La “Repubblica delle Banane”

Il Parlamento della Repubblica non è forse mai stato umiliato come da questo governo (35 voti di fiducia in 11 mesi): che è nato per volere di Mattarella, attraverso eventi non del tutto limpidi sotto il profilo della sostanza democratica. Lo ha ben compreso quella metà abbondante degli italiani che ha smesso di andare a votare, prendendo atto della totale inutilità di quello che appare ormai come un rito di una religione che non c’è più […]

(DI TOMASO MONTANARI – ilfattoquotidiano.it) – Lo confesso: sono reo di lesa maestà. Abituato a leggere – da storico dell’arte – ogni dettaglio degli autoritratti del potere, mi ha colpito l’insistenza con cui le grandi palme (superilluminate) dei giardini del Quirinale finivano nelle immagini dell’ultimo discorso del capo dello Stato. E ho scherzosamente scritto su Twitter: “La prevalenza della palma nell’iconografia presidenziale. Il ritorno del rimosso: la repubblica delle banane che siamo…”.

Il senso mi pareva chiaro: quel paesaggio caraibico faceva venire in mente una repubblica delle banane, quelle che – come dice Wikipedia – sono governate “da un’oligarchia ricca e corrotta” (cosa ci ricorda?).

Apriti cielo, il capo della comunicazione del Quirinale si è scomodato a blastarmi: “Il professore, anzi il magnifico rettore, si intende sicuramente di arte ma poco di botanica. Il frutto della palma è il dattero, l’albero che produce le banane è il banano…”, aprendo così la strada alla gogna dei giornaloni, genuflessi coi turiboli.

Naturalmente il punto non era la botanica, ma la politica. Avrei potuto anche scrivere che quel paesaggio esotico così insolitamente in evidenza faceva venire in mente un celebre aforisma – altre volte riferito a Napoli, e, insomma, all’Italia – per cui “Roma è l’unica città mediorientale senza un quartiere europeo”. Per suggerire che al fiume di retorica dolciastra e autocelebrativa del discorso presidenziale corrisponde una realtà ben diversa: succede nelle finte democrazie, dove la propaganda prende il posto della verità.

Come accade nel passaggio dedicato alle istituzioni della Repubblica, in cui Mattarella ha ringraziato “innanzitutto il Parlamento, che esprime la sovranità popolare. Nello stesso modo rivolgo un pensiero riconoscente ai presidenti del Consiglio e ai governi che si sono succeduti in questi anni. La governabilità che le istituzioni hanno contribuito a realizzare ha permesso al Paese, soprattutto in alcuni passaggi particolarmente difficili e impegnativi, di evitare pericolosi salti nel buio”.

Il Parlamento della Repubblica non è forse mai stato umiliato come da questo governo (35 voti di fiducia in 11 mesi): che è nato per volere di Mattarella, attraverso eventi non del tutto limpidi sotto il profilo della sostanza democratica. Lo ha ben compreso quella metà abbondante degli italiani che ha smesso di andare a votare, prendendo atto della totale inutilità di quello che appare ormai come un rito di una religione che non c’è più. Ma su questo nemmeno una parola. E la scelta del termine “governabilità” è essa stessa una spia assai eloquente. Come ha scritto Gustavo Zagrebelsky: “Tra le tante insidie linguistiche che fanno presa nel nostro tempo c’è la ‘governabilità’, una parola venuta dal tempo dei discorsi sulla ‘grande riforma’ costituzionale che hanno preso campo alla fine degli anni Settanta e, da allora, ci accompagnano tutti i giorni. Cerchiamo di rimettere le cose a posto, a incominciare dal vocabolario. (…) Sono i governandi, coloro che possono essere più o meno ‘governabili’ o ‘ingovernabili’, a seconda che siano più o meno docili o indocili nei confronti di chi li governa”. Insomma, la visione di un popolo docile: senza conflitto sociale, senza politica. Cioè senza vera democrazia.

Per non parlare del passaggio in cui Mattarella riconosce che “le dinamiche spontanee dei mercati talvolta producono squilibri o addirittura ingiustizie che vanno corrette anche al fine di un maggiore e migliore sviluppo economico”. Sorvoliamo sull’uso grottesco del “talvolta”, in un Paese letteralmente sfigurato dalle diseguaglianze: ma davvero la bussola non è la giustizia sociale e il “pieno sviluppo della persona umana” (art. 3 Cost.), ma lo sviluppo economico? Quale Costituzione ha difeso Mattarella in questi sette anni?

Ma tranquilli: le palme fanno i datteri, non le banane.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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14 replies

  1. Precipitosa spiegazione del Magnifico Rettore Montanari, impiego, ricordiamolo, remunerato dalla Repubblica delle Banane, dopo essersi accorto dell’assoluta banalità e inutilità del suo commento al discorso di Mattarella.

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    • Caso mai della BANANALITA’ del commento.

      Ad ogni modo non mi pare che datteri siano originari della Svezia. Se parliamo di Nord Africa, 10 anni fa un paese con tanti datteri (Libia) è stato sfasciato in nome della democrazia e degli interessi (altrui).

      E noi complici.

      Quanto al resto, prova a dirci precisamente, cosa rappresenta per la democrazia votare 35 fiducie in 11 mesi.

      Cosa rappresenta il concetto della sovranità del popolo e chi lo rappresenta, il governo o il parlamento? Perché il supremo difensore della costituzione italiana ha il dovere di farlo notare, invece non ha fatto altro che firmare tutto, tra cui il ROSATELLUM che è il motivo per cui ci troviamo ancora Renzi tra le 00

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  2. Condivido tutto compreso la difesa della Costituzione che non c’è da decenni .Il popolo deve essere il solo protagonista con le votazioni che non vanno rimandate ancora.Tutto il resto è noia .

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    • @Antonio dm
      “Condivido tutto compreso la difesa della Costituzione…”.
      Montanari dice anche delle cose giuste, ci mancherebbe. Ma il suo (ripeto) inutile commento al discorso di Mattarella ha rivelato, almeno a me, solo l’insopprimibile ego e voglia di protagonismo del Magnifico Rettore. Ha pensato di scrivere una cosa divertente, ed è stato costretto a ripassarsi il discorso di fine anno e replicare, risultando più retorico di Mattarella. Spezzo comunque una lancia in suo favore: manca poco e il PdR se ne torna a casa. Quale migliore occasione per Montanari di puntare al Quirinale e far valere finalmente la VERA Costituzione Italiana?

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      • la prossima volta Montanari fa leggere a te in anteprima le sue repliche, così potrai giudicare se sono utili o meno, evitandogli tutti questi grattacapi.

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      • @Landa
        Mi scusi se mi sono permesso di non apprezzare commento e replica del Sign. Montanari. Non lo farò più.

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  3. Su questa finta governabilità dovuta esclusivamente alla paura dei così detti “rappresentanti del popolo” di perdere gli emolumenti, Montanari ha fatto un’analisi impeccabile.
    La pagliacciata sui datteri e le banane dimostra l’assoluta inadeguatezza della classe dirigente ai più alti livelli.

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  4. X il capo comunicazione del Quirinale:
    Le palme da datteri sono piante del nord Africa quindi x niente rappresentative dell’Italia!
    Sempre che non si voglia attraverso le palme magrebine ricordare al popolo italico cosa gli aspetta in futuro.

    Bravo Montanari complimenti.

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  5. Bravo Grasso!
    Ha fatto proprio bene a rispondere all’unica accennata critica, nemmeno direttamente al pdr, di conseguenza si è parlato più di lui e del giardino del Quirinale che di Sergio. E così ha corroborato il giro di giornali e tv fatto fino a poche settimane fa per promuovere il suo libro. Perché mai avere il buon gusto di attendere la fine del settennato prima di scrivere, e non approfittare della popolarità che giammai riavrà? Controllato le vendite? Superato Fabio Volo? Mi sa de no!

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  6. A proposito di Repubblica e dei “furbetti” del reddito
    in un colpo solo UN gruppo imprenditoriale (De Benedetti) “si sospetta” abbia truffato lo Stato (NOI) per decine di milioni, chissà quanti altri…

    “Gedi, presunta truffa ai danni dell’Inps sui prepensionamenti tra il 2011 e il 2015: sequestrati 30 milioni di euro”

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  7. Nelprossimo governo ( molto prossimo a mio avviso) a uno come Montanari dovrebbero dare i Beniculturali prima che quel becca morto di Franceschini venda il Colosseo a Soros o Elon Musk.

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  8. Non che il presidenzialismo sia una opzione disdicevole, forse tutt’altro, chissà. Ma non si fanno queste domande agli italiani : i piu’ seri li metti in imbarazzo. Nessuno sa che cosa è. E del resto anche detta così, nuda e cruda senza articolare il concetto, questa parola non consente risposte serie. Quindi NON FARE QUESTI SONDAGGI E NON RIPORTARE GLI ESITI SE QUALCUNO DI QUESTI E’ STATO IMPROVVIDAMENTE ESEGUITO !!!

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