Giù gli elmetti: forse dopo le Azovstal si negozia sul serio

La realtà sopraffà persino la stampa bellicosa. Ma quante vite si potevano salvare, trattando subito su Crimea e Donbass?

(Francesco Borgonovo – laverita.info) – La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza. E la resa è una vittoria. In effetti la drammatica vicenda del reggimento Azov e degli altri militari usciti dal ventre dell’acciaieria Azovstal ha un retrogusto orwelliano. Per settimane sono stati dipinti come il simbolo della resistenza ucraina, il cuore sotterraneo e pulsante della lotta contro l’orso russo. Finché loro resistono, si è detto, tutti resisteranno, e la guerra sarà vinta.

Ora, però, Azov e gli altri hanno dovuto arrendersi. Non sono corsi verso il Valhalla come forse avrebbero voluto fare, ma sono finiti nelle mani dei russi. A quanto dicono i nostri media, sarebbe stato addirittura il loro presidente a ordinarlo: «Servono eroi vivi». Obbligata o imposta, tuttavia, si tratta di una resa. Ha scritto bene Domenico Quirico: «È finita senza gloria ma con un immenso, inutile sacrificio». Molti di loro, non è difficile pensarlo, avrebbero preferito la morte in battaglia. Adesso sono merce di scambio, e Zelensky promette: «Li riporteremo tutti a casa. Ce lo auguriamo di cuore. Ma forse è anche il momento di raddrizzare un attimo la retorica bellica. Ci è stato ripetuto con una certa insistenza, almeno a noi italiani, che armare la resistenza ucraina avrebbe garantito la sopravvivenza della nazione blu e oro. Eppure gli emblemi della resistenza ora sono prigionieri. Mariupol è caduta nelle mani del nemico. Alcune fonti, addirittura, suggeriscono che gli abitanti non abbiano opposto chissà quali barricate all’avanzata dei mezzi con la Z. Si tratta, appunto, di una resa, non di una vittoria. Come la mettiamo, allora?

Per settimane, dalle nostre parti, chiunque sostenesse pubblicamente la necessità di trattare per far cessare i massacri veniva accusato di essere un traditore putiniano. «Volete forse dire agli ucraini che si devono arrendere?», sibilavano certi artiglieri con l’elmetto marchiato Pd. Beh, tre mesi dopo, almeno a Mariupol, è finita così, cioè esattamente al contrario di come ci avevano prospettato. «Sono al sicuro ma devono essere scambiati», dice Zelensky degli Azov. «La ripresa delle trattative dipenderà da questo». Ed è proprio questo il punto: le trattative. Guarda caso si comincia a parlarne con un certo vigore proprio ora, proprio dopo la presa di Mariupol.

Tutti i giornali, italiani e non, fanno notare la ritrovata disponibilità al dialogo del presidente ucraino. Solo il Corriere della Sera insiste ad attribuirgli una disponibilità granitica alla guerra totale. Persino da Washington arrivano segnali, pur tenui, di apertura a Mosca. Si traccia persino un perimetro: salvezza per gli irriducibili combattenti nazionalisti e ripristino dei confini precedenti l’operazione militare speciale. Non è molto, ma è un abbozzo di piattaforma. Zelensky chiede armi per liberare i porti, però dice anche che la guerra «sarà sanguinosa, si combatterà, ma si concluderà definitivamente con la diplomazia». Il primo passo verso una risoluzione diplomatica sarebbe esattamente questo: ammettere che quella dell’Azovstal è una sconfitta, riconoscere che i russi avranno magari mille problemi sul campo ma non stanno implodendo né demordono. E se si vuole uscire dal pantano, come ha teorizzato addirittura il New York Times, occorre una presa di coscienza e, soprattutto, serve tanta onestà intellettuale.

Fra gli assaltatori da tinello italiani, negli ultimi mesi, sono andate per la maggiore alcune posizioni intransigenti mutuate dagli americani. In tanti hanno proclamato che si dovrebbe detronizzare Putin, che bisognerebbe mettere la Russia in ginocchio, che sarebbe opportuno cambiare regime a Mosca. Ed è pur vero che subire una sconfitta in battaglia non si significa aver perso la guerra, ma forse gli obiettivi dichiarati da qualche settimana a questa parte non sono poi così credibili. In ogni caso, la realtà sta prendendo il sopravvento, e mentre ancora si susseguono editoriali bellicosi e si odono proclami furenti nelle trasmissioni, la verità è che mai come ora la macchina negoziale sembra prossima ad accendersi sul serio. L’Europa e gli Usa coglieranno l’occasione? Oppure insisteranno a dire che con i dittatori non si tratta?

Sarebbe anche il caso, en passant, di domandarsi quanta sofferenza e quanti disastri abbia provocato la linea della guerra senza fine esibita fino a ora. Quanti morti abbia causato, e per che cosa. Se si finirà a discutere di Crimea russa e di Donbass indipendente, toccherà anche rispondere alla fatale domanda: a che cosa sono serviti tre mesi di battaglie, bombe e massacri? A spingere l’Ue verso la rivoluzione green? Sul serio è stato sacrificata una nazione per questo? Perché qualche atlantista infoiato potesse farsi bello con i gagliardetti altrui?

I guerrieri di Azov si sono arresi, sì, ma l’onore l’hanno mantenuto intatto. Un risultato che l’intera Ucraina potrebbe ottenere, se qualcuno non continuasse a spingerla verso l’orgia di sangue. Sì, è il momento di riconoscerlo: la guerra non è pace, la resa non è vittoria. E l’invio di armi non è diplomazia: è solo altra morte. Chi vuole rendersene responsabile?

7 replies

  1. I guerrieri di Azov si sono arresi, sì, ma l’onore l’hanno mantenuto intatto. Quale onore, mi sfugge. Ah l’onore delle armi, cessato subito mostrando corpi dimagriti, prima o poi finiscono i viveri, l’acqua, morale, rassegnazione. Riassunto, ne valeva la pena? Stare lontano dagli orsi.

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    • Ido :
      Appunto, quale onore? Dovevano essere gli irriducibili, gli Spartani alle Termopili….se ne sono stati acquattati proteggendosi con gli scudi umani dei civili (che non volevano lasciare andare) ed ora sono lì, piuttosto ben nutriti per essere stati assediati per tanti giorni, a farsi scoprire i tatuaggi nazisti dai vincitori tranquilli. Perché sia chiaro : se avessero voluto, i Russi con una buona caterva di ordigni avrebbero concluso la partita in pochi giorni. A costo di centinaia di ostaggi deceduti.
      Per quanto riguarda i superstiti del battaglione Azov, assassini e torturatori per anni del Donbass, mi auguro un lungo soggiorno di lavoro in qualche stalag nella tundra siberiana. Forse passerà loro anche la voglia di tatuarsi croci uncinate sui braccini

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  2. L’occidente è un insieme di popoli codardi disposti a tutto pur di non fare perdere sovranità mondiale agli usa.
    La seconda guerra rischia di diventare quella del grano e quindi del pane.
    Ciò significa che potremmo trovarci con centinaia di migliaia di esseri umani in cerca di cibo verso il nostro continente europeo, con implicazioni facilmente immaginabili.
    Se l’obiettivo della amministrazione americana era indebolire la Russia e provocarne una frattura netta con l’Ovest, potrebbe tramutarsi in una clamorosa eterogenesi dei fini: l’Europa che tronca di netto le distruttive ingerenze americane, soprattutto quelle che si concretizzano tramite la dottrina espansionistica della Nato, organismo militare completamente sotto dominio americano.

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  3. Ne valeva la pena per gli USA forse, non certo per gli ucraini, usati come mercenari per combattere una guerra altrui, nè per gli europei, che si ritrovano in recessione fino ai denti anche se siccome la tv non ne ha ancora parlato non si sono accorti per ora.

    L’Ucraina ora cederà Crimea e Donbass, come le era stato chiesto, e rimane di fatto demilitarizzata e resa neutrale a forza, e anche in parte denazificata, visto che i vari battaglioni neonazi sono decimati, le loro armi distrutte e il loro potere fortemente ridimensionato.
    Quando il popolo ucraino si renderà conto di quello che è realmente successo, cioè che un gruppo di nazisti per accrescere il proprio potere ha venduto e distrutto la nazione,finirà di denazificare da solo.

    Quindi il risultato finale sarà quello che le era stato chiesto per non cominciare la guerra, più un sacco di morti, un migliaio di miliardi di danni, traumi psicologici, economia in frantumi, territori extra persi (Mariupol per esempio) … bell’affare aver rifiutato le richieste russe per far contenti gli USA … ok, ora Zelensky espatria e cambia nome e connotati e se la godrà (sempre che non lo cerchino per fargliela pagare) ma il popolo ucraino è alla rovina, e direi per decenni almeno.

    Un sentito grazie al deep state USA. il principale responsabile del fatto che la terra anzichè a un paradiso, somigli sempre più ad un inferno.

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  4. “I guerrieri di Azov si sono arresi, sì, ma l’onore l’hanno mantenuto intatto.”

    Qual’è l’onore che si può tributare a battaglioni che si sono macchiati di ogni infamia nei confronti delle minoranze? Quale onore si può riconoscere a nascondersi per due mesi nelle catacombe dell’acciaieria mentre fuori infuriava la battaglia e morivano compatrioti militari e civili?
    Quale onore millanta chi ha tenuto in ostaggio centinaia di donne e bambini per evitarsi bombardamenti e incursioni del nemico?
    Io vedo solo infamia, pavidità, crudeltà.
    Il popolo ucraino si meritava veri eroi, questi sono solo sorci nazi.

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  5. pochi post ma tutti condivisi in toto. L’aveva detto Putin: non deve passare una mosca, sono passate solo le zecche. Sicuramente oltre all’identificazione avranno i polpastrelli inchiostrati, stai a vedere che gli hanno fatto anche la panoramica dentale. Hai visto mai che te li trovi in forma con tanta vendetta in corpo. Dubito che vengano scambiati, troppo rischioso. Una palla al piede con localizzatore, una 70ina d’anni siberiani, coraggio, non fa più il freddo di un tempo. Per i tatuaggi, la loro coerenza potrebbe prevedere marchi nazi a fuoco. Ciao Raf

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  6. Penso proprio che se seguissero l’ esempio “democratico” finirebbero in una simil- Guantanamo. Ce ne sono dovunque.
    La differenza è che i “terroristi” di Guantanamo venivano presi e torturati “un tanto al chilo”. Infatti in molti che “potevano” hanno dimostrato di non entrarci col terrorismo. Faccia “da terrorista”? Catturato!
    Questi non possono certo dire di non essere chi sono.
    Ma questa volta avranno tutti i media a “vigilare sulla loro sorte”, gli “eroi”.
    A dire la verità di “eroismo” se ne è visto proprio poco, anzi. Io li avrei lasciati lì. Non sono tutti “volontari” ?
    Troppo buono, Putin.

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