Nella scuola c’è una forte componente di sinistra che comanda all’interno

(Serenella Bettin – Libero quotidiano) – Il 25 novembre scorso, giornata contro la violenza sulle donne, si erano presentati a scuola con la gonna, convinti che a essere solidali con il sesso femminile, basti indossare una minigonna. Era accaduto al liceo Piero Bottoni di Milano. Martino Mora, professore di ruolo che insegna storia e filosofia, si era rifiutato di fare lezione a dei travestiti. «Quei vestiti- aveva detto – erano inaccettabili». Un ragazzo si era presentato indossando leggings e un vestito lungo a fiori.

Un altro in tutù. A quella vista Mora li aveva sbattuti dalla preside. Ma la preside disse loro di tornare in classe. Il professore si oppose e da lì partì tutto. Ora, a distanza di quasi un mese, dopo la gogna mediatica e gli attacchi subiti dai nuovi intellò di sinistra che danno l’impressione di occuparsi dei problemi veri della gente, gli studenti della classe quinta del liceo ancora si rifiutano di partecipare alle lezioni del professore Mora. Le altre due classi, la terza e la quarta, sono rientrate in carreggiata.

Cioè, di fatto è quasi un mese che quelli dell’ultimo anno stanno perdendo tre ore di filosofia e due di storia a settimana. Il pensiero della maturità parrebbe non sfiorarli nemmeno. Del resto con l’80 % e passa di promossi, a essere bocciato uno deve essere somaro patentato. Una condotta negligente. Che al momento non vede alcun tipo di sanzioni.

ZERO RISPETTO 

Lontani sono i tempi in cui ci si alzava in piedi quando entrava il professore. Ora altro che cerimoniali, si rivendica il diritto a travestirsi, come se la scuola fosse un circo. O il Carnevale di Viareggio, con tutto il rispetto. «La cosa che mi lascia perplesso – dice il professore Mora a «Libero» è che questi ragazzi hanno la maturità. Ma a loro sembra non interessare nulla. Quando ci sono le mie lezioni vanno in biblioteca a studiare oppure esco io dall’aula. Dicono che stanno studiando da soli. Ma alcuni non capiscono con le spiegazioni», prosegue, «chi dovrebbe intervenire di fatto li sostiene, godono del sostegno più o meno esplicito della preside che non ha preso alcun tipo di provvedimento nei loro confronti».

Candidata alle ultime elezioni amministrative con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, la dirigente Giovanna Mezzatesta a fine novembre stava redigendo la relazione contro il professore per essersi rifiutato di far lezione. Sotto accusa sarebbe la mancata garanzia del diritto allo studio degli studenti, da parte di Mora, rifiutandosi di fare lezione. Lui aveva risposto utilizzando il suo profilo Facebook, affermando che la preside non avrebbe avuto il diritto di cacciarlo dal liceo. Ma stadi fatto che questi studenti stanno perdendo ore di lezione. E la protesta ha tutti i contorni che portano a pensare di voler perder e tempo.

NESSUNA SCUSA 

«Già eravamo indietro con il programma- spiega Mora si figuri ora. Ma io non retrocedo di un millimetro. La preside mi ha detto che dovrei chiedere scusa ma non capisco per quale motivo. Uno chiede scusa se ha sbagliato qualcosa». In sostanza Mora avrebbe dovuto far lezione ai ragazzi in gonna. «Quei vestiti erano inaccettabili. Ma questa è la deriva che sta prendendo la scuola. C’è una forte componente di sinistra. La scuola è roba loro.

La sinistra italiana comanda all’interno. Chi esprime le proprie idee non va bene perché non è allineato. Ma di fatto sta diventando una scuola totalitaria. Queste tendenze non sono ostacolate come dovrebbero essere ostacolate e a volte sono assecondate. La mentalità della sinistra», dice il prof, «ha il potere perché determinate mode vengono solleticate e favorite. Io ho parlato a lungo con questi ragazzi, glielo posso garantire. C’è anche una componente che vorrebbe tornare in classe.

Di fatto non ho capito cosa vogliano ottenere». Intanto ci fa sapere il professore, «dicono che la protesta continuerà fino a fine anno». Già. Chissà non fiocchi qualche quattro.

2 replies

  1. Ed anche ringrazio, per farmi sentire meno inutile (di loro), le testate alla questa qua, roba tipo il Giornale, la Verita, e le altre cacate. Poi, ‘sta Serenella Bettin, autrice del titpolo “Aspettando che arrivi sera – l’immigrazione come nessuno ve l’ha mai raccontata”, ringrazio anche lei, il cui paredro Carolino (io sono convinto sia n’omo) non manchera’ di far sentire la puzza di fotocopiatrice delle proprie “constatazioni”.

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  2. Eh, no, però così è troppo facile!
    Si travestissero in una bella “paritaria” – leggi confessionale con i soldi pubblici – di preti e suorine, se ne hanno il coraggio! Vediamo cosa succede.
    Altrimenti non vale!

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