I silenzi di Mario Draghi

Ci fu un tempo in cui la stampa del tutto va bene madama la marchesa si sdilinquiva davanti ai silenzi di Mario Draghi. Dal suono, signora mia, così armonioso e prestigioso perché bisogna essere davvero dei fuoriclasse per tacere così bene […]

(DI ANTONIO PADELLARO – Il Fatto Quotidiano) – Le immagini, abbastanza spettrali, dei ministri Speranza, Brunetta e Bianchi colti in diretta tv all’uscita di Palazzo Chigi – pallidi, stremati, impegnati a proclamare l’unanimità dell’esecutivo sull’obbligo vaccinale quando tutto il mondo sapeva dello strappo leghista – rendono inevitabile la battutaccia di un governo finito in mezzo a una strada. Una comunicazione improvvisata male e interpretata peggio, decisa quando “visto il clima elettrico si decide di far saltare la conferenza stampa” (Corriere della Sera). Un evidente infortunio mediatico nelle ore più ansiogene del picco Covid, destinato, secondo gli esperti, a trasformarsi entro la fine di gennaio in uno tsunami di contagi e terapie intensive. Ma, soprattutto, un clamoroso errore politico quando cioè il Paese aveva assoluta necessità di ascoltare la voce più autorevole e rassicurante sulle misure adottate, quanto mai emergenziali: quella del presidente del Consiglio. E, magari, in un luogo istituzionale acconcio e non con qualche battuta sbiascicata tra i passanti. Ci fu un tempo in cui la stampa del tutto va bene madama la marchesa si sdilinquiva davanti ai silenzi di Mario Draghi. Dal suono, signora mia, così armonioso e prestigioso perché bisogna essere davvero dei fuoriclasse per tacere così bene. Niente a che vedere, per carità, con l’esibizionismo compulsivo di quel Giuseppe Conte, con la sua mania di metterci la faccia nell’annunciare sciocchezzuole come il lockdown e, sempre, ma tu guarda, all’ora di cena. Ora che siamo davanti a provvedimenti così rigorosi e complessi, che pongono serissimi problemi di applicazione e perfino di legittimità costituzionale (“l’obbligo non si può imporre senza una revisione del consenso informato”, ha detto Andrea Crisanti a proposito dell’“improvvisazione” governativa) non sarebbe opportuno che i cittadini apprendessero direttamente dalla voce del premier il come e il perché delle misure adottate? E che cosa dobbiamo ancora aspettarci? Per essere pronti? Infatti, signor presidente del Consiglio, il suo “salvare vite” è un concetto troppo allarmante e vitale per affidarlo alle poche righe di un comunicato. Serpeggia uno stato di panico che va tenuto sotto controllo. Il Quirinale può attendere.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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12 replies

  1. Padellaro perché scrivi sempre questi articoli barbosi di cronache da scuderie? Si, il sovrano è muto e attende mentre si guarda circospetta attorno, in quell’ acquitrino dove ogni specie di belva attende e si attarda che la sua ora giunga per disvelare al mondo intero la sua natura antropomorfa.

    Quello che dispiace è il forte provincialismo che svena anche i fiumi più copiosi.
    E già in alcuni commenti è apparso il senso del ridicolo legato alla riconduzione di ogni bene, piacevole o spiacevole ch sia, alla dimensione politica, non solo, ma qualcuno ha anche appuntato che è il livello del parlamento a generare le distorsioni del governo, pur con le acutezze di un premier in pectore e dalle enormi influenze che attardano però, a manifestarsi in tutte le sfere dello scibile a cui noi, poveri comuni mortali, siamo chiamati a sottostare, scegliendo di buon grado, secondo il proprio percorso.

    Dispiace che una nazione si voglia sentire grande radendo al suolo ogni punta che spunta oltre la lunghezza delle mille braccia.
    Tutto a norma, tutto bene?

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      • Non serve. Il punto e’ che una persona fa quel che:
        a) gli passa per la testa
        b) gli fanno fare
        Indi per cui se a te non piace il primo elemento logico che dovrebbe coglierti sarebbe “Emmo’?”, seguito o da “che faccio” o da “qualcuno ha sbagliato”. Il rapporto tra le due opzioni determina l’improbabile alchimia politica individuale o di massa.

        PS Durante il fine settimana, se classe media, si puo’ usare il punto interrogativo.

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  2. Padellaro ha ragione da vendere. Stasera, guardando il Tg di sky, ho appreso con enorme sorpresa che l’attesa conferenza stampa di ieri sera, nella quale sarebbe stato annunciato ufficialmente (e possibilmente spiegato) il nuovo decreto, la cui bozza era appena stata distribuita alla stampa tramite apposito pizzino (bontà loro), non c’è proprio stata: ad oggi, incredibilmente, faceva ancora fede il pizzino (motivo per cui esistono versioni diverse, nonché varie voci di corridoio in merito a cosucce come entrata in vigore, multe ed altri aspetti non di poco conto).

    Ed io che credevo di essermela persa per ragioni di orario, e che durante l’attesa (ben presto interrotta), mentre apprendevo gl’inquietanti contenuti della bozza dati per sicuri, mi domandavo pure chi sarebbe stato tanto coraggioso da offrire il petto al plotone d’esecuzione dei microfoni (si fa per dire, data l’estrema benevolenza, per non dire palese ruffianaggine, tante volte vista all’opera negli ultimi mesi: da ultimo, i famosi applausi prenatalizi “gangnam style”, ovvero alla coreana), insomma ero curioso di sapere chi sarebbe stato a metterci la faccia, sebbene non tanto curioso da non poter aspettare il giorno dopo per saperlo, comunque: a Draghi ci credevo poco, dato che finora non s’è ancora preso mezza responsabilità (delle numerose cazzate, eh, che a prendersi quella dei successi, ancorché presunti, son capaci tutti, e solo l’Altissimo può sapere quanto questo decreto, l’ennesima toppa peggiore del buco, sia una cazzata tra le più immani, per diversi motivi sui quali ora per brevità non mi dilungo); come alternativa più probabile, mi aspettavo sicuramente Speranza, che se è ancora Ministro (unico risparmiato della vecchia squadra anticovid), è solo per fungere da utile capro espiatorio alla bisogna, (compito che fin qui ha svolto egregiamente), logicamente accompagnato da Orlando e da almeno un terzo qualuque scelto a casaccio.

    L’ultima cosa che mi sarei aspettato è che la faccia non ce la mettesse proprio nessuno, fuga dal retro a parte: un vero monumento equestre all’ipocrisia, se non fosse anche tragicamente agghiacciante.
    Alla fine, l’ingratissimo compito di degnarsi di offrire qualche misera delucidazione è stato affidato al povero (si fa per dire) Andrea Costa, nientedimeno: un sottosegretario! Se non fossimo nel bel mezzo di una tragedia, sarebbe il momento di seppellire Mario Draghi sotto una risata, chiedendogli di mandare direttamente un commesso o un usciere, la prossima volta (ovvero tra breve, a questo ritmo) come ai bei tempi del Berlusca (che, sebbene solo su mezza stampa, in casi analoghi di miseria istituzionale almeno veniva regolarmente spernacchiato). E comunque, nemmeno Costa ci ha messo davvero la faccia ma solo la voce, visto che i chiarimenti che tutti attendevano (davvero troppo lacunoso il pizzino ufficiale, perfino per l’informazione più serva d’Occidente) sono stati offerti ai microfoni di Rai Radio1, in mattinata.

    Ora, capisco che il CdM definisca ed approvi soltanto le linee guida, mentre tutta una serie di dettagli tecnici venga, per forza di cose, definita meglio per essere trasformata in testo di legge solamente nei giorni seguenti, ma la data precisa di entrata in vigore non è certo un dettaglio, così come non lo sono importo, frequenza e modalità di elevazione delle eventuali sanzioni.

    Riguardo alla data di entrata in vigore del provvedimento: stando a quanto precisato da Costa, scatterà a partire dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma la voce iniziale sulla metà di febbraio aveva un suo senso logico, che non è quello “suggerito” da Travaglio che, nel suo editoriale odierno, prima di esagerare come ultimamente gli capita, ed avventurarsi in paragoni azzardati e quanto mai fuori luogo con l’eutanasia, allude al fatto che, a quella data, i giochi per il Colle (ove Draghi annunciò il desiderio di traslocare) sarebbero ormai fatti (ma, ad oggi, nessuno può dirsi certo di sapere che non sarà proprio lui a ritrovarsi con la patata bollente in mano).

    Molto più banalmente, il senso logico consisterebbe nel lasciare alla gente almeno il tempo tecnico per mettersi in regola, considerato che, anche nel remoto caso in cui tutti i renitenti al vaccino ritenessero di adeguarsi quantomeno alla legge (alla logica e al buon senso, non sia mai) ed avessero iniziato tutti a prenotarsi fin da subito, occorrerebbe comunque un certo lasso di tempo, tra attesa per il proprio turno e il fatto che il Super Gp, attualmente, viene concesso solo a partire dal 15° giorno successivo al ricevimento della prima dose (cosa di cui, molto probabilmente, né il sottosegretario espiatorio né il suo mandante si sono ancora resi conto).
    Che facciamo: nell’attesa, li lasciamo obbligatoriamente a casa tutti per non meno di tre settimane? Si parla di circa due milioni di lavoratori che fino a stamattina sono regolarmente al loro posto.
    Sono pronto a scommettere che questo aspetto verrà ritrattato nelle prossime ore, a meno che Confindustria non abbia fatto i suoi conti, e non abbia calcolato che i già decimati lavoratori effettivi riescano anche ad occuparsi del carico di lavoro extra causato dalle inevitabili assenze, il tutto senza essere costretti a rallentare la produzione, ma ci credo poco.

    Par di sognare: quando c’era Giuseppi, c’era Giuseppi anche a metterci la faccia, con tanto di Q & A al termine della conferenza stampa, e gli veniva ugualmente rimproverata la qualunque. Ad appena un anno di distanza (anche se pare un secolo), è rimasto solo il Fatto Quotidiano ad essere in grado di chiedere conto al PdC di una simile mancanza di galateo istituzionale.
    Gli altri, a quanto pare, ormai sono capaci solo di applaudire.

    Sono pronto a giocarmi la cistifellea che Filippo Roma si stia tenendo ben alla larga dalla signora Maria Serenella, onde evitare di condividere lo spiacevole destino lavorativo dell’ex collega iena Andrea Sortino, quello che andò a Ceppaloni dai Mastellas in pieno scandalo Udeur (legato alla caduta del Prodi II), e poi protestò pubblicamente perché non gli mandarono in onda il servizio: da allora, davanti ad una telecamera, non ha mai più lavorato.

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  3. “Ci fu un tempo in cui la stampa del tutto va bene madama la marchesa si sdilinquiva davanti ai silenzi di Mario Draghi. Dal suono, signora mia, così armonioso e prestigioso perché bisogna essere davvero dei fuoriclasse per tacere così bene.” 😆
    “Niente a che vedere, per carità, con l’esibizionismo compulsivo di quel Giuseppe Conte, con la sua mania di metterci la faccia nell’annunciare sciocchezzuole come il lockdown e, sempre, ma tu guarda, all’ora di cena.”
    👏🏻👏🏻👏🏻

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  4. Che uno sia solipsistico e parco di parole, ci sta. Ma Draghi esagera. Dovrebbe farsi vedere da uno psichiatra. Il suo si chiama autismo. Praticamente un robot avrebbe maggiore empatia e calore umano. Siamo sicuri che non sia un umanoide artificiale?

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    • Purtroppo è uno che se frega altamente del “popolo”, probabilmente provandone pure ribrezzo. Perché mai dovrebbe spiegare alla plebe ciò che “il suo alto intelletto” partorisce? Lui rende conto solo a chi gli sta sopra e sa bene come far apparire i suoi errori colpe altrui.

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    • a volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio. aforisma di Oscar Wilde!

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  5. Chi chiama elevato un anziano comico di avanspettacolo come può meravigliarsi delle altezze di uno con il curriculum del Drago? Mistero.

    Il lamento, le lamentele continue , i confronti con il passato sono ormai gli unici punti di riferimento per qualsiasi azione politica, sociale o passibile e umana?
    Certo se passa un barbone si schifa e ad uno che chiede l’elemosina diventiamo di sana pianta con le tasche vuote.

    Se nelle città vi sono dei virtuosismi non è detto che questi ricadano anche nelle aree limitrofe: dove la Caritas da pasti gratis , dove ha magazzini, ma i barboni sono sempre barboni e i poveri sono sempre poveri.
    Lo stato non è organizzato in modo omogeneo mentre le necessità umane sono sempre le medesime.
    Avanti di diritto miei prodi, viene da esclamare e anche di fronte allo studio scientifico una legge di diritto è pur sempre legge che divide i buoni dai cattivi e il grano dal loglio.
    La differenza di non poco conto è che la scienza esige l’osservazione e banna le interpretazioni che non siano verificabili e falsificabili a meno che non si tratti di anamnesi psicologiche che è scienza dalle maglie molto ampie e facilmente manipolabile attraverso le interpretazioni.
    Mentre le scienze giuridiche sono strutture in codici di regolamenti civili della società, molto interpretabili a seconda della pecunia.
    Vedete voi se in qualche cavillo trovate la risposta alla guerra contro il virus.
    I tso li benedicete per le persone ribelli in quanto dovete sfoggiare , visoni, passaporti pieni di timbri e feste tra importanti, senza il frastuono dei poveri disillusi da un ladrocinio di lavoro che va avanti da un bel popò di tempo.
    I lacchè sono sempre utili e obbedienti inservienti. Non importa avere una o due lauree, se si è bravi e s’impara strada facendo, fa lo stesso, anche mettendo sotto ai piedi le stesse leggi che fanno tanto di c-appello.. per restare in rima.

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