
(di Marcello Veneziani) – Ci vorrebbe un Vannacci a sinistra. Non lo dico per seminare panico e zizzania in quel corpo decomposto che va sotto il nome di campo largo, unito solo dall’antimelonismo. Figuriamoci. E non lo dico perché quel cartello è sottoposto a uno stress serpeggiante che attraversa pure le viscere del fronte meloniano: la tentazione di convergere al centro, di alleare le forze centriste di ambo gli schieramenti, di riproporre la solita alternativa al sistema bipolare, che in Italia non trovando ormai da lungo tempo forza elettorale, ripiega poi sull’invocazione dei Tecnici, sotto la vigilanza europea. Si, perché quel centro che genera sospiri in alcune fasce importanti del nostro paese, con alti patrocini istituzionali, ha solo un piccolo, eterno problema: da solo non ce la fa, arriva al dieci forse al quindici per cento, e se riesce a imbroccarle tutte, al venti, ma sempre meno degli altri due poli pur scassati, che rappresentano in modo grottesco la protesi della destra e la protesi della sinistra.
Per ribellarsi a quella recita, si è ingrossato nel mondo del centro destra quel fiume vannacciano, e a questo fenomeno in corso dedicheremo presto una apposita lettura. Vannacci è un po’ il sasso nello stagno del centro-destra, nello stagnante centro-destra però stabile al potere (e quello è l’importante, almeno per i diretti interessati). Ecco, ci vorrebbe un Vannacci anche a sinistra, che getti un sasso nello stagno parallelo e rianimi il paesaggio smorto e stantio. Ma come, direte voi, a sinistra chi non si riconosce nella Schlein ha pur sempre Conte con i suoi 5 Stelle, e poi c’è la sinistra rosso-verde di Gianni e Pinotto o per i più sarcastici dei fratelli de Rege o i frammenti radicali. L’offerta c’è ed è fin troppo varia. E invece vi dico che manca a quel versante proprio lei, la sinistra. Dico la sinistra che ha ancora un nemico principale, il dominio globale del capitale e la tirannia liberista del mercato; come era un tempo ma come oggi dovrebbe essere ancor più di ieri. Ossia una sinistra che non si unisca nel nome stanco e sfibrato dell’antifascismo o dell’antimelonismo, e nemmeno in quello fucsia e carnevalesco dei gay pride, o nella migliore delle ipotesi dei diritti civili che oscurano i diritti sociali, i diritti transumani che sovrastano i diritti umani. Una sinistra sociale, popolare, rivoluzionaria, se è il caso, o seriamente riformista, che non scopre il disagio economico e sociale dei più deboli solo per scaricarlo sul governo in carica ma che ritiene di dover rispondere a una crisi strutturale del sistema economico globale odierno e auspicarne il superamento. Questa sinistra sarebbe inevitabilmente critica verso l’Unione Europea, anche se non antieuropeista; e sarebbe critica verso l’attuale politica estera occidentale, di cui quella italiana è solo un riflesso, sugli scenari dell’est e del medio oriente, dall’Ucraina all’Iran e a Israele, passando per Cuba e il Venezuela. Una sinistra che non insegua l’ideologia americana in versione woke e non scopra l’antiamericanismo solo in funzione anti Trump per poi tornare acquattata all’ombra americana appena riappaiono i coniugi Obama o equivalenti, come fu Biden (ormai fuori uso). Una sinistra che riscopra l’importanza di guardare a est e alla Russia, in particolare. Ma una sinistra che riparta da quei temi e sappia trattare con meno demagogia e più realismo anche i flussi migratori, difendendo a spada tratta i lavoratori sfruttati e malpagati che vengono dai paesi poveri e respingendo fermamente i migranti che sciamano per le strade d’Italia spacciando droga, generando caos e caricandosi sulla sanità e sui servizi pubblici.
Qualcosa del genere già fa Marco Rizzo, a parte la civetteria nostalgica di un certo stalinismo e di una certa aria sovietica da Urss-Cccp. Ma Rizzo raccoglie più simpatie a destra e deve vedersela con Vannacci. Comunque molti dei punti che elabora sono quelli dell’arto mancante: una sinistra sociale verace che ancora crede all’importanza di superare il sistema capitalistico. Sul piano del pensiero quella sinistra può forse ritrovarsi nei discorsi di Diego Fusaro o a volte riaffiora in antichi personaggi storici della sinistra, come Luciano Canfora o Beppe Vacca.
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Pur non essendo di sinistra penso che una sinistra del genere sarebbe preferibile alla sinistra di genere (o di gender) che oggi vediamo; preferibile nel senso di più coerente, più onesta, più verace. Preferibile, intendiamoci, proprio per chi è veramente di sinistra. Certo, minoritaria, ma se è per questo minoritaria è pure la sinistra della Schlein o della dea Salis, quella fucsia-multicolor dei pride. Vuoi mettere la forza imponente di una bandiera rossa (ah, “le belle bandiere” di Pasolini) e le facce dei lavoratori, dei proletari, degli operai (a trovarli), dei quartieri popolari, che oggi si trovano a dover combattere contro un nuovo nemico, ingaggiato dai padroni: la tecnologia, l’Intelligenza Artificiale, che ruba loro posti di lavoro. In una sinistra del genere ci starebbe bene perfino la patrimoniale e l’uso sociale delle case sfitte (il fronte degli espropri opposto al fronte degli sfratti). Poi sul piano politico sorgerà lo stesso problema che sta sorgendo dall’altra parte con Vannacci: bisognerà allearsi con loro oppure no? Sono evidenti i vantaggi e i rischi di una simile operazione.
Non vi sto descrivendo qualcosa che possa interessare a voi, gentili e meno gentili lettori, e neanche a me, a noi; ma è qualcosa che avrebbe una ragion d’essere, qualcosa che deriva dalla realtà e dai suoi bisogni autentici, non qualcosa di calato dall’alto. E nemmeno quella caricatura del sociale rappresentata oggi dal sindacato pensionati Cgil, che mantiene il grugno conflittuale, ben rappresentato dalla fisiognomica di Landini, ma è ormai fuori da una vera sinistra sociale e anticapitalista, di lotta e di alternativa.
Compagni trovatevi il vostro Vannacci: un generale dietro la collina, un po’ garibaldino, vi sta aspettando.
PAOLO MIELI , HA PROPOSTO CONTE COME LEADER DELLA COALIZIONE PUR PREFERENDO LA SHLEIN . UN MOTIVO POTREBBE ESSERE QUELLO CHE IL GOVERNO CHE SUCCEDERA’ A QUESTO DELLA MELONI , SARA’ COSTRETTO A FARE TUTTO QUELLO CHE IN 5 QUESTI ANNI E’ STATO PROIBITO DALLA MELONI ED A CANCELLARE LEGGI INGIUSTE COME LA CARTABIA NORDIO , PIANTEDOSI VALDITARA , SALVINI ,SCHILLACI. , GIORGETTI … LAVORO PESANTEMENTE IMPOPOLARE PER CHIUNQUE SIA COSTRETTO A FARLO PER RIPRISTINARE LA GIUSTIZIA SOCIALE NEL NOSTRO PAESE.
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Una personalità come descritta serve come il pane e verrà fuori, perché il vuoto spaventoso esistente deve essere riempito.
Cmq MV ha descritto (quasi) perfettamente l’ inguardabile panorama della attuale e cosiddetta sx.
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..in realtà ce l’avevamo …quasi.
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dovrebbe dire cose del tipo: facciamo la patrimoniale, il salario minimo, reddito di cittadinanza? cose assurde così?
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Ecco un altro salvatore……
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Si però prima bisogna sentire Donald…..
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E dopo una buona propaganda USA andiamo a votare il nuovo!
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Il discorso di Marcellino(per inciso fantastico “Gianni e Pinotto”😂) andrebbe ribaltato:
Non è quello che serve a destra o a sinistra che andrebbe analizzato, ma quello che serve a Vannacci per scalare il 30% alle prossime politiche…previsione tutt’altro che campata per aria.
Cioè quella grande massa di potenziali votanti(maggioritaria nel paese) …che alla fine è sempre la medesima che è stata indispensabile,in ordine cronologico, alla Meloni, Salvini, Grillo(in buona parte) per ottenere ottimi risultati elettorali… e in misura minore(per dabbenaggine loro) a Rizzo,Zhok, Gianluigi Paragone… a cui (quest’ultimi 3)aspirano ardentemente a far innamorare.
Massa di elettori tanto cara a Marcellino, che è analizzata in maniera sublime in questo video.
8minuti(primi 30 secondi di trailer compresi) simpatici,ma profondi, da vedere e rivedere all’infinito, che inquadrano magnificamente questi potenziali elettori, sotto il profilo sociologico,politico e filosofico. Un Must accademico a cui andrebbe imposta la visione in tutte le scuole italiane…e non solo.
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