Scuola & C, il governo si sveglia in ritardo

Studenti lasciati a piedi, turismo in ginocchio: Massimiliano Fedriga e Renato Brunetta provano a limare le contraddizioni del super pass, ma ora è tardi


(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Oddio, oggi è il giorno della rivoluzione, e al governo non solo non sanno che cosa mettersi, ma neppure hanno scoperto che cosa fare. Sì, salvo aver diffuso una circolare ministeriale per richiedere alle forze dell’ordine e ai prefetti controlli a tappeto, al fine di accertare che tutti siano in possesso del green pass, nessuno – né al Viminale, né ai Trasporti, ma neppure al ministero dell’Istruzione – pare essersi posto fino a ieri il problema delle conseguenze dell’introduzione dell’obbligo vaccinale per viaggiare e per soggiornare in un albergo. Il provvedimento, deciso per indurre i renitenti alla puntura anti Covid a porgere il braccio, prevede che senza il passaporto di avvenuta iniezione nessuno possa salire su un treno, un autobus o un tram, cioè mezzi pubblici off limits per tutti i no vax. Il divieto colpisce i viaggiatori, ma tra questi ci sono soprattutto lavoratori e studenti e non solo chi si sposta per diletto, con il risultato che, senza il lasciapassare verde, per recarsi in fabbrica, in azienda e anche a scuola, o si va con i mezzi propri oppure ci rassegna ad andare a piedi, al massimo in bicicletta. Qualcuno ha ipotizzato il car sharing dei non vaccinati, ossia la condivisione dell’auto fra chi non si sia sottoposto all’immunizzazione, ma è assai probabile che da oggi in avanti si registri solo una generale confusione, se non il caos. Primo perché, nonostante il concorso indetto dal ministro Lamorgese per premiare i funzionari governativi che multano più no pass, è assai facile immaginare che i controlli siano limitati, a meno che si lasci liberi i delinquenti di delinquere per inseguire i non vaccinati (come è successo, causa carenza di agenti, sulla linea Varese-Milano, l’altro ieri due ragazze sono state violentate). E secondo, perché fermare un treno o un autobus per far scendere le persone sprovviste di green pass non sarà cosa facile, come non sarà una passeggiata rimborsare coloro che, prima dell’obbligo del certificato vaccinale, hanno sottoscritto un abbonamento per viaggiare tutto l’anno e dunque rivendicheranno il danno subito. Con l’avvicinarsi dell’ora X, qualcuno tuttavia pare aver cominciato a chiedersi che cosa accadrà e se non si sia sbagliato qualcosa. Prova ne sia che il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza Stato-Regioni, Massimiliano Fedriga, ha suggerito al governo di far slittare il super green pass di almeno un mese, per dare tempo a lavoratori e studenti di prenotare la puntura, ma da Palazzo Chigi hanno risposto picche. Ieri il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha aperto la porta a un ravvedimento operoso, lasciando intendere che si potrebbe acconsentire a un test gratis agli studenti, ma la disponibilità si limiterebbe ai ragazzi che abbiano ricevuto almeno la prima dose. Dunque, se non interverranno fatti nuovi, da oggi decine di migliaia di giovani rischiano di restare a piedi, a meno che non decidano di correre il pericolo di una multa e una denuncia salendo ugualmente su un mezzo pubblico.

Il problema dei trasporti però non è la sola conseguenza del decreto che ha introdotto nei fatti un obbligo vaccinale. Il provvedimento riguarda infatti anche alberghi e ristoranti. Fino a ieri, ai minorenni non era richiesto alcun green
pass, ma ora per soggiornare o mangiare in un locale, anche gli adolescenti ne devono essere in possesso, per lo meno di quello con tampone. Così, le famiglie che avevano deciso di aspettare prima di inoculare i figli, oggi si trovano a fare i conti con il divieto o con un test quotidiano. Spesso di tratta di nuclei con i genitori vaccinati e con i minori che non lo sono, perché fino a ieri in ristoranti e alberghi era consentito l’accesso. Ma ora, con il nuovo provvedimento, anche i ragazzi sono tenuti a esibire il certificato verde, sia sui mezzi che nei locali al chiuso, altrimenti devono restare fuori. Risultato, in vista delle festività natalizie, in alberghi e ristoranti stanno fioccando le disdette, perché non tutti riescono a prenotare per tempo la vaccinazione e le famiglie non si possono spaccare in due, cioè con papà e mamma in albergo e ristorante e i figli a casa senza cena. Non solo: visto che il green pass è necessario pure per prendere gli impianti di risalita, gli sciatori giornalieri sprovvisti del certificato sono costretti a restarsene a casa, con conseguente danno per una categoria, quella degli operatori turistici della montagna, che già lo scorso anno ha pagato duramente, costretta a chiudere pochi giorni prima della stagione, dopo aver fatto gli investimenti per sanificare le strutture ricettive. Ci si poteva pensare prima? Questo è ovvio. Ma se l’autorità sanitaria non è in grado nemmeno di pianificare terze e quarte dosi e di garantire le prenotazioni, difficilmente può assicurare indicazioni chiare sul resto. Del resto, se la vacanza diventa uno slalom tra i divieti, meglio restare a casa.

2 replies

  1. Il supergreen pass dovrebbe finire il 15 gennaio, in tempo per i turisti stranieri che per lo più non lo hanno, o non l’ha l’ intera famiglia, o sono vaccinati con vaccini non americani. Soprattutto in montagna e nelle città d’arte potranno finalmente arrivare. Un maestro di sci ricordava ieri che da gennaio in poi, quando c’è la vera stagione, nelle località sciistiche più gettonate si fatica, di solito, a sentir parlare italiano. Se le restrizioni finiranno quando previsto le cose andranno meglio, altrimenti…
    Vedremo. Dagli assembramenti che vedo in giro, vaccino non vaccino, non c’è molto da sperare.

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  2. I supercriminali al governo della nazione fanno impallidire quelli della fiction:

    abbiamo

    Jocker (Renzi),

    Lex Luthor (Cingolani),

    Loki (Draghi)

    Pinguino (Brunetta)

    Lizard (Berlusconi)

    e Magneto (Figliolo).

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