Il rilancio del sud avverrà col tubo

Il rilancio del sud? Un tubo. E’ la risposta che il presidente del consiglio Mario Draghi ha dato all’eterna domanda di rilanciare il Meridione. Ho sintetizzato, ma il sunto è rigoroso. Perché Draghi ha praticamente collegato il rilancio del sud al suo ruolo di “hub energetico” che vuol dire proprio quello di diventare un luogo di transito del gas algerino e di altre importazioni energetiche dal sud del pianeta. Il tubo del gas, che un tempo veniva indicato per i suicidi e oggi sarebbe invece la salvezza dell’Italia e del Meridione. Un luogo di transito, come una specie di colon (da colonia a colon, è un progresso). Non solo: la salvezza del sud verrà dall’Africa, dall’Algeria, dalla Libia, dal Sud più a sud del sud. E per dare nobiltà politica alla trasformazione del sud in corridoio energetico, tubo digerente di passaggio, Draghi ha spiegato che la missione serve a garantire la nostra indipendenza dalla Russia, è una specie di guerra d’Indipendenza da Mosca. In compenso ci affideremo a collaudate democrazie e partner affidabili come la Libia, l’Algeria, il Qatar…

Per carità, non sottovalutiamo l’importanza del business energetico e la sua ricaduta positiva sull’economia boccheggiante del sud. Ma ritenere che quello possa essere il volano di un rilancio del sud mi pare una semplificazione ottimistica e superficiale. Ma ripartiamo dall’inizio.

Su iniziativa di Mara Carfagna si è svolto a Sorrento, dove anche le canzoni auspicano i ritorni, un convegno del governo dal titolo bello e suggestivo Verso Sud.  È inevitabile l’associazione di idee tra la Carfagna dagli occhi sbarrati e la proverbiale Cieca di Sorrento, che fu il titolo di un famoso romanzo ottocentesco e poi di un film. Sono arrivati a Sorrento quasi tutti i pezzi grossi del governo e dei partiti che lo sostengono, Sergio Mattarella incluso. Pezzo grosso è un’espressione assai in uso al sud. Certo, fino a qualche anno fa, si piangeva la settentrionalizzazione della politica italiana, e invece con Mattarella lungodegente al Quirinale, i Cinque stelle meridionali come primo partito, premier emeriti come Giuseppe Conte, ministri come Luigi Di Maio, La Morgese, presidenti come Fico, e non vado oltre, il Sud è ampiamente rappresentato nella geografia politica nazionale. Però il Sud è ancora da rilanciare. Ero bambino nei primi anni sessanta e sentivo parlare di rilancio, vedevo i ministri del sud, a partire da Aldo Moro, e poi Ugo La Malfa, Giacomo Mancini, i Gava e la folta compagine di ministri napoletani e pezzi grossi siciliani, e sentivo da piccolo questa magica promessa: lo sviluppo del Mezzogiorno. Allora sud era parola troppo selvatica e letteraria, al governo si preferiva parlare di Mezzogiorno. La cassa del Mezzogiorno, la programmazione per il Mezzogiorno, i piani per il Mezzogiorno, il patto per lo sviluppo del Mezzogiorno. Poi ero adolescente e arrivarono le Regioni, e fu la duplicazione della classe politica, delle clientele e dei sontuosi investimenti, ma il sud continuava a sprofondare. E intanto cresceva pure la malavita organizzata. Così sono cresciuto, poi da giovane e da maturo, fino all’anzianità, a sentire puntuali promesse di rilancio del sud. Ora, sto invecchiando ma lo sviluppo del sud rimane sempre giovane, immaturo, cioè irrealizzato; c’è sempre qualcuno a Palazzo Chigi che annuncia il suo rilancio (mi sono perso il lancio, ma non fa niente).

Bando all’ironia, torniamo seri. All’ennesimo raduno per il rilancio del Sud, ho sentito le solite cose, dal turismo allo sviluppo economico in rete, e menate varie. L’unico elemento di novità era appunto la canna del gas, a cui di solito si riducono i disperati. Ma gas africano, non più russo. Evviva, che svolta di civiltà e sicurezza.

Ammesso che sia questa la soluzione regina, non unica ma principale, ma credete davvero di rilanciare il sud, quando dal sud se ne vanno milioni di giovani, senza più tornare, e i paesi del sud sono sempre più ridotti a vivaci ospizi di anziani, rassegnati che con loro si estingueranno i loro paesi, le loro famiglie? Sapete che la denatalità che colpisce tutto l’Occidente, e l’Italia più di tutti, e il sud più di tutta Italia, sta erodendo le basi di ogni rilancio? E se a questo si aggiunge l’esodo di massa dei giovani, fino a ieri elogiato e incentivato, visto come un segno di dinamismo e sviluppo individuale, trascurando che intanto il Mezzogiorno si dissecca, perde pezzi, vita e dinamismo, cosa resta del sud? No, verso sud si va solo in vacanze o per le festività, più qualche matrimonio. Non sono i “pigri pregiudizi” atavici a fermare il sud, come dice Draghi, ma sono i nuovi sviluppi a pregiudicarlo.

Paradossalmente l’unico segnale d’inversione di tendenza e l’unico spiraglio di mezza speranza lo ha dato proprio la pandemia che tramite l’home working ha riportato almeno provvisoriamente molti giovani a casa, al sud. E se la tendenza dovesse in qualche modo assestarsi, prevedendo che almeno una quota lavoro si possa fare a distanza, allora sarà magari possibile che qualcuno imbocchi la via verso sud. Lo ha auspicato anche il ministro all’Avvenire, Vittorio Colao. Ma in questa tendenza non c’è nessuna politica di sviluppo e di rilancio del sud, nessuna mano del governo.

Si pensa davvero che il tubo possa far risorgere il sud? Si crede davvero che trascurando il contesto, le basi vitali, identitarie e demografiche del sud, si possa spiccare il volo? O si pensa che dall’Africa oltre il gas debbano arrivare pure gli abitanti del nuovo sud, i rimpiazzi, le sostituzioni?

Intanto è bello sognare che Draghi come Caruso davanti alla terrazza sul golfo di Sorrento, si schiarisce la voce e ricomincia il canto, mentre lo guardano due occhi così vicini e veri (gli occhi sono di Mara Carfagna, le parole di Lucio Dalla).

La Verità 

3 replies

  1. Embè? Draghi che doveva risponde’? Kolkhoz? Ahahahahaa
    Il sud sta così a cuore al nostro governo che ci hanno messo pe’ ministro una ballerina.
    Jamme, facimme ammuina,portate e zerrizerri, e triccheballacche e putipù e ballamm a tarantella!

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