Profilassi e ipocondria

(Pietrangelo Buttafuoco) – Il visitatore che s’avventura nel Palazzo – come alla Camera, così al Senato – incontrando la fobica applicazione di regole ansiogene ancorché di profilassi sanitaria trova conferma dell’inverarsi dell’ideologia al culmine della fissazione (che, manco a dirlo, è peggio della malattia). E questo è. Ma anche il testacoda cui s’obbliga il costrutto mentale è degno di nota: l’ipocondria è la prosecuzione del centralismo democratico con altri mezzi. Antigenici o molecolari che siano.

8 replies

  1. bene, dopo le sparate a salve di Buttafuoco
    una qualche notizia, probabilmente più attinente alla profilassi e che dovrebbe rimuovere l’ipocondria

    premessa
    si parla delle varianti del passato, le notizie sotto potrebbero non essere accurate
    per le attuali varianti, o per quelle future, anche se in alcune parti la sostanza rimane
    è la parte sull’efficacia che potrebbe differire

    La risposta immunitaria più forte contro il coronavirus è in coloro che si sono ammalati e poi, sei mesi dopo,
    sono stati vaccinati.
    questo è il risultato di uno studio britannico.

    il motivo sarebbe nel fatto che queste persone hanno già memoria delle cellule B, che vengono attivate dal vaccino.
    Di conseguenza, si forma l’immunità più stabile con un’ampia gamma di anticorpi.
    Ovvero hanno rilevato che il livello degli anticorpi, dopo una dose del vaccino, era quasi un ordine di grandezza
    superiore rispetto a coloro che hanno ricevuto due dosi, ma non si erano ammalati in precedenza.
    La spiegazione parrebbe essere che essendo corpo protetto da molecole speciali – anticorpi, che vengono prodotti
    al primo incontro con un virus o una vaccinazione, ma dopo un po’ scompaiono, però il ricordo di esse
    è conservato dai linfociti B e, dopo la reinfezione, ricominciano la sintesi degli anticorpi.
    Questa è chiamata immunità umorale.
    Inoltre c’è anche un’altra protezione, la cellulare, fornita dai linfociti T.
    Le cellule T killer uccidono le cellule infettate dal virus mentre le cellule T helper attivano le cellule T killer e le cellule B.

    Questo tipo di immunità è definita ibrida e aumenta l’efficienza di tutti i meccanismi immunitari,
    compresi quelli generali, che non dipendono da una specifica variante del virus.

    Gli americani, nel contempo, hanno scoperto che coloro che sono stati sottoposti a COVID-19 e, successivamente,
    hanno ricevuto una dose del vaccino, avevano circa cento volte più anticorpi neutralizzanti contro
    il ceppo beta “sudafricano” di SARS-CoV-2 rispetto a quelli che erano stati malati, ma non vaccinati,
    e 25 volte di più di quelli solo vaccinati.
    Sebbene tutti siano stati infettati contemporaneamente dalla variante “Wuhan” originale.

    Risposte immunitarie potenziate sono state osservate sia nei gruppi di malati con sintomi lievi sia in quelli asintomatici
    quindi un moderato livello di “gravità” della malattia sembrerebbe non essere influente.

    Quando viene infettato, il sistema immunitario si occupa dell’intero virus e, per diversi giorni dopo l’infezione,
    costruisce una difesa a strati contro tutti i suoi elementi.
    Nel tempo, la difesa si indebolisce e il livello di anticorpi diminuisce, l’immunità naturale acquisita a causa
    della malattia dura da sei mesi a un anno.
    Allo stesso tempo, i test non mostrano quali elementi sono scomparsi e quali sono rimasti.
    Con il vaccino, invece, si potenzia la risposta specifica del sistema immunitario a una parte specifica del virus,
    la proteina S, tramite la quale il virus entra nella cellula, e forma gli anticorpi corrispondenti.
    L’aggiunta di questi anticorpi a quelli già presenti rafforzerà solo l’immunità e non causerà alcun danno.

    In che modo nuovi ceppi più infettivi influenzino non è ancora molto chiaro.
    Ma hanno bisogno di più anticorpi.

    quanto scritto sopra ovviamente non ha senso che lo leggano i vari nik che sono antiScienza, proFilosofi,
    noMask, NoVax, YouTuber, Telegramisti e compagnia cantante

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    • X Marco Boh.

      Eccoti qua in un’altra eccitante puntata di ‘sotuttoio’.

      Peraltro, potresti almeno degnarti di ricordare che alle volte mischiare troppo le cose non fa bene,

      e che persone come Stefano Paternò sono morte perché avevano sia un’infezione COVID in corso e gli hanno appioppato pure il vaccino senza nemmeno controllare.

      Ma questo, ad un esaltato come te provax di tutte le cotte, cosa potrà mai importare?

      ha ragione Gatto, è come parlare con una calcolatrice T.I. degli anni ’70, quelle con i numerini rossi.

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  2. dopo questo riassunto da bignami di immunologia, di cui apprezzo comunque l’estrema sintesi .(naturalmente con evidenti lacune) della complessità del nostro sistema immunitario) vorrei far notare che tra i vaccini sono presenti anche i vaccini a vettore adenovirale – come AstraZeneca e Johnson & Johnson – che generano “risposte robuste e lungo termine del sistema immunitario” contro il coronavirus. Il lavoro condotto da scienziati dell’università di Oxford (Gb) – ateneo che ha peraltro sviluppato proprio il vaccino anti-Covid di AstraZeneca – e dell’ospedale cantonale di San Gallo in Svizzera pubblicato su.’Nature Immunology”Gli autori descrivono una delle caratteristiche chiave di questi vaccini: la loro capacità di generare “popolazioni forti e sostenute dell’elemento ‘killer’ delle cellule T del sistema immunitario.Insomma si è creato una sorta di avatar dell’infezione reale da coronavirus

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