Imposte sull’aria e sulla stregoneria. Allo Stato va bene tutto pur di tassare

L’imposizione sull’aria respirata a Caracas, sulla stregoneria in Romania e sulle flatulenze delle mucche sono alcune delle tasse più strane nate negli ultimi anni. Ma non solo, perché c’è anche l’Agenzia delle entrate Usa (Irs) che chiede di segnalare nel 730 se il cittadino in questione ha qualche reddito derivante da attività illegali come lo spaccio di droga. Se però si pensa che queste stranezze fiscali siano nate solo da qualche anno ci si sbaglia. Anche le popolazioni più antiche non sono esenti dalla questione tasse improbabili.

(Giorgia Pacione Di Bello – laverita.info) – Partiamo dagli egizi. Nell’antico Egitto l’olio da cucina era tassato. Il monopolio della vendita era nelle mani del Faraone e gli egizi non potevano usare altro grasso per cucinare se non l’olio, che erano costretti ad acquistare, rimpolpando così le casse del loro sovrano.

Spostandoci verso l’Italia, i romani sotto l’imperatore Vespasiano, tassavano l’urina. Questa imposta era stata messa perché ci si era accorti che l’urina degli urinatori pubblici veniva venduta per poi essere usata come ingrediente principale in diversi processi chimici, uno su tutti l’ammoniaca per sbiancare le toghe. Veniva inoltre anche ricercata dai conciatori, che mettevano le pelli animali a mollo nell’urina per rimuovere i peli più facilmente, ma anche da tessitori e tintori. E poi l’urina veniva anche ricercata come ingrediente per la composizione di dentifrici e collutori.

Spostandoci al tempo di re Enrico I di Inghilterra, che regnò dal 1100 al 1135, troviamo la tassa del codardo. Il sovrano permetteva infatti ai cavalieri che non volevano combattere le guerre di pagare questa imposta. All’inizio non era particolarmente gravosa ma quando Giovanni salì al potere la aumentò a un’aliquota del 300%. Restiamo sempre nel Regno Unito, perché nel 1660 si decise di imporre alla popolazione inglese una tassa sui caminetti, e nel 1696, per non farsi mancare niente, si tassarono anche le finestre, per poi procedere nel 1700 con i mattoni, e nel 1712 con la carta da parati.

Passando dall’altra parte del mondo e diversi anni più avanti, in Russia, nel 1705 l’imperatore Pietro il Grande impose una tassa sulla barba, per costringere gli uomini ad assomigliare esteticamente di più agli europei, abbandonando il look contemporaneo. Nel 1710 il governo inglese decise poi di aumentare la tassa sulle carte da gioco e i dadi, dando il via a una serie di falsificazioni senza fine. Ci sono poi i francesi che erano sottoposti alla tassa sul sale, che si dice essere stata una delle principali cause della Rivoluzione francese. Questa fu abolita però solo nel 1790 per decisione dell’Assemblea nazionale costituente. Andando avanti negli anni troviamo poi i canadesi che mal sopportavano i cinesi e così hanno deciso nel 1885 di creare la «Chinese head tax», che tassava l’ingresso degli immigrati cinesi. La tassa durò fino al 1923 quando decisero di vietare l’ingresso dei cinesi in Canada. C’è poi il Giappone che per dare un vantaggio commerciale al proprio whisky annacquato ha imposto una tassa sul whisky che si basava sulla percentuale di alcol presente nella bottiglia. L’introduzione di questa imposta ha spinto dunque i produttori locali a diluire il tutto con dell’acqua, in modo da evitare la gabella. Agli stranieri però, e più in particolare agli europei, era proibito allungare il whisky e il risultato finale fu la costruzione di un vantaggio economico per le società giapponesi.

Se ci si sposta poi negli Stati Uniti d’America si scopre che i diversi stati a stelle e strisce nel corso degli anni hanno dato vita a tasse sempre più particolari. E dunque New York ha deciso di imporre una tassa sui cibi preparati. I bagel a fette vengono quindi tassati una volta come cibo e una seconda come cibo preparato. La Pennsylvania ha invece messo una tassa sugli aspirapolvere a gettoni presenti nelle stazioni di servizio. In Illinois si sono divertiti con le caramelle. E dunque quelle che sono fatte con la farina sono tassate come se fossero del cibo, mentre le caramelle preparate senza farina sono tassate come caramelle al 6,25%. La California ha deciso invece di tassare al 33% la frutta fresca che viene erogata dai distributori automatici. E non mancano poi le tasse sulle decorazioni natalizie. In Texas chi fornisce questi servizi, portando anche gli ornamenti deve infatti pagare una tassa. Ma non solo, perché hanno anche pensato di imporre un’imposta sulle decorazioni messe sulle finestre.

2 replies

  1. Nemmeno l’Italia fa eccezione con le tasse assurde, anzi in 20 anni le tasse qui non hanno fatto che aumentare impoverendo gli Italiani. Siamo arrivati al 43,5%. Nel 2021 lo Stato ha incassato 513,5 miliardi di euro dalle tasse degli italiani, uno dei conti più salati degli ultimi vent’anni. Dal 2001 a oggi il gettito è aumentato quasi del 40 per cento, cioè 146 miliardi in più. Il leggero ritocco all’Irpef approvato in queste settimane darà un pò di sollievo, ma siamo ancora molto lontani da un risultato accettabile. Oltre a tagliare le tasse, operazione non più rinviabile, sarà necessario sburocratizzare l’intero sistema fiscale. Oggi paghiamo troppo e in maniera estremamente complessa che per molti artigiani e tanti piccoli imprenditori si traduce in un ulteriore costo.
    Paghiamo una tassa per esporre la bandiera, se abbiamo scalini che vanno sulla strada, se raccogliamo i funghi, se vogliamo ricorrere alla giustizia, se ti vuoi sposare, persino se sei diosccupato e addirittura se muori. Paghi una tassa se inventi qualcosa, anche sull’ombra se monti un tendone e, se scappi all’estero, paghi le tasse come emigrante. E anche se sei contro il nucleare paghi una tassa perché ci sono due Comuni che lo hanno accettato.

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  2. Il peggiodel peggio, sono le tasse SULLE TASSE nelle bollette. Non so in altri paesi, ma qui in Italia non scherziamo.I l tutto per mantenere poi… cosa? Individui di incerta rettitudine (a dirla gentile) che governano senza farsi mancare nulla in quanto governanti, e comunque con stipendi mostruosi. Facciano i parlamentari a 3.000 euro al mese, visto che comunque son spesati per praticamente tutto comunque, e poi vediamo.
    Che cialtroni.

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