
(di Marcello Veneziani) – È difficile classificare il gesto di uno squilibrato contro la gente comune. Difficile stabilire i confini tra follia e terrorismo. In fondo chi uccide con una motivazione fanatica, magari aderendo a un gruppo, è anch’egli un esaltato e uno squilibrato che usa la religione o accusa il mondo come pretesti per sfogare il suo odio verso l’umanità, la sua vendetta perché si sente rifiutato; e attinge ai serbatoi di un’ideologia, di una fede, di una protesta per dare un estremo motivo al suo gesto folle e criminale. E quando non sono fuori di testa, scelgono di andarci, usando droghe pesanti per compiere l’impresa da invasati. Alcuni di loro ritengono che la loro azione sarà premiata in cielo, meriterà il paradiso di Allah perché ha punito gli infedeli o ha attaccato i santuari del nichilismo occidentale: supermercati, luoghi di vacanza e di eventi sportivi, discoteche.
Il caso di Salim El Koudri a Modena si situa a metà strada tra le due tipologie, tra la follia e il terrorismo: difficile distinguere dove finisce la psicopatia, diffusa anche in occidente e dove inizia il fanatismo ideologico-religioso dell’islamismo radicale.
Se consideriamo i precedenti, due sono i tipi di azione criminale compiuti da solitari: lo squilibrato che, soprattutto negli Stati Uniti, magari accampando una tesi suprematista, compie stragi soprattutto nelle scuole; e lo squilibrato che in Europa, magari all’ombra di una versione fanatica dell’Islam, si lancia sulla folla per causare una strage. La sola distinzione che si può praticare è quando si tratta di un gesto isolato e quando invece è un’azione di gruppo, preparata, condivisa in un disegno criminale da più persone che aderiscono a una cellula.
In pratica non cambia nulla, soprattutto per le vittime. Quel che è peggio, è difficile prevenire gli atti individuali, perché introversi e imprevedibili, di solito non compiuti da persone già segnalate come pericolose e capaci di gesti simili. La violenza molecolare è la più difficile da prevenire, si deve solo sperare in un intervento tempestivo delle forze dell’ordine o in un’azione volontaria di coraggiosi cittadini come è stato a Modena.
Chiedere di rendere più difficile procurarsi le armi, come di solito si ripete negli States, o espellere chiunque mostri segni di violenza tra gli immigrati non integrati o in crisi di rigetto verso il nostro modo di vivere, come chiedono i leghisti, non risolve il problema. La proposta di Matteo Salvini di rimandare nel paese d’origine gli immigrati che si sono macchiati di azioni delittuose può essere condivisa. Ma in questo caso specifico non è pertinente: sia perché il criminale in questione è cittadino italiano di seconda generazione sia perché la sua propensione alla criminalità non è stata preceduta da altri gesti insani ma si è rivelata solo con questa azione. È vero che la facilità con cui ci si procura le armi e le si usa con dimestichezza è una premessa frequente a gesti di questo tipo; indicativo, ad esempio, è il tasso di guardie giurate che disponendo di armi in casa e di una certa facilità d’uso compiono femminicidi con più frequenza di altre categorie (senza arrivare, è inutile dirlo ma gli stupidi sono sempre in agguato, ad accusare un’intera categoria di lavoratori che fanno quel mestiere).
D’altra parte se è folle caricare il gesto omicida di uno squilibrato suprematista su chiunque abbia simpatie politiche di quel tipo, altrettanto folle è caricare sull’Islam intero le azioni criminali compiute da altri squilibrati in versione fanatica.
La sicurezza delle nostre città è esposta al rischio imponderabile di questi folli contro le folle; però possiamo vivere senza la sindrome dell’attentato in quanto sono casi rari dal punto di vista statistico. Né possiamo rendere invivibile la vita quotidiana, lo shopping, il passeggio, la frequentazione di locali pubblici, tra controlli, diffidenze, presidi militari armati come se vivessimo sotto un permanente coprifuoco.
In questi casi le pene esemplari sono d’obbligo per fare giustizia e per rispettare le vittime; ma non sono deterrenti, non servono a scoraggiare chi ha perso la testa, è disperato e compie questo gesto come una soluzione finale, che spesso coinvolge la sua stessa vita. Lo stesso El Koudri ha tentato la strage nella convinzione che coincidesse col suo suicidio, del genere “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Chi arriva a quella determinazione, chi si lascia dominare da quell’insano, diabolico proposito, pensate che possa essere scoraggiato dal rischio di incorrere in sanzioni esemplari, inclusa la pena di morte? Il ladro o il piccolo delinquente possono essere scoraggiati da pene dure; il pazzo e il fanatico no.
Se passiamo dall’osservazione della realtà a un piano più alto di valutazione di questi crimini che avvengono in Occidente, abbiamo l’esatta percezione che il nichilismo e il fanatismo alla fine convergono in questa satanica impresa: l’odio per il mondo, per gli altri, muove entrambi, sia che si voglia punire presunti “infedeli” sia che li si consideri ostacoli alla propria vita e al proprio diritto alla felicità. Resta aberrante l’idea di un Dio che ordina di uccidere le sue creature.
Il tema dunque chiama in causa da un verso l’Occidente che non crede più in nulla, vive in una spettrale solitudine il proprio abissale individualismo, e dall’altro il fanatismo che prende a pretesto una religione o l’esaltazione del proprio Dio, come se per andare in paradiso si debba necessariamente uccidere e mandare all’inferno i presunti “nemici”. Il male non è solo loro, non è solo nostro.