Quirinale, spettro voto anticipato per i partiti

Col voto anticipato tagli alle poltrone: ci perdono soprattutto M5s e Forza Italia

(affaritaliani.it) – Le trattative per il Quirinale entrano nel vivo. E i partiti iniziano a fare la conta dei feriti nel caso le cose andassero male. Il Messaggero sottolinea che in caso di elezioni anticipate scatterebbe un “clamoroso taglio di poltrone”. “Com’è noto, infatti, con le prossime elezioni politiche le due Camere del Parlamento perderanno ben 345 degli attuali 945 posti: i deputati scenderanno da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200”.

Col voto anticipato tagli alle poltrone: ci perdono soprattutto M5s e Forza Italia

Prospettiva che non piace a nessuno. Ma chi ci perderebbe di più? Secondo il Messaggero “la tagliola non colpirebbe tutti i partiti allo stesso modo. Per M5S e Forza Italia, infatti, almeno sulla base degli attuali sondaggi, alla riduzione dei seggi si aggiungerebbero anche gli effetti della forte riduzione dei voti rispetto al 2018 con risultati devastanti. Sulla base delle ultime simulazioni – che vanno prese con le molle, sia chiaro – se si votasse domani con la stessa legge elettorale del 2018 i 5Stelle otterrebbero 60 deputati contro i 221 raccolto col bottino di quattro anni fa quando ottennero addirittura il 32 e passa per cento dei suffragi. Analoga sorte potrebbe investire i forzisti che nel 2018 raccolsero circa il 14% dei voti ottenendo più di 100 rappresentanti”.

Il piano B con Draghi al Colle: Gentiloni premier senza la Lega

Anche per evitare questo scenario, dunque, i partiti stanno cercando di stilare piani B e piani C per evitare il voto. Secondo la Stampa, un’ipotesi molto concreta potrebbe essere quella di Paolo Gentiloni premier con Mario Draghi al Colle. In caso di ascesa di SuperMario al Colle, scrive la Stampa, “molto probabilmente il leader della Lega Matteo Salvini lascerà la maggioranza, permettendo così agli altri partiti di compattarsi nella cosiddetta coalizione Ursula, ispirata cioè a quella che ha eletto la presidente della Commissione Ue Von der Leyen. Resta da capire cosa farà Forza Italia, ma sembra certo che dal governo non si sfileranno i centristi di Coraggio Italia e di Iv. L’idea di un esecutivo politico, con un premier politico, prende sempre più largo, nella convinzione che uno schema tecnico (con i soliti nomi dei ministri Daniele Franco, Vittorio Colao e Marta Cartabia) sarebbe molto più esposto alle intemperie dell’anno elettorale che chiuderà la legislatura”.

E secondo il quotidiano di Torino “la carta Gentiloni sarebbe certamente la mossa migliore per “rassicurare” le istituzioni dell’Ue e le principali cancellerie. Con l’avvicinarsi della data per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, in Europa sta salendo una doppia preoccupazione. Da un lato c’è il timore che la fine del governo Draghi possa portare a una fase di instabilità politica capace di frenare le principali riforme che sono ora sul tavolo Ue. Dall’altro c’è la paura che l’Italia rallenti la sua corsa verso gli obiettivi del Recovery Fund: perdendo i soldi, e mettendo a repentaglio la buona riuscita del maxi-piano europeo”, conclude La Stampa.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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9 replies

  1. Io farei il contrario e cioè: Gentiloni P.d.Repubblica e Draghi rimane P.d. Consiglio. Mi sembra una soluzione più saggia e che può andar bene a tutti sia in Italia che all’estero. G. Mazz.

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    • a tutti chi? perché non credo che alle destre andrebbe bene l’ennesimo PD coma Capo dello Stato. e questa volta il PD non ha i numeri per eleggersi da solo il suo Presidente della Repubblica, anche se batte il piedino per poterlo fare, ritenendo che ci sia un articolo della Costituzione che dice che il Presidente della Repubblica debba essere un PD. ma così non è.

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  2. come sempre i giornalastri non raccontano la realtà com’è, ma come vorrebbero che fosse.
    siccome con quel cazzettaro di Giannini (uno dei peggiori giornalisti italiani) la Stampa è diventata una brutta fotocopia di Repubblica, adesso dice che Gentiloni potrebbe diventare presidente del consiglio, semplicemente perché a lorsignori piacerebbe l’ennesimo governo piddino.
    e paradosso dei paradossi: la legislatura “del cambiamento” a maggioranza relativa M5S si concluderebbe esattamente con lo stesso governo che ha chiuso la precedente legislatura.
    una restaurazione in piena regola.
    resta da capire perché mai al M5S, che è ancora la prima forza in Parlamento, dovrebbe andare bene che a guidare il governo sia il PD, che, come numero di parlamentari, non è neanche la seconda forza ma la terza.
    ma si sa che il PD ha un diritto divino a governare.

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  3. Necessito di essere volgare, chiedo pardon
    “E secondo il quotidiano di Torino “la carta Gentiloni sarebbe certamente la mossa migliore per “rassicurare” le istituzioni dell’Ue e le principali cancellerie.”

    Che puttanata enorme!
    Ma ragazzi, la fama di Gentiloni in Europa è pessima, e quindi sì, magari vorrebbero toglierselo dalle b…e, ma non certo perché lo stimano o lo temono!
    Inoltre, l’asse Draghi-Macron, piaccia o meno nei contenuti, lo scavalca completamente. Lui era per la restituzione del debito a partire da quest’anno alle vecchie condizioni. E poi ricordare che alla commissione l’abbiamo candidato noi, mica l’hanno scelto loro!

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    • @paolapci
      come ho detto sopra, è la narrazione di una cosa che non esiste nella realtà, esiste solo nella mente dei giornalisti, e cercano di farla diventare realtà spacciandola come una verità inconfutabile per i lettori boccaloni che ci credono senza farsi domande.
      loro vedrebbero benissimo come capo del governo Gentiloni, il solito pupazzo piddino, e all’improvviso Gentiloni diventa rassicurante per tutti: mercati, cancellerie, UE, USA, e chi più ne ha più ne metta.
      non gliene sbatte nulla del fatto che Gentiloni stia sul cazzo all’universo mondo, primi fra tutti gli elettori che (ce lo si è già dimenticato) nel 2018 diedero bastonate elettorali al PD proprio con Gentiloni capo del governo.
      ma è un vezzo della malastampa. nel 2018 i giornalastri consideravano Conte un burattino. nel 2019, quando serviva a far tornare il PD al governo, magicamente era diventato anche lui un uomo in grado di rassicurare l’UE e le cancellerie.
      quando vogliono sponsorizzare uno che piace alla gente che piace, ecco che dicono che è rispettato in Europa e in grado di rassicurare tutto e tutti.
      pagliacci stracci.

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      • “primi fra tutti gli elettori che (ce lo si è già dimenticato) nel 2018 diedero bastonate elettorali al PD proprio con Gentiloni capo del governo.”

        Ah ah ah! Tu conosci una sola persona che non ha votato od nel 2018 perché Gentiloni era a capo del governo?
        Rilancio: tu conosci una sola persona che si ricorda che nel 2018 er moviola era a capo del governo?
        Dai, che il merito è tutto di chi sappiamo.

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      • A proposito: questa è una colpa che devi dare a Conte: aver fatto il nome di Gentiloni. E si era nel Conte 1. Altro che tutte quelle cose che gli attribuisci, che sono meriti peraltro.

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      • @paolapci
        io non ho detto “diedero bastonate al PD proprio a causa di Gentiloni”, ma “proprio con Gentiloni a capo del governo”. Er Moviola in quel momento era un burattino del Bomba, e gli elettori votarono, oltre che contro il Bomba, contro il sistema di potere che il Bomba si era costruito, contro tutte le Boschi, le Madie, i Lotti, e compagnia cantante. e Gentiloni era il pupazzo sul quale si reggeva ancora questo sistema nonostante il foglio di via che gli elettori avevano recapitato alla Lince di Rignano col voto sul referendum.
        quindi ok, nel 2018 gli elettori non votarono *specificamente* contro Gentiloni, che è un insulso al livello di Conte (ma senza bimbe, bimbi e bambi): votarono contro tutto quello che rappresentava, e per questo, se hanno un po’ di cervello, anche adesso dovrebbero non volerlo rivedere neanche in cartolina.

        ma ti devo correggere: Gentiloni non è stato nominato Commissario sotto il Conte 1 (ché Salvini mai e poi mai avrebbe mandato un piddino a Bruxelles, sapendo che gli avrebbe remato contro): è stato nominato commissario perché indicato dal Conte II, a settembre 2019, a suggello della nuova alleanza giallorossa, e a Bruxelles è stato approvato grazie alla famosa “maggioranza Ursula”.
        quindi demerito pieno del Bamboccio, nella sua versione giallorossa, assieme a tutti gli altri demeriti che ha (io di meriti continuo a non vederne).

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