Vietato disturbare Draghi

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Chi si è bevuta la favoletta di Draghi fuoriclasse, come continua a definirlo giusto Renzi e un gruppetto sempre più sparuto di contaballe, adesso farebbe bene a fare pippa mentre il fatturato delle imprese frena per la fiammata della pandemia e il caro-bollette fa fuori quello che resta.

Una situazione tragica per migliaia di attività produttive, che quando c’era Conte a Palazzo Chigi per lo meno sono state aiutate con i più corposi sostegni economici mai erogati nella storia del Paese, a costo di altrettanto poderosi scostamenti di bilancio. Il ringraziamento fu un tappeto di proteste, montato ad arte da tv e giornali su un numero fisiologico di assegni in ritardo, proprio per preparare il terreno all’arrivo di Mario nostro, il Messia che avrebbe debellato la pandemia e fatto accreditare i soldi europei, seppure già concordati con Bruxelles dal premier precedente.

A che punto stiamo con i contagi è sotto gli occhi di tutti, mentre se prima la preoccupazione erano i vaccini ora non si trovano più nemmeno gli antibiotici, come lo Zitromax che è tra i più importanti per chi ha problemi alle vie respiratorie. Dei soldi Ue, invece, non c’è traccia, e dopo l’unico acconto versato a dicembre non arriva – nel silenzio generale – la prima rata che dovevamo ricevere lo scorso dicembre.

Nel frattempo solo Conte e i 5 Stelle continuano a chiedere contributi per chi è in difficoltà (leggi l’articolo), soprattutto tra le piccole e medie aziende, al contrario dei soliti illusionisti modello Salvini, che parlano di nucleare ben sapendo che luce e gas costano un botto oggi, mentre se anche si autorizzassero domani le centrali atomiche ci vorranno poi non meno di dieci anni per accendere una sola lampadina.

In questo caos, l’ex presidente della Banca centrale europea che piace alla gente che piace (e agli allocchi) fa esattamente quello che si aspettano l’establishment e i poteri finanziari: tiene stretti i cordoni della borsa, con tanti saluti a chi è in crisi. Un disastro per un numero enorme di famiglie e imprenditori, di cui però nel talk show non si può parlare (a me non mi invitano di certo), perché San Mario Draghi da Palazzo Chigi vuole traslocare al Quirinale e non lo si può disturbare. Fosse solo per spiegare che milioni di italiani rischiano di restare senza pane.

4 replies

    • Il MiSE è anche quello che ha ricoperto i posteriori degli autobus cittadini, almeno qui a Firenze, con pubblicità in quadricromia (svariati mq ognuna, un bel botto di soldi ognuna, mica bazzecole) per scrivere di quanto sia bello cambiare televisore, visto che qualcuno ha imposto un cambio di frequenze e standard tali da obbligare recentemente l’italiota medio a buttare via il televisore vecchio per comprare un televisore nuovo, identico al precedente, ma ormai “vecchio”. In quelle pubblicità, leggevo (ero in coda in auto proprio dietro a questa reclame) che lo stesso MiSE si occuperebbe di dare un contributo a chi voglia eliminare il televisore vecchio per comprarne uno nuovo. Son, in tutti e tre i casi (i 190 milioni alle grandi aziende di cui parli tu, i soldi per tappezzare fisicamente gli autobus a Firenze – e credo in svariate altre città d’Italia – e i soldi per contribuire all’acquisto di ogni singolo televisore da parte di ogni singolo acquirente) milionate di soldi pubblici, che arrivano dalle tasse delle masse.

      Poi uno non deve incazzarsi quando gli tolgono i due terzi di quel che guadagna con la solita solfa delle tasse, mentre magari c’è una azienda italiana che ne ha inglobata una statunitense che lavora negli USA, ha sede fiscale nel Regni Unito, sede ufficiale in Olanda, e in Italia chiede aiuti per la cassaintegrazione, che una volta si chiamava FIAT, Fabbrica Italiana Automobili di Torino. O quando sulle bollette di energia elettrica e gas sempre in aumento, se uno avesse l’accortezza di leggere bene, ci sian da pagare… le tasse sulle tasse!
      Per dire…
      Ma al popolo italiano fotteséga: l’importante è “essere liberi”. Di far che… non s’è ancora ben capito.

      "Mi piace"

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