Ci tengono in emergenza per sgambettare Draghi

La situazione non è affatto catastrofica, eppure così viene dipinta e Roberto Speranza con i suoi è entrato in azione per prorogare l’ennesima volta lo stato di calamità. Il primo obiettivo? Impedire al premier di salire al Colle

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Come previsto, la campagna vaccinale si sta intrecciando con quella del Quirinale. E guarda caso la dichiarazione dello stato di emergenza sta diventando un affare di Stato, strumento decisivo nelle mani di chi vuole determinare il prossimo presidente della Repubblica. Mi spiego: il provvedimento non è ritenuto indispensabile per affrontare una situazione fuori controllo, che non c’è, ma per legare Mario Draghi alla poltrona di presidente del Consiglio e impedirne l’ascesa al Colle. Sebbene non ci sia alcuna emergenza, in quanto i numeri dei ricoveri in ospedale, ma soprattutto dei decessi, siano largamente inferiori a quelli di un anno fa (oggi la mortalità da Covid è un quinto di quella del dicembre scorso), al ministero della Salute non vedono l’ora di ottenere che sia dichiarata la calamità sanitaria. E insieme ai funzionari ministeriali, a essere interessati alla misura sono anche parecchi aspiranti alla massima carica o quanto meno chi ritiene di poter avere titolo per portare il proprio candidato al Colle.

Oltre a garantire poteri speciali alla struttura commissariale e preservare le funzioni delle varie commissioni tecniche, la dichiarazione di emergenza consentirebbe infatti di rendere praticamente impossibile l’incarico di capo dello Stato all’attuale premier. La designazione alla più alta carica della Repubblica sarebbe considerata una scelta poco responsabile e dunque incompatibile con la situazione, in quanto avrebbe un effetto destabilizzante, perché in un momento decisivo per le scelte di rilancio economico l’Italia si priverebbe della persona più autorevole di cui dispone, assegnandole un ruolo non operativo come quello di presidente della Repubblica. Non solo: la nomina di Draghi rischierebbe di essere percepita come un passo indietro, vale a dire una fuga, in uno dei momenti decisivi nella lotta al virus. Già nei giorni scorsi avevamo anticipato l’attuale scenario, lasciando intravedere come l’argomento Covid fosse l’ostacolo principale sulla strada di Draghi per il Colle. Tuttavia, ora che si avvicina il momento della decisione su chi dovrà prendere il posto di Sergio Mattarella, la questione sull’emergenza rischia di diventare determinante.

I consulenti di Roberto Speranza spingono per la prosecuzione delle condizioni di massima allerta, citando il numero dei contagi in crescita. L’emergenza dovrebbe essere prolungata di due o tre mesi, guarda caso giusto il tempo di decidere chi debba salire al Colle. Vi chiedete come mai al ministero della Salute siano così interessati alla questione? La risposta è semplice. Senza emergenza, Draghi può far le valigie e lasciare Palazzo Chigi per il Quirinale. Ma insieme con lui potrebbero essere indotti a traslocare in tanti, perché l’avvicendamento non garantisce di essere indolore. Con un cambio della guardia al vertice del governo, qualcuno potrebbe cogliere l’occasione per farne uno anche tra i singoli esponenti dell’esecutivo. Infatti, se in caso di elezione a presidente della Repubblica il rimpasto riguarderebbe il solo premier, chi può escludere che si possa allargare anche al resto della compagine ministeriale? Se a Palazzo Chigi andasse per esempio Marta Cartabia, la Guardasigilli potrebbe decidere di non ereditare tutto l’esecutivo a scatola chiusa, ma potrebbe aver voglia di sostituire qualche ministro, ad esempio quello della Salute. Un rischio che né Speranza né altri vogliono correre.

Non solo: se Draghi si insedia al Colle, siamo sicuri che non ci sarà qualcuno che ne approfitterà per accorciare la legislatura e anticipare le elezioni? Ai grillini non conviene, perché fra le fila del Movimento 5 stelle in caso di voto si registrerebbe una strage di onorevoli. Però se i «semplici cittadini» rischiano la poltrona, un semplice professore in aspettativa come Giuseppe Conte la potrebbe guadagnare. Anche tra i parlamentari del Pd non sono in molti a tifare
per le urne, tuttavia a Enrico Letta un bel ricambio in Parlamento farebbe comodo, perché sterminerebbe i renziani che ancora si annidano in quantità dentro il suo partito. Di certo il voto piacerebbe pure a Giorgia Meloni, che capitalizzerebbe i risultati che le attribuiscono i sondaggi, ma forse anche Matteo Salvini potrebbe essere tentato, visto che le rilevazioni danno la Lega in discesa e dunque se si votasse un anno prima potrebbe fermare l’emorragia, senza il timore di vedere scendere ulteriormente le percentuali.

Insomma, tutti candidano Draghi per la poltrona più prestigiosa fra quelle istituzionali, ma a volerlo sono in pochi e la dichiarazione dello stato di emergenza toglierebbe le castagne dal fuoco a chi non vuole sporcarsi le mani. L’allarme sanitario congelerebbe il quadro politico, con un vantaggio: non congelerebbe la scelta del capo dello Stato. Anzi, consentirebbe tutti i giochi, lasciandone fuori colui che ha in mano le carte migliori. Sempre che l’ex governatore non trovi il modo per liberarsi dalle catene che lo vogliono inchiavardare a Palazzo Chigi.

1 reply

  1. Lo stato d’emergenza lo stabilisce il cdm .Quindi Draghi sgambetta Draghi : che bello ! Certo che Belpietro è proprio un bel tipo : detesta il governo Draghi ma vuole la stessa persona eletta al colle.

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