(Salvatore Toscano – lindipendente.online) – Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno approvato «nuove sanzioni contro i responsabili dell’intensificarsi delle attività di insediamento e della violenza in Cisgiordania», vietando l’ingresso sul proprio territorio a 25 coloni israeliani. Ad annunciarlo è il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. Parigi ha esteso il divieto anche al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente di spicco del governo Netanyahu. Nelle scorse settimane, a seguito del trattamento degradante riservato all’equipaggio della Flotilla, la Francia aveva negato l’ingresso anche al ministro-colono Itamar Ben-Gvir. In quell’occasione, così come nelle ultime ore, l’Italia si è limitata a esprimere un disappunto verbale, non partecipando alle timide sanzioni occidentali.

«Di fronte all’aggravarsi della situazione in Cisgiordania, noi, ministri degli Affari esteri di Australia, Canada, Francia, Norvegia e Regno Unito, abbiamo agito insieme per mettere in atto sanzioni e altre misure affinché i coloni estremisti rendano conto delle terribili violenze che commettono contro i civili palestinesi». Così si legge nella dichiarazione congiunta pubblicata dal ministero degli Esteri francese. Seguendo la scia di quanto fatto di recente in sede europea, viene riproposta una distinzione interna ai coloni, nonostante a essere intrinsecamente violento, oltre che illegale, è il fenomeno in sé. La sola presenza dei coloni implica infatti l’espulsione dei palestinesi dalle loro terre, sottratte con la forza.

Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno dunque deciso di vietare l’ingresso a «quattro responsabili di organizzazioni di coloni e 21 coloni violenti», come dichiarato da Barrot. Un messaggio politico, più che economico, diretto a Tel Aviv. I Paesi si dicono infatti «pronti a prendere ulteriori misure se il governo israeliano non agirà rapidamente per porre rimedio alla situazione sul campo». L’esecutivo guidato da Netanyahu ha però reagito con durezza, sostenendo che «la vera essenza di questi provvedimenti è il tentativo di imporre una posizione politica riguardo al diritto degli ebrei di vivere nella Terra d’Israele». Il Regno Unito prova ad alzare il livello delle sanzioni, avvicinandosi ai blocchi commerciali invocati in questi due anni e mezzo dalla società civile. «Se siete cittadini britannici o aziende britanniche, non dovete svolgere alcuna attività economica o finanziaria negli insediamenti israeliani illegali», ha detto la ministra degli Esteri Yvette Cooper in Parlamento.

In Italia continuano gli attacchi a distanza tra il capo della Farnesina Antonio Tajani e il ministro-colono israeliano Ben-Gvir. Dopo aver appreso la notizia delle indagini a suo carico avviate dalla Procura di Roma, Ben Gvir ha detto che «il Paese dello Stivale è diventato quello delle ciabatte». Tajani le ha definite «parole inaccettabili e indegne», ma comunque non sufficienti a far aggregare l’Italia ai sei Paesi occidentali che hanno sanzionato timidamente Israele. Non sono bastati neanche le violenze inferte agli equipaggi della Flotilla e i crimini commessi in Palestina.