe molto meglio cercare di fare in modo – e questo si potrebbe fare, ma evidentemente commuoversi in Rete è meno impegnativo – che la situazione non si ripeta anche qui.
    In fondo sono solo 70 anni che ne siamo fuori, e i segnali non sono per nulla rassicuranti.
    Inutile piangere poi.

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