La buona sòla

Il governo ribadisce la linea della didattica in presenza. Ma se la Dad crea disuguaglianze, non sono da meno il precariato, le classi pollaio e l’assenza di dispositivi ffp2 per gli insegnanti. A due anni dallo scoppio della pandemia, i disagi della scuola rimangono i soliti.

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Classi pollaio, con studenti ammassati in pochi metri. Centinaia di migliaia di insegnanti precari, che convivono di anno in anno con la preoccupazione di dover cambiare scuola, se non addirittura città, con le conseguenze che ne derivano per gli alunni. Docenti costretti a rivedere in continuazione i metodi di insegnamento. Per non parlare dei limiti delle misure anti-contagio, tra cui spicca la dotazione di mascherine chirurgiche, mentre le famigerate Ffp2 rimangono praticamente un’utopia. La lista dei disagi è lunga e include anche gli interventi sul sistema di areazione, di cui non c’è traccia, pur essendo indicato come uno strumento fondamentale per limitare la diffusione del Covid. Se la didattica a distanza, come spiegato dal presidente del Consiglio Draghi, è sicuramente un problema, la condizione della scuola non è certo stellare. Fulminante il ragionamento di Christian Raimo, insegnante e scrittore, pubblicato su Facebook: «La Dad crea disuguaglianze. Le classi di 20 mq con 25 studenti e in cui ci piove dentro e le serrande sono rotte danno invece quel senso di unità a cui nessuno vuole rinunciare».

Il governo dei migliori non ha portato alla scuola i benefici sperati

La vita ordinaria negli istituti italiani resta insomma problematica, come prima, forse anche di più. In questo anno di governo dei migliori almeno sotto questo punto di vista nulla o quasi è cambiato. L’azione del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, non ha portato sconvolgimenti epocali. Anzi i problemi, già evidenti sotto la precedente gestione Azzolina, restano. Non ci sono più le polemiche sui banchi a rotelle, né la demonizzazione della titolare dell’Istruzione. L’unico passo in avanti, però, ad oggi è rappresentato dai 5 miliardi di euro, previsti dal Pnrr, per asili e scuole. Con mense e palestre, che si aggiungono alla manutenzione straordinaria.

Oltre 254 mila studenti costretti a fare lezioni in classi pollaio

Nell’attesa degli effetti salvifici degli agognati fondi, i dati descrivono un quadro catastrofico. Secondo una stima della Flc Cgil, infatti, 254 mila studenti seguono le lezioni nelle cosiddette classi pollaio, quelle sovraffollate. «Il numero di alunni per sezioni-classe va da un minimo di 18 a un massimo di 26 (con deroga a 29) alla materna. È incluso tra 15 e 26 (con deroga a 27) alla primaria; tra 18 e 27 (con deroga a 30) alle medie; tra 27 e 30, con un ulteriore possibile incremento del dieci per cento alle superiori», riferisce il sindacato, citando la norma del 2009 con cui sono stati modificati i parametri. In tal senso la situazione più preoccupante riguarda licei e istituti tecnici professionali con una stima di 205mila alunni ammassati in classi sovraffollate, dove la media è di 28 studenti ciascuna. «Stiamo lavorando sul dimensionamento degli istituti e la numerosità delle classi», ha garantito Bianchi. Ma siamo ancora alla fase delle promesse.

Dal precariato degli insegnanti, alla mancata fornitura delle mascherine ffp2, passando per le classi pollaio: i problemi della scuola italiana
Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi (Getty)

Nell’ultimo anno si sono rese necessarie 180 mila supplenze

Passando alla questione precari la situazione non migliora. Secondo i numeri del sindacato autonomo Anief, infatti, quest’anno sono state necessarie 180 mila supplenze, nonostante l’impegno a indire i concorsi per stabilizzare un numero crescente di insegnanti. Un trend in lieve discesa, considerando che nella scorsa primavera il pallottoliere superava quota 200mila. Ma che comunque corrisponde a un terzo del totale dei docenti impiegati nelle scuole statali. Un quadro che scatena le proteste di Marcello Pacifico, presidente di Anief: «Non possiamo più tollerare che chi ha un contratto da più di 36 mesi di supplenze svolte non possa contare su un impiego a tempo indeterminato». Per questo «con il nuovo anno, anche attraverso la contrattazione, cercheremo di arrivare a soluzioni chiare sugli organici e allo sblocco dell’assegnazione provvisoria, oltre al passaggio verticale del Personale Ata ignorato dalla manovra». Una bacchettata che trova d’accordo addirittura il sottosegretario al ministero dell’Istruzione Rossano Sasso: «Licenziata la legge di bilancio è ora di pensare ad un Decreto Scuola, che tenga conto delle specificità della comunità scolastica e non sia un semplice emendamento collocato da qualche parte», ha dichiarato.

Il problema degli edifici vetusti

Altra voce critica è quella dell’edilizia scolastica, su cui i fondi Pnrr dovrebbero intervenire in maniera significativa. L’ultima vera mappatura risale al 2018 e racconta di come oltre 7 mila edifici fossero qualificati come vetusti (costruiti più di 50 anni fa), il 18 per cento del totale. Il primato di vecchiaia delle costruzioni spetta al Piemonte (43,7 per cento), davanti alla Liguria (37,5) e Valle d’Aosta (27,9). Ma non è solo un problema relativo all’anno di costruzione. Tanto per rendere l’idea, in un Paese a forte rischio, solo il 13 per cento degli istituti è stato messo in piedi nel rispetto delle norme antisismiche. Cifra che, stando al dossier pubblicato in materia da Openpolis, aumenta al 25 nelle aree a maggior rischio. Di contro il 75 non è adeguato contro possibili scosse nelle zone considerate di maggior rischio.

Dal precariato degli insegnanti, alla mancata fornitura delle mascherine ffp2, passando per le classi pollaio: i problemi della scuola italiana
Banchi distanziati in una scuola italiana (Getty)

Le mascherine ffp2 per le scuole restano un’utopia

Dulcis in fundo, il governo ha legittimamente giurato guerra alla Dad, ma non ha fornito strumenti contro la diffusione dei contagi a scuola. Il distanziamento è impossibile, in particolare quando si parla di classi pollaio. E non solo. La disponibilità di mascherine ffp2 non è stata sufficiente. Secondo un sondaggio del sito specializzato Skuola.net, oltre l’80 per cento ha dovuto fare ricorso alle chirurgiche, erogate gratuitamente agli istituti. Le dotazioni dei dispositivi di protezione individuale non sono state aggiornate alle necessità, così come i trasporti pubblici non sono stati potenziati. Le testimonianze intercettate al rientro, dopo le vacanze natalizie, hanno raccontato di autobus e metro piene come al solito. Figurarsi, poi, se ci sono tracce dei lavori relativi alla sicurezza per i sistemi di areazione. Per quello. meglio affidarsi ai consigli della nonna e aprire le finestre. Con il rischio di esporsi al freddo.

Dal precariato degli insegnanti, alla mancata fornitura delle mascherine ffp2, passando per le classi pollaio: i problemi della scuola italiana
Una docente in una scuola italiana (Getty)

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