(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Certo, io sono di parte, ma il reportage del nostro Antonio Massari da Punta del Este (Uruguay) mi è parso una bella pagina di giornalismo. Liberi tutti, naturalmente, di credere o non credere alle testimonianze dei due autisti uruguaiani che dicono di aver portato prostitute al Gin Tonic (casa Cipriani). Confermando i festini raccontati sul “Fatto Quotidiano” dalla testimone Graciela (purtroppo non ascoltata dalla Procura di Milano). Resta il fatto che Antonio si trovava da alcuni giorni lì sul posto, piuttosto in solitudine, anche se è possibile, mentre scriviamo, che frotte di segugi inviati delle più importanti testate nazionali siano in volo per l’Uruguay, onde verificare con i propri occhi e con le proprie orecchie quanto asserito dai magistrati milanesi. Poiché il pluralismo dell’informazione, valore sacro e inviolabile di ogni democrazia degna di questo nome, consisterebbe, per esempio, nel fornire una diversa versione dell’affaire uruguaiano, attingendo ad altre testimonianze rispetto a quelle pubblicate dal “Fatto”. Che formidabile scoop sarebbe apprendere che, grazie al percorso riabilitativo intrapreso da Nicole Minetti, sono anni che il Gin Tonic si presenta più simile a un convento delle Carmelitane scalze (nel senso penitenziale) che non a un luogo di dissipazione morale. Fremiamo di curiosità, qualcuno ce lo può raccontare? […]

[…] I venerati maestri di questo mestiere ci hanno insegnato che il cronista, per essere tale, deve consumare le suole delle scarpe (muovere il culo, dicevano i più sboccati). Ma poi, dove sono finiti coloro che ci hanno sfrantumato le orecchie denunciando gli articoli scritti, sostenevano, “sotto dettatura” delle procure? Gli stessi che oggi pubblicano come oro colato i comunicati di una Procura perché fanno loro comodo? Ai bravi colleghi che si accingessero, eventualmente, a raggiungere Montevideo per rendere edotti i lettori degli sviluppi della vicenda, vorremmo segnalare un documento che potrebbe fare loro comodo in un resoconto il più completo e oggettivo. Si tratta del pezzo del giornalista Antonio Ladra di “La Diaria”, trasmesso dalla radio venerdì e dal titolo: “Caso Minetti: silenzio in Uruguay, celebrazione in Italia”. Dopo aver riferito che la Presidenza della Repubblica italiana ha chiuso la questione, Ladra scrive: “Nel frattempo, a Maldonado, una madre biologica povera, tossicodipendente e con precedenti penali si dissolve tra telecamere di sicurezza, piazze di spaccio di pasta base e un fascicolo per ‘persona scomparsa’ che quasi nessuno legge. A 29 anni, Maria de los Angeles Colinet è sparita dalle mappe istituzionali uruguaiane e dalle pagine dei giornali. […] Risulta ancora scomparsa: lo dicono i manifesti ormai scoloriti affissi in qualche commissariato di Maldonado”. L’articolo rivela particolari inediti e sconcertanti sulla madre biologica del bimbo adottato dalla coppia Minetti-Cipriani. A dimostrazione che esiste una certa differenza tra il giornalismo cane da guardia della democrazia, e i giornalisti cani da salotto.