La strategia di Meloni è fallimentare tra tassi, crescita dimezzata e Superbonus: ecco perché pagheremo tutti. Il rapporto debito/Pil italiano potrebbe toccare il 138%, superando anche la Grecia. Non è un caso, l’Italia non è sull’orlo del baratro, ma la distanza si sta accorciando. Ecco perché

(di Andrea Muratore – mowmag.com) – Nel 2026 c’è la possibilità che l’Italia tocchi un rapporto debito/Pil pari al 138%, superando i dati consolidati per il 2025 che lo prevedono al 137%, record storico per tutti i periodi non coperti dallo shock della pandemia di coronavirus. Le statistiche del Fondo Monetario Internazionale lasciano presagire che il Belpaese possa sorpassare la Grecia e distaccare gli altri Paesi del Mediterraneo e il dato ha a che fare con il sovrapporsi di tre circostanze. Primo punto: è in atto il pesante riflusso della lunga fase di oltre tre anni in cui il debito ha viaggiato col vento in poppa rispetto al passato. Quando si è insediato il governo Meloni, nell’ottobre 2022, il decennale italiano rendeva il 4,9%. Negli anni, nonostante una fase critica sul fronte dei tassi e dell’inflazione, il rendimento era sceso fino al 3,38% del 23 febbraio.
Poi, la guerra in Iran ha causato un degrado del quadro macroeconomico europeo portando a impennarsi la curva dei bond del 10% circa in tutta Europa. Risultato: in poco tempo si è tornati al 3,8% di rendimento in una fase in cui, venendo al secondo punto, si erode la crescita. Il rapporto debito/Pil è sotto stress sul fronte del numeratore in crescita e del denominatore che non sta al passo. L’Ocse ha tagliato le prospettive di crescita per l’Italia allo 0,5% nel 2026 e inoltre, come dimostrato dalle recenti critiche del Financial Times, anche il Pnrr non sembra aver dato, alla prova dei fatti, l’impatto decisivo sulla crescita che si sperava. Il terzo punto è dato da un contesto macroeconomico globale tutt’altro che favorevole. Roma subisce l’inflazione energetica (che ha portato i rincari al 3,2%) come fattore di compressione della competitività e al contempo si trova a dover fare i conti con dazi, guerre commerciali e tensioni geopolitiche come ulteriori fattori di rischio. In tal senso, il Paese è difeso dalla tenuta della manifattura e dell’export, che l’hanno reso la quarta potenza globale del settore, e sui 65 miliardi di euro di surplus annuo della bilancia commerciale si gioca l’intera rendita di posizione del Paese e molto della sua capacità di restare competitivo.

Il debito, poi, è vittima “narrativa” del mancato raggiungimento da parte del governo del target del 3% nel rapporto deficit/Pil e della conseguente uscita dalla procedura d’infrazione europea. Un colpo narrativo, in un’epoca in cui la narrazione è tutto. Tecnicamente, tra il 3 e il 3,1% di rapporto deficit/Pil non cambia molto. Ma, al netto dello scivolone dell’attacco di Meloni all’Istat (Ball don’t lie, data neither), politicamente in quello “zero virgola” passa molto: passa il cortocircuito di una strategia di austerità con cui Meloni ha provato a garantire stabilità e che si è riversata, invece, in una percezione di immobilismo. Passano potenziali, ulteriori, incrementi del rating che per ora non ci saranno. E passano dunque miliardi che saranno pagati in interessi e debito. L’Osservatorio Conti Pubblici della Cattolica di Milano aggiunge poi un dettaglio tecnico che pesa sul debito: “Si tratta dell’effetto ritardato dei crediti d’imposta del Superbonus, che impattano contabilmente sul debito al momento del riscatto, e quindi dello sconto fiscale per il cittadino e della mancata entrata di cassa per lo Stato (dal 2024 in poi), e non quando sono stati concessi (tra il 2021 e il 2023, quando infatti il residuo frena la crescita del debito)”.
Eterno paradosso di un Paese dove le scelte di ieri le pagano le politiche di domani e a cui oggi servirebbero risorse per investire. Il dato positivo è che in questa circostanza la spirale degli interessi non è esplosa e dunque l’Italia non rischia una situazione paragonabile al 2010-2015, quando forti rincari dei tassi fecero accumulare gli interessi. Parimenti, il problema del debito non riguarda solo il nostro Paese: tutto l’Occidente è in una spirale debitoria crescente. Nel G7 Giappone (Debito/Pil al 249%, per quanto in larga parte in mano ai cittadini nipponici), Usa (123%), Francia (116%) e Canada (114%) fanno compagnia all’Italia nell’avere un debito eccedente il Pil, mentre la Germania (63,5%) è comunque sopra la soglia europea di equilibrio del 60%. A Parigi l’accumularsi di crisi politiche e di gap di riforme che l’Italia ha fatto in tempi più duri, come sulle pensioni, crea una spirale di crescita notevole. Negli Usa le spese dal Covid-19 in avanti stanno creando una valanga che porta gli interessi sul debito a superare la spesa militare. Il mondo è sempre più indebitato e lo sarà ulteriormente ora che nuove politiche energetiche, intelligenza artificiale e difesa chiameranno nuovi investimenti e in molti Paesi la piramide demografica cambierà spingendo una quota di lavoratori decrescente a dover mantenere un sistema pensionistico ipertrofico. In tal senso, ciò rassicura l’Italia: sempre più Paesi dovranno al resto del mondo più dicò che producono. E questo renderà Roma sempre meno un’anomalia e sempre più la regola. Chi verrà mai ad esigere qui crediti, però? Questa resta la grande domanda. Insoluta, probabilmente, fino al prossimo shock dell’economia globale
egregio Muratore, Lei scrive: si tratta dell’effetto ritardato dei crediti di imposta del Superbonus 110%, che impattano…nel 2024 in poi è non quando sono stati concessi 2021-2023. Io non sono un economista ma leggo entrate fiscali 2018: 480 miliardi ( circa ) entrate fiscali anno 2022 600 miliardi, 2023 600 miliardi, 2024 600 miliardi. Il superbonus è costato 134 miliardi a dicembre 2024….mi spiega come si fa ad incrementare il debito pubblico? Io spendo 134 e incasso 360 in tre anni….certo che se spendo in armi…. e non so prevedere che i 134 andranno ad aumentare il debito pubblico…caro ministro Giorgetti( Lei che con Draghi ha spalancato le porte al superbonus da estate 2021) solo Conte si deve dimettere?
non parliamo della Meloni….speriamo prenda il 99% nel 2027.. quando si parla di capaci….Mediaset mi raccomando, siete pronti a dare la notizia dell’ennesimo stupro di un immigrato e a raccontare che con Meloni gli sbarchi non ci sono mai stati?
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