
(dagospia.com) – Ormai l’ha capito anche Giorgia Meloni: i guai più temibili per la Thatcher della Garbatella non arrivano dall’opposizione di sinistra, ma dalla guerra tra bande interna al centrodestra.
Non bastasse lo psicodramma della Lega, che crolla nei sondaggi e deve assistere allo shopping compulsivo di parlamentari da parte dell’ex generale Vannacci, si aggiunge Forza Italia, alle prese con una lotta di potere interna degna del Trono di Spade, più che di House of Cards.
Una guerra fratricida che sta avvelenando il partito di Marina Berlusconi, e che è emersa fragorosamente soprattutto in Campania (che insieme a Sicilia e Calabria è uno dei serbatoi di consensi per gli azzurri).
Nella Regione dove un tempo se la comandavano Caldoro e Mara Carfagna ora il partito è nelle mani del “cacicco” tajaneo Fulvio Martusciello. Il corpulento raccatta-preferenze gestisce FI, come coordinatore regionale, con un piglio militaresco: non ammette “tradimenti” e pretende lealtà. Chi non si adegua, si mette in una posizione scomoda.
Una linea granitica, mai messa in discussione dai vertici nazionali, ma che nelle ultime settimane è deflagrata come una bomba a mano, complici i guai giudiziari dell’europarlamentare.
A inizio giugno 2026, la commissione Affari giuridici (JURI) dell’Europarlamento si è infatti espressa a favore della revoca dell’immunità parlamentare di Martusciello, coinvolto da mesi nello scandalo “Huaweigate” (mentre per l’altro eurodeputato di Forza Italia citato nelle carte, Salvatore De Meo, la richiesta è stata respinta).
Secondo l’accusa della procura belga, Martusciello avrebbe ricevuto almeno 6.700 euro in cambio del sostegno alla causa del colosso cinese della tecnologia; per questo, lo scorso anno era stata arrestata anche la sua assistente, Lucia Simeone.
Parallelamente, si sono quindi mossi quattro parlamentari e tre consiglieri regionali campani del partito, che hanno firmato un documento politico, intitolato “Per il ripristino della democrazia interna, dell’identità politica e della credibilità istituzionale”: nel testo, si denuncia un partito che “in più occasioni ha dato l’impressione di muoversi senza una bussola politica”.
Il primo firmatario di tale documento? Francesco Silvestro, proprio il senatore che un’agente di commercio accusa di violenza sessuale per un presunto abuso avvenuto a febbraio 2025. Ohibò: com’è che la signora denuncia solo adesso?
Già prima che la denuncia diventasse di dominio pubblico, comunque, il tentativo di estromettere Martusciello era finito in un nulla di fatto. Il documento firmato da Silvestro, insieme ai colleghi Annarita Patriarca e Pino Bicchielli, i senatori Francesco Silvestro e Raffaele De Rosa, e dai consiglieri regionali Susy Panico, Angela Parente e l’irpino Livio Petitto, era stato sì inviato ai vertici nazionali del partito, ma senza ottenere attenzione né risposta.
Come ha scritto Carlo Tarallo su Dagospia: “Silvestro & company indirizzano la lettera, tra gli altri, anche a Marina Berlusconi: in Campania e non solo si vantano degli ottimi rapporti con “Marina” e cercano di inserirsi nel famoso rinnovamento voluto, raccontano i retroscena, dalla primogenita di Silvio.
Ma arriva una legnata: il Fatto Quotidiano pubblica la durissima risposta del tesoriere del partito Fabio Roscioli, avvocato romano e figura di riferimento dei Berlusconi nella capitale. “Mi chiedo quale scopo possa avere”, scrive tra le altre cose Roscioli, “l’indirizzo della missiva a Marina Berlusconi, definita Presidente, riservando ad Antonio Tajani la veste di onorevole e non di segretario nazionale”. […]”.
Morale della fava: Silvestro sperava di farsi frontman del rinnovamento del partito e ha provato a far fuori Martusciello. È finito isolato e… indagato.

Ancora? i vasi comunicanti…. i vasi comunicanti…. dagos non conosce la legge dei vasi….
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