Poi  dice che uno si butta a “destra”

(Giuseppe Di Maio) – Avete mai visto un ladro idealista? No, vero? Invece sono comuni i ladri liberali, tolleranti, democratici, gente che esalta la libertà. Voi mi direte che forse chi di loro è idealista sogna un mondo a sua immagine e somiglianza, cioè fatto di ladri. Purtroppo questi sono solo artifici dell’immaginazione, poiché l’ideale del ladro è un mondo di gonzi dove lui è l’unico furbo a rubare. Quando il nostro ladro pensa alla libertà, pensa a un posto dove gli è consentito qualunque raggiro senza nessuna pena da pagare. All’opposto, chi sogna la giustizia immagina un mondo dove ci sia mercede per il lavoro, accesso a ogni diritto, e dove siano pareggiate le offese. Quest’incubo appena descritto il ladro lo chiama dittatura e, per svilire ogni aspirazione del giusto, vi aggiunge un “ismo”: libertà, libertarismo; giustizia, giustizialismo; idealità, idealismo. Sì, il ladro dileggia le convinzioni dell’onesto, perché a lui non servono: a lui non serve nessuna idea, se la costruisce al momento a seconda dei propri interessi. Insomma, non espone mai tutta intera la sua opinione di società, appunto per tenere l’ideazione libera di adattarsi ai casi della vita, dell’economia e della politica.

E’ questo un periodo in cui tanti, da buoni ladri qual sono, hanno rubato agli onesti persino le parole. Stanno facendo ad esempio un abuso della parola libertà, dimenticando che l’oppressione nelle società mature è nata proprio con loro, cioè con i mercanti: con chi ha avuto bisogno di esigere i debiti e punire le insolvenze. E’ nata con l’incremento del corpo giuridico, con la creazione dello Stato. Le parole vincolano, perciò è meglio non averne o prendere in prestito quelle degli altri, parole che già hanno avuto successo. Si diceva una volta che la destra non avesse un’ideologia. Beh, un fondamento c’era. In una società in cui il pensiero tradizionalista, retrivo e oscurantista erano dominanti, alla vecchia destra non faceva difetto prospettare un’ideologia che ricalcasse il pensiero prevalente. Ma quando le parole ereditate dal “grand siècle” e dal “secolo breve” sono state le uniche in uso, la nuova destra ha dovuto impiegare parole come uguaglianza, giustizia e libertà stravolgendole per i propri scopi.

Ricordiamo che l’ignoranza è un moltiplicatore di libertà, mentre la cultura, che non è un motore di niente, è in fin dei conti l’unico freno morale. Il cittadino ignorante intuisce che le proprie fregnacce le può chiamare opinioni, e quello in malafede, libertà. Senza più parole per sé, gli onesti (e non è la prima volta) si sono trovati a usare i metodi e le parole degli altri. “Io ho diritto alla mia opinione”. “Bene, allora stai a casa”. “Non è giusto, ho il diritto di uscire”. “Allora arrangiati e curati da solo”. “Pago le tasse per il sistema sanitario e ne devo usufruire”. E allora non basta toglierti il voto, bisognerà levarti anche la parola.

3 replies

  1. Non è vero che la cultura è il motore di niente.
    La Cultura è conoscenza la conoscenza è potere.
    Se sei colto e conosci stai sempre un passo avanti agli altri che non conoscono.

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  2. “Sì, il ladro dileggia le convinzioni dell’onesto, perché a lui non servono: a lui non serve nessuna idea, se la costruisce al momento a seconda dei propri interessi. Insomma, non espone mai tutta intera la sua opinione di società, appunto per tenere l’ideazione libera di adattarsi ai casi della vita, dell’economia e della politica.”

    La frase “dileggia le convinzioni dell’onesto” sembra scritta pensando al Cazzaro Verde, a Senaldi e tanti altri destrorsi…
    La frase dopo il due punti sembra scritta pensando a Draghi…

    Piace a 2 people

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