
(di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Abbandoniamo per un giorno la politica e, armati di microscopio elettronico, ci occupiamo di nanoparticelle: Carlo Calenda da Lilliput, emblema della coerenza e della serietà, è impegnatissimo a fare autocritica per aver sostenuto il forzista Ciccio Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio Calabria col 65,68%. Questo clone di Cetto La Qualunque (Cannizzaro, non Calenda), deputato […]
Calendimaggio
(di Marco Travaglio) – Abbandoniamo per un giorno la politica e, armati di microscopio elettronico, ci occupiamo di nanoparticelle: Carlo Calenda da Lilliput, emblema della coerenza e della serietà, è impegnatissimo a fare autocritica per aver sostenuto il forzista Ciccio Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio Calabria col 65,68%. Questo clone di Cetto La Qualunque (Cannizzaro, non Calenda), deputato dal 2018, è noto per i comizi ruspanti in cui evoca il Padreterno, la Madonna, mammà e tutti i santi del cielo, ma soprattutto per la congiuntivite della sua prosa: “Io mi candido a scrivere la storia insieme a voi e a diventare il miglior sindaco che la nostra città abbi mai avuto”. Oltre al sempre decisivo Calenda, gli han dato una mano il suo spirito guida Giuseppe Scopelliti (4 anni e 7 mesi per falso in atto pubblico) e 12 anni di buon governo del pd Giuseppe Falcomatà (indagato per voto di scambio politico-mafioso). Quindi Carletto, che non vince nulla da quando il nonno Luigi Comencini lo infilò a dieci anni tra le comparse di Cuore, avrebbe potuto esultare per quel successo più unico che raro. Invece mai una gioia: se n’è già pentito. Prima ha provato a dare la colpa agli elettori, che sono la sua bestia nera (quando è in buona li minaccia: “Si meritano un meteorite”; quando dà in aceto li abolirebbe proprio): “Un tempo il centro era la maggioranza assoluta. Poi avete iniziato a votare gli influencer”. Ma sui social gli hanno ricordato che lui appoggiava Ciccio-Cetto e allora ha confessato: “Sono perfettamente d’accordo. Ho fatto l’errore di lasciar decidere ai territori senza conoscere il soggetto in questione. Purtroppo”.
Cosa siano di preciso questi “territori” che decidono per lui, e quanto misurino, e se siano pianeggianti o montuosi, non è dato sapere. Comunque è colpa loro, mica di Calenda che si è fatto imporre un tizio che manco sa chi sia (potrebbe conoscerlo in Parlamento, ma quando non è assente si distrae). La scena è un déjà vu di quella che lo vide protagonista, sempre a sua insaputa, nel 2022. Alle Comunali di Lucca, candidò in solitaria il figlio d’arte e direttore d’orchestra Alberto Veronesi, “persona seria e unica alternativa seria alla destra e alla sinistra”. Che infatti prese il 3,6% al primo turno e al ballottaggio si alleò con la destra, inclusa Casa Pound. Al che Calenda scoprì che il suo uomo era “incapace” e pure “sfigato” (dovevano averglielo imposto i famosi “territori”, in quel caso le colline della Lucchesia). E salì sul palco con Letta per sostenere l’aspirante sindaco di centrosinistra. Il quale, fino a qualche istante prima, aveva discrete chance di successo. Poi l’appoggio di Calenda fu decisivo, ma per far vincere il centrodestra. Quindi, senza Azione, Ciccio-Cetto avrebbe sfiorato il 100 per cento.
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Biennale, Calenda a La7: “Salvini non distinguerebbe un prosciuttificio dal padiglione russo”. Poi l’autocritica: “Sono stato un pirla” https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/10/biennale-calenda-salvini-meloni-russia-m5s-giuli/8381357/
Carlo Calenda ufficializza la sua candidatura a sindaco di Roma: “Auspico appoggio largo, complicato fare le primarie ora” https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/18/carlo-calenda-ufficializza-la-sua-candidatura-a-sindaco-di-roma-auspico-appoggio-largo-complicato-fare-le-primarie-ora/5970912/
Quando Calenda diceva: “Candidarmi a sindaco di Roma? Neanche morto, mi piace fare altre cose” https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/19/quando-calenda-diceva-candidarmi-a-sindaco-di-roma-neanche-morto-mi-piace-fare-altre-cose/5971923/
😂😂😂
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Quando un altro spettacolare dialogo Calenda-Travaglio ad Accordi&Disaccordi?? Infatti si lamenta che non lo invitino più dopo quel turbolento tête-à-tête. Se Luca Sommi vuole sbancare lo share, avvisi in tempo della sua partecipazione. Sarebbe un’altra indimenticabile soirée, per la gioia di noi fedeli telespettatori.
Un tema di discussione potrebbe essere l’apertura di una interlocuzione – così ha scritto auspicandola – se si delineasse la possibilità delle discesa in campo di Silvia Salis in cima al csx. Dopo l’auspicio di Carletto, la poveretta ha fatto marcia indietro rispetto alla disponibilità offerta nel caso glielo avessero chiesto. Da quel giorno, nessuno ne ha più parlato. Della serie: ecco come viene inesorabilmente bruciata una possibile candidata premier.
La micidiale sfiga che porta Calenda non ha nulla da invidiare a quella dell’occhialuto Totò, che Carrie di tanto in tanto ci propone.
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Scusate l’OT, ma la matematica non è un’opinione, a differenza di quelle – per quanto maldestramente convertite ad U – di Erri De Luca e Francesco De Gregori… Sussiste un’evidente discrepanza fra le cifre esposte nell’occhiello dell’articolo principale di apertura sul Fatto di oggi, venerdì 29, e quella ripresa nel sottostante sommario. Nel primo si argomenta di “DIETROFRONT: 5 miliardi anziché 15 in armi (…)”, dunque giusto 2/3 in meno. Mentre nel sommario “TROPPO IMPOPOLARI” si specifica: “I prestiti SAFE (Security Action For Europe) a uso bellico ridotti DI 1/3”. Delle due l’una: o i miliardi da spendere ammontano effettivamente a 5 (ridotti DI 2/3) oppure è sbagliata la preposizione semplice (‘DI’ al posto della corretta ‘A’) prima della frazione esposta nel sommario. Se la decurtazione fosse solo “DI 1/3”, i miliardi da spendere sarebbero 10 e non 5.
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