L’organizzazione Idsf, costituita da ex membri delle forze di sicurezza israeliane, può entrare liberamente al Parlamento europeo e tutelare gli interessi militari di Tel Aviv

(Gabriele Nunziati – lespresso.it) – Ci sono anche loro al “Mickey Mouse”, il bar del Parlamento europeo. Lo chiamano così perché lo schienale e i braccioli tondeggianti delle sedie ricordano la testa del personaggio di Walt Disney. È anche noto per essere il bar preferito da eurodeputati e lobbisti per un caffè informale. È per questo che qui può capitare di imbattersi in loro: i rappresentanti dell’Idsf, l’Israel defense and security forum. Gran parte dell’organizzazione è costituita da ex membri delle forze di sicurezza israeliane, provenienti da Idf, Mossad, Shin Bet e polizia. Il loro obiettivo, come esplicitato sul loro sito, è di promuovere un’agenda politica che tuteli gli interessi militari di Tel Aviv. L’Idsf risulta iscritto nel registro di trasparenza dell’Ue. Tuttavia, l’anno scorso, un’inchiesta di Follow the Money aveva rivelato come le attività di lobby dell’organizzazione fossero iniziate prima della loro registrazione e come alcuni degli incontri tra i rappresentanti dell’Idsf e membri del Parlamento europeo si fossero svolti in violazione dei criteri di trasparenza. Ne è un esempio l’incontro, non dichiarato, tra l’eurodeputata del Pd, Pina Picierno, e il presidente e fondatore dell’Idsf, Amir Avivi, un ex generale di alto rango dell’Idf oggi in pensione.
Nei suoi interventi Avivi si dichiara contrario all’esistenza di uno Stato palestinese e a favore degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. «La creazione di uno Stato palestinese in Giudea e Samaria (ovvero in Cisgiordania) costituirebbe una minaccia per la sicurezza nazionale di Israele», si legge a chiare lettere sul sito dell’Idsf. «Soprattutto, la Giudea e la Samaria, e in particolare Gerusalemme, sono il cuore del motivo per cui il popolo ebraico è tornato nella propria patria, come sancito dal diritto internazionale. Senza di esse, il popolo ebraico non può sopravvivere». I loro interessi a Bruxelles vengono portati avanti anche con l’aiuto di una società di consulenza con sede a Milano, la B&K Agency, guidata dall’italiano Luca Bertoletti e l’ucraina Julia Kril.
A gennaio di quest’anno il massacro di manifestanti compiuto dal regime iraniano ha sconvolto il mondo. Davanti a tali atrocità, il 12 gennaio, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha reagito vietando l’accesso ai locali dell’Eurocamera ai rappresentanti della Repubblica islamica. La decisione di Metsola, per quanto condivisibile, fa cadere la maschera dietro cui le istituzioni europee si nascondono. Quando interrogate sulla loro inazione nei confronti di Israele, molto spesso la risposta è che per poter agire serve il consenso degli Stati membri. In molti casi ciò è vero, ma non in tutti, come mostra questa vicenda. Un funzionario molto vicino alla presidente ha confermato a L’Espresso che Metsola ha effettivamente il potere di decidere a chi impedire l’accesso. Tuttavia, la fonte, che ha tutto l’interesse a proteggere l’immagine della numero uno del Parlamento, afferma che a livello pratico la decisione viene presa previa consultazione informale con i presidenti dei gruppi politici. La sostanza però non cambia: il potere di decidere lo ha Metsola. Le forze di sicurezza israeliane sono state inserite dall’Onu nella cosiddetta lista della vergogna, ovvero un elenco degli attori statali e non statali che hanno commesso gravi crimini contro i minori. Nella prima categoria, insieme al braccio armato di Tel Aviv, ci sono gli eserciti di Russia, Myanmar, Sudan, Sud Sudan, Congo, Siria e Somalia. In particolare, le forze israeliane vengono accusate di uccidere e mutilare bambini e di attacchi contro scuole e ospedali. Che sia per mancanza di coraggio politico o per assenza di volontà, rimane il fatto che ancora oggi rappresentanti di forze armate accusate di crimini così atroci possono entrare nel Parlamento per portare avanti i propri interessi.
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