Che ci ha insegnato fin qui la pandemia

(Walter Siti – Il Domani) – Dopo un anno e nove mesi dal primo lockdown e dopo circa due anni dal probabile ingresso del Covid in Italia, il secondo Natale con la pandemia si presenta all’insegna dell’incertezza: non si sa ancora se la variante Omicron sia talmente diversa dalle precedenti da mettere fuori gioco i vaccini attualmente esistenti (pessima notizia) e se la sua diversità vada nella direzione di un attenuarsi della virulenza (buona notizia, perché sarebbe un passo verso l’adattamento del virus al suo animale ospitante, cioè noi).

Di fronte a questo orizzonte, che in quanto umani viviamo come un bivio e che per il virus è semplice evoluzione, si può forse tentare un bilancio provvisorio di ciò che ci ha insegnato fin qui l’aggressione pandemica ancora in corso; la prima nella storia a realizzarsi pienamente in un mondo globalizzato e tecnologico.

CONTRADDIZIONI DELLA TECNO-MEDICINA

Abbiamo imparato che lo sviluppo tecnologico della medicina sta evitando moltissime morti (morti che riusciamo a sopportare sempre meno), ma ha anche innescato un processo che mai si era visto finora: fatto di rapidità sorprendente ma ricco di imboscate e di contraddizioni contro un avversario così subdolo e ancora scarsamente noto.

Due secoli fa sarebbero morti tutti quelli che dovevano morire e poi la malattia sarebbe diventata endemica o si sarebbe rifugiata in sacche remote e settoriali; ora è tutto più complicato, a ogni ostacolo che poniamo corrisponde una contromossa del virus; gli inevitabili rallentamenti, o i ritorni indietro, o il dover ripartire da nuovi presupposti (insomma il galileiano “provando e riprovando” che è tipico della scienza) sono talmente rimarcati dai media che il pubblico si divide tra fiducia cieca e rabbiosa delusione – tra chi ha deciso di adorare acriticamente la tecnologia (mi inietto anche il diavolo se la scienza me lo dice) e chi odiandola mette in risalto il suo essere dipendente dall’economia e dalla politica, fino a dubitare della sua neutralità e perfino della sua efficacia (stanno pasticciando per far soldi, non metto a repentaglio la mia salute per dar retta alle loro diavolerie).

Abbiamo imparato che, nonostante tutte le dichiarazioni di buona volontà, alla pandemia mondializzata non corrisponde nessun serio desiderio da parte degli stati nazionali di adottare strategie effettivamente comuni; perfino i singoli partner europei emanano leggi e decreti in modo indipendente, ascoltando gli umori più o meno duraturi dei rispettivi elettorati – per non parlare dell’Africa che come al solito è considerata l’ultima della classe a cui riservare solo gli spiccioli.

I morti in Amazzonia o nel Maharashtra suscitano brividi estemporanei, ma poi nessuno si incarica di divulgare e discutere quel che sta effettivamente accadendo in Brasile o in India, per esempio perché ora in Brasile i contagi siano così bassi.

I vaccini cinese e russo, più che come risorse nella lotta, sono trattati come strumenti della Guerra fredda. L’unico nascosto e indicibile motore di solidarietà è quello che tiene unita l’internazionale dei ricchi contro i poveri interni ed esterni (“non ci si salva da soli” è una bella frase da ripetere quando sto tra la gente, ma se devo rinunciare alla mia dose booster per lasciare che un miserabile nella capanna di fango si faccia la prima, beh allora meglio insistere sull’insipienza dei governi e sulla crudeltà dell’industria farmaceutica).

Abbiamo imparato che discipline come la statistica e il calcolo delle probabilità non godono di buona stampa, come la matematica in generale; cinquanta vaccinati in terapia intensiva su quaranta milioni, e cinquanta non vaccinati su quattro milioni, per molti significa che “i vaccinati si ammalano esattamente come i non vaccinati, lo dicono i numeri”.

LA LOGICA PERDUTA

L’ignoranza delle masse, che non ci faceva grande effetto quando la vedevamo espressa allo stadio o nei quiz televisivi (“Hitler ha compiuto il suo trionfale viaggio a Firenze e a Roma nel 1971”) ci colpisce di più ora che si esercita su fantasiose teorie di manipolazioni genetiche e progetti di sostituzione etnica e misteriosi microchip installati sottopelle.

La spettacolarizzazione è un ostacolo alla democrazia, e la madre della ragazza deceduta per una reazione avversa al vaccino pesa da sola, nell’economia di una trasmissione, come milioni di vaccinati normali. Questione di campionatura. Il controllore che alla richiesta di un passeggero (“vuole vedere il green pass ?”) risponde “non sono mica Draghi” salta a pié pari decine di passaggi logici.

Abbiamo imparato che l’emergenza è il momento peggiore per ragionare e che la didattica a distanza non favorisce gli exploit pedagogici; che di fronte all’emergenza le destre tendono a essere anarchiche, muscolari e in gruppo all’ombra del Capo, mentre le sinistre sono più ligie alle regole ma individualiste e inclini a spaccare il capello in quattro.

Visto e assodato che nessuno vuole davvero far saltare il sistema, è abbastanza ovvio che chi ne irrigidisce i lati peggiori e più autoritari sia anche colui che con più lucidità sa puntare il dito sulle magagne dei lati migliori (ma proprio per questo più dubbiosi e non alieni dall’autocritica).

Abbiamo imparato soprattutto che il consumismo sta forse cambiando casacca ma non cambierà strada; il Pil è una formula magica e tecnicamente complessa dietro cui ognuno di noi profani legge semplicemente “la ripresa”, cioè la possibilità di tornare a spendere come prima, a viaggiare e a comprarsi quel poco di benessere che ci garantisce un equilibrio.

In nome del “non possiamo permetterci un altro lockdown” siamo disposti a rinunciare a tutto meno che alla produzione e allo shopping, anche se un nuovo, magari breve, lockdown dovesse apparire la soluzione più raccomandabile dal punto di vista epidemiologico.

Il lavoro a distanza è stato istruttivo, molti lavori del ceto medio non saranno più come prima: mentre i nuovi poveri dovranno accettare l’inaccettabile, gli white collar potranno porre condizioni più affabili e flessibili.

Quel cattivone di Amazon (eliminando i costi di distribuzione) sta in realtà favorendo i piccoli editori rispetto a quelli mainstream. Ma negli showroom di moda hanno capito che oltre agli outfit griffati devono offrire “un’esperienza”, sennò la gente i vestiti se li compra online.

Comprare ormai vuol dire farsi vedere mentre si compra, vivere nella favola del consumo più che consumare ciò che serve. La malattia mondiale che, prima nella storia, ci raccomanda di (e ci convince a) sostituire la nostra immagine alla nostra persona presente non poteva cadere in un momento migliore, stabilisce con l’odierno stadio del consumismo una bizzarra omologia.

5 replies

  1. A me che odio andare per negozi ma mi piacciono vestiti e cose, le vendite on line ( non c’è solo Amazon – libri, dischi, tecnologia, se conviene e organizzazione perfetta – c’è ebay e tutte le Ditte ormai vendono direttamente anche on line: Tod’s, Max Mara, Missoni, Unieuro, Armani, Nike, Ikea, Rinascente, profumi… dalle più costose alle meno…). Quindi sono felicissima di non dover fare più “esperienze” ed ancora più felice del fatto che nessuno mi “veda” comprare ( e poi che fa, mi paga il conto? Non capisco dove sia la goduria…).
    Non siamo tutti uguali.Per fortuna.

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  2. “Due secoli fa sarebbero morti tutti quelli che dovevano morire e poi la malattia sarebbe diventata endemica
    o si sarebbe rifugiata in sacche remote e settoriali”

    un altro scienziato in tecnologia della comunicazione

    quella sopra è una previsione simile a quella dell’immunità di mandria
    valida in un caso e non, come stiamo vedendo, valida per questo

    quindi consiglierei di ignorarla, è ipotesi fasulla

    “Il lavoro a distanza è stato istruttivo… i white collar potranno porre condizioni più affabili e flessibili.”
    fa figo usare un inglesismo invece che l’italico “colletti bianchi”? mah!
    comunque ce li vedo, nel privato in aziende con 15 – 30 dipendenti, gli atomizzati colletti bianchi
    contrattare con il capo… forse per limitare le ore di straordinario gratuito dovuto
    già meglio nel pubblico dove sono sindacalizzati ed in fondo paga pantalone.

    “di Amazon (eliminando i costi di distribuzione) sta in realtà favorendo i piccoli editori”
    ma quindi parla di libri? non chiaro perché la frase prosegua parlando di manifattura “showroom di moda”
    forse vuol distrarre il nemico…

    “Comprare ormai vuol dire farsi vedere mentre si compra”
    ma parla per te, cerebroleso narcisista

    “Abbiamo imparato che l’emergenza è il momento peggiore per ragionare”
    in effetti il ‘fare scenari e metodi per affrontarli’ l’ha inventato ora lui, Nobel subito

    “che la didattica a distanza non favorisce gli exploit pedagogici”
    è il manico che muove la lima non il contrario, se parti ad usare un mezzo assicurati di saperlo usare
    difficilmente è lui da solo che fa metodo e ottiene risultati.

    “che di fronte all’emergenza le destre tendono a essere anarchiche, muscolari e in gruppo all’ombra del Capo,
    mentre le sinistre sono più ligie alle regole ma individualiste”
    un individualista difficilmente segue le regole, mentre individualista ed anarchico -nel senso spregiativo usato qui-
    sono quasi sinonimi
    chi scrive mette termini a caso, forse perché s’accompagnano con il grigio della nebbia che ha in testa
    (l’anarchia è un ipotetico sistema, utopico e favolistico, dove l’uomo singolo si autogoverna, sistema che dubito
    possa esistere con un qualche successo ma in ogni caso è contrario a sistemi destra/sinistra classici, o non classici,
    di conseguenza errato etichettare così comportamenti per entrambi i gruppi)

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  3. Gli ipocriti tutti hanno sempre speculato su…. nasci,vivi,mangi e crepi!
    Nesssuno di costoro titolari di questi umani avvenimenti ci hanno mai rimesso,ci hanno guadagnato sempre.
    Solo i più poveri ei più deboli ci hanno sempre rimesso,hai voglia di dire …”non vi lasceremo mai soli”…infatti vi lasceremo con i problemi che Vi abbiamo creato solo per il profitto!
    La pandemia ha evidenziato maggiormente tutto,ma molti si girano dall’altra parte.
    Da S.Pitero,…”condanno la povertà,pregherò per i più deboli… pregherò per…. ma mai chiedersi le ragioni di tutto ciò!
    Le guerre?
    Gli armamenti?
    Il Profitto?
    Il Potere?
    Mai una parola.. sincera!…

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