Notti in Bianchi

Il ministro per l’Istruzione insiste sulla necessità della didattica in presenza. Gli esperti Galli e Pregliasco contrari alla riapertura delle scuole. Il Tar sospende l’ordinanza del presidente della Campania De Luca che aveva posticipato il rientro a fine gennaio. E il Veneto chiede il parere del Cts. Gli aggiornamenti.

(tag43.it) – Riapertura a ostacoli per le scuole con il Covid che rischia di paralizzare le attività. E notti agitate per il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che per ora tira dritto: «Sono rientrati la maggior parte degli studenti e dei professori. Stiamo monitorando attentamente la situazione e nel primo pomeriggio avremo i dati. Il dato evidente è che è ripresa la scuola», ha detto a Rainews24. La scelta di riportare tutti gli studenti in aula è motivata, ha sottolineato Bianchi, «dall’evidenza che il prolungato e diffuso uso di una distanza provoca problemi alla vita di una comunità. C’è un disposto sufficientemente flessibile che da una parte stabilisce il principio del ‘tutti a scuola’, dall’altro, laddove ci siano dei problemi, dà la possibilità di ricorrere alla distanza». Nessuna emergenza nemmeno per quanto riguarda le assenze. «I docenti sospesi perché no vax sono un numero estremamente limitato, sono sotto l’1 per cento sia dei docenti che del personale Ata», ha assicurato Bianchi. «I dati degli assenti per malattia per ora sono molto contenuti e in linea con gli anni passati. A gennaio c’è il picco delle assenze. Noi per far fronte a questo abbiamo rinnovato i contratti per i potenziamenti, i cosiddetti docenti Covid, abbiamo messo 400 milioni».

Costa: «Chi vuole mettere in Dad i ragazzi vuole tornare a chiudere il Paese»

Con Bianchi anche Andrea Costa, sottosegretario alla Salute, secondo cui «la ripresa delle lezioni in classe e in sicurezza è un segnale importante. Gli istituti e le aule sono luoghi sicuri e controllati». «Chi vuole mettere in Dad da subito tutti i nostri ragazzi», ha continuato, «vuole tornare a chiudere il Paese. Questo governo è di tutt’altra idea. Abbiamo scelto di tutelare il più possibile la scuola in presenza, perché luogo di crescita e presidio per la comunità: i nostri alunni hanno già pagato un prezzo troppo alto in questa pandemia».

Riapertura scuole: pressing di De Luca e Zaia per posticiparla

La Campania tiene chiuse le scuole, ma il Tar boccia De Luca

Rassicurazioni che, come noto, non hanno convinto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che ha deciso, nonostante le direttive del governo, il rinvio dell’apertura delle scuole in presenza. Il Tar della Campania ha però sospeso l’efficacia dell’ordinanza che disponeva la chiusura degli istituti fino al 29 gennaio. È stato infatti accolto il ricorso presentato da alcuni genitori e la presidente della quinta sezione del Tar, Maria Abbruzzese, ha fissato la camera di consiglio il prossimo 8 febbraio. Il decreto cautelare del tribunale entrerebbe in vigore da subito ripristinando la didattica in presenza per le scuole dell’infanzia, elementari e medie. «Dad per tre settimane per le medie e le elementari, per consentire una più vasta vaccinazione infantile e per scavallare il picco di contagi previsto per gennaio. E tutto questo accogliendo richieste pressanti di centinaia di presidi, di sindaci e di dirigenti sanitari», aveva spiegato il governatore campano a Repubblica. «Le nostre sono misure ragionevoli. Noi riteniamo di muoverci su un piano di piena legittimità», aveva aggiunto. «Siamo in una situazione di straordinaria e drammatica emergenza, che solo il governo non vede. La cosa davvero scandalosa è che il governo non ha riunito il Comitato tecnico scientifico come chiesto da tutte le Regioni, per avere una base sanitaria oggettiva e autorevole su cui fondare le decisioni. La nostra ordinanza invece, è conseguente alle valutazioni della nostra Unità di crisi e di tutti i dirigenti sanitari, sul piano epidemiologico e vaccinale». E, la stilettata: «So bene che nel governo c’è chi ostacola ogni misura netta, dopo aver strizzato l’occhio ai no vax e contrastato perfino il Green Pass».

In Sicilia riapertura posticipata fino al 13 gennaio: pressing dei sindaci sulla Regione

In Sicilia invece si spera nel miracolo. Il governo regionale dopo le rivolte dei sindaci e dei presidi ha preso tempo posticipando l’eventuale apertura delle scuole a giovedì 13 gennaio. Fino ad allora restano chiusi di tutti gli istituti di ogni ordine e grado. Ma niente Dad, solo un prolungamento delle vacanze in attesa della riunione della task force. La decisione è arrivata dopo il braccio di ferro con i sindaci pronti a chiudere le scuole per una settimana. Sulle barricate il palermitano Leoluca Orlando che aveva annunciato come fosse già pronta un’ordinanza per bloccare le riaperture in caso la Regione avesse confermato l’avvio in presenza il 10 gennaio. «C’è un problema sanitario: un numero enorme di contagi», aveva detto Orlando in qualità di presidente Anci Sicilia. «E al ministro Bianchi che parla di didattica in sicurezza vorrei ricordare che il problema non è solo interno alla scuola: i ragazzi poi tornano a casa, salgono sugli autobus. Gli ospedali sono sotto stress».

Covid e scuola, è battaglia sul rientro in classe. A 24 ore dal ritorno in aula continua il braccio di ferro tra Regioni e Governo.

In Veneto fino al 30 per cento tra studenti e insegnanti assenti causa pandemia

Preoccupazione anche in Veneto dove «il 25-30 per cento tra studenti e insegnanti sarà assente con defezioni dovute a malattia, quarantena o mancata vaccinazione», ha detto il presidente Luca Zaia a Mattino 5. «Draghi si faccia dare un parere dal Comitato tecnico scientifico perché l’assembramento è inevitabile, da noi, almeno 800 mila persone saranno confinate in aula per ore, con il rischio che, se ci saranno positivi, ci siano anche contagi». La richiesta è che il Cts faccia sentire la sua voce. Il sistema di tracciamento per Zaia non è sufficiente a garantire una ripartenza sicura. «Per le scuole primarie è impossibile che ogni ragazzino ne faccia due a settimana perché con la richiesta che già c’è il sistema, e in Veneto abbiamo il migliore del Paese, andremo inevitabilmente in crash. Per questo noi al momento spingiamo con il fai da te ma anche su questo c’è un limite».

Cts, Fabio Ciciliano: «Meglio riaprire la scuola subito per non stare chiusi fino a febbraio»

E dal Cts è arrivata una prima risposta. Per Fabio Ciciliano, componente del Comitato tecnico scientifico, è meglio riaprire la scuola subito «per non rischiare che resti chiusa fino a febbraio». Il quadro epidemiologico attuale, ha spiegato al Corriere della Sera, «è verosimilmente migliore di quello di fine gennaio quando si attende una crescita dei contagi. La scuola è fondamentale per la crescita e la maturazione dei ragazzi, forse non ci si rende conto che la perdita di competitività che i nostri figli avranno con i pari età degli altri Paesi ad economia avanzata farà piombare l’Italia in una condizione di arretratezza ancora peggiore di quella che avevamo nell’epoca pre-Covid».

covid: galli contro la riapertura delle scuole in presenza

I virologi contrari al ritorno in aula

Contrari al rientro in classe anche Massimo Galli e Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano. «Questa cosa del rientro adesso nelle scuole è imprudente e ingiustificata in una situazione in cui non ce lo possiamo permettere», ha detto Galli ad Agorà su Rai3. «La situazione dell’epidemia è in crescita, siamo in una fase espansiva esponenziale», ha fatto notare Pregliasco a Cusano Italia Tv. «La riapertura delle scuole porterà un ulteriore stress e temo che il valore giornaliero dei contagi continuerà ancora a crescere almeno fino alla fine di gennaio. Credo che vada soprattutto rilanciata la responsabilità di ciascuno di noi. Non è uno sprint, è una guerra di trincea quella del Covid». Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute e ordinario di Igiene all’Università Cattolica di Roma, al Messaggero ha ricordato: «Non si stanno prendendo decisioni sulla base delle evidenze scientifiche. In questo modo non si fermerà la pandemia. E le scuole chiuderanno de facto, perché con i contagi in classe scatterà la didattica a distanza».

Le richieste dei presidi rimaste inascoltate

Preoccupazioni condivise dai presidi. Le previsioni della rivista specializzata Tuttoscuola parlano di 200 mila classi in Didattica a distanza entro sette giorni da oggi. «Non si possono fare affermazioni di principio come ‘vogliamo la scuola in presenza’. Su questo siamo d’accordo», ha spiegato a Rainews24 il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli. «Non è questo il punto. Il punto è che sarebbe stato preferibile rinviare l’apertura di 2-3 settimane allo scopo di raggiungere degli obiettivi che non sono raggiunti. Invece noi abbiamo riaperto, con un numero di alunni positivi in crescita». Giannelli ha poi aggiunto: «Quello che il governo non ha potuto fare lo farà la pandemia. Sarebbe stato preferibile uno sforzo in più, dandosi il tempo di aumentare il tasso di vaccinazioni, soprattutto tra i più piccoli dove siamo ancora all’11 per cento di vaccinati».

2 replies

  1. ”’C’è un problema sanitario: un numero enorme di contagi», aveva detto Orlando in qualità di presidente Anci Sicilia. «E al ministro Bianchi che parla di didattica in sicurezza vorrei ricordare che il problema non è solo interno alla scuola: i ragazzi poi tornano a casa, salgono sugli autobus. Gli ospedali sono sotto stress».”’

    Orlando potrebbe anche spiegarci come mai non si è espresso così nettamente con 1.000 bare insepolte al cimitero di Palermo, per esempio.

    Ma comunque, questa della scuola è probabilmente la catastrofe annunciata del governicchio del Drago, che sembra sempre più simile al draghetto che voleva fare il pompiere.

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  2. Io penso che la scuola dovrebbe essere l’ultima a chiudere. Ci sarebbero state tante cose da fare in questo anno ( personale, spazi, ventilazione,…) e non è stato fatto.
    Ora la massima scusa per tenere aperte le scuole ( mai più DAD si era spergiurato, quindi fino all’ultimo alunno in presenza…) è che tanto poi, usciti da scuola, i ragazzi vanno in giro, si assembrano e bisognerebbe chiudere palestre e luoghi di ritrovo.
    Certo, prima della scuola bisognerebbe chiudere i luoghi di ritrovo. Inoltre gli alunni sono per lo più minori, quindi hanno dei genitori che ne sono responsabili. Non possono quindi, almeno per qualche mese, proibire ai ragazzi di uscire le sera e obbligarli limitare la “socialità”,alle ore di scuola? Troppo impegnativo imporsi ogni tanto? Il pargolo ne sarà gravemente danneggiato a vita?

    Mi pare che il Governo abbia pochissima stima nelle famiglie e tenda quanto più possibile a sostituirsi alle stesse pretendendo ben poco da loro e trattandole da incapaci e desiderose solo
    di delegare. Eppure la parola “famiglia” non manca mai sulle loro bocche . Per pura propaganda, ovviamente.

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