Mattarella-Draghi, finale dell’anno. E di partita

Mercoledì prossimo, 22 dicembre, alla inevitabile domanda nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, Mario Draghi potrà rispondere esattamente come fece tre mesi fa: sul prossimo presidente della Repubblica non decido io ma il Parlamento.

(DI Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “IO AL COLLE? DECIDE IL PARLAMENTO. NON È UNA DOMANDA DA FARE A ME, È OFFENSIVO NEI CONFRONTI DEL CAPO DELLO STATO”. Mario Draghi, 29 settembre 2021.

Mercoledì prossimo, 22 dicembre, alla inevitabile domanda nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, Mario Draghi potrà rispondere esattamente come fece tre mesi fa: sul prossimo presidente della Repubblica non decido io ma il Parlamento. Mentre non potrà mancare il rispettoso omaggio a Sergio Mattarella che, a sua volta, la sera del 31 dicembre si rivolgerà alle italiane e agli italiani per quello che quasi sicuramente sarà l’ultimo messaggio del suo settennato.

Dunque nell’arco di nove giorni ne sapremo di più sul futuro delle nostre istituzioni? Difficile dirlo anche se entrambi i discorsi pubblici potrebbero fornire delle informazioni che forse non ci aspettiamo. Per esempio, al presidente del Consiglio che farà il punto sui dieci mesi trascorsi a Palazzo Chigi qualcuno di sicuro chiederà se con la corsa al Colle del gennaio/febbraio 2022 il governo Draghi riterrà esaurito il compito che esattamente un anno prima Mattarella gli aveva affidato. Poiché, con la campagna di vaccinazione che corre come un treno e con il Pnrr avviato su binari sicuri, delle due l’una. O sarà lo stesso Draghi a salire al Quirinale e, come prima incombenza, gli toccherà incaricare un altro premier per la formazione del nuovo governo. Oppure, sul Colle arriverà quel qualcun altro a cui Draghi chiederà un nuovo mandato con l’obiettivo di arrivare al termine della legislatura nel 2023. E, chissà che da queste risposte (magari ravanando tra le righe) non si possa cogliere qualcosa di meno generico sulle ambizioni di SuperMario. Quanto a Mattarella farà Mattarella: con il consueto stile sobrio, asciutto, con parole alte quanto si vuole il suo commiato, inevitabilmente concentrato sui sette anni trascorsi al vertice delle istituzioni, non potrà non contenere un viatico, o almeno un passaggio di testimone per i sette anni che verranno. Qualcuno arriva a ipotizzare una investitura indiretta cucita sulla figura di Draghi anche se non crediamo che il personaggio possa spingersi a tanto (pure se nominandolo premier egli era ben conscio che l’ascesa di Draghi al Quirinale, fino a quel momento assai quotata, si sarebbe per forza di cose complicata e, dunque, una qualche forma di ringraziamento potrebbe starci). Insomma, prepariamoci a un interessante finale dell’anno. E di partita.

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2 replies

  1. “O sarà lo stesso Draghi a salire al Quirinale e, come prima incombenza, gli toccherà incaricare un altro premier per la formazione del nuovo governo. ”

    No scusa Anto’! Non funziona così.
    Prima di salire al colle è ancora in carica Sergione che dà l’incarico.
    Non è che palazzo Chigi può restare scoperto per dare tempo ai due di traslocare.

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