Spelacchio è per sempre

(“Spelacchio è per sempre” di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Si sperava che, uscita la Raggi dal Campidoglio, uscisse dai giornaloni la rubrica fissa che li infesta da cinque anni: quella di Spelacchio. Invece niente: la saga continua come se non ci fosse un domani, ma neppure un oggi. Repubblica informa restando seria che il povero Gualtieri dovrà spendere ben “169 mila euro per Spelacchio”, […]

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19 replies

  1. Spelacchio è per sempre

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Si sperava che, uscita la Raggi dal Campidoglio, uscisse dai giornaloni la rubrica fissa che li infesta da cinque anni: quella di Spelacchio. Invece niente: la saga continua come se non ci fosse un domani, ma neppure un oggi. Repubblica informa restando seria che il povero Gualtieri dovrà spendere ben “169 mila euro per Spelacchio”, cioè per il nuovo albero di Natale. Di chi è la colpa? Della Raggi che – udite udite – “prima di lasciare il Campidoglio non ha avviato alcuna procedura per la sponsorizzazione”. E – voi non ci crederete – chi ha dovuto occuparsene? Gualtieri. Guarda un po’ che gli tocca fare, al sindaco: il sindaco. Fortuna che lui, diversamente dalla predecessora, è un tipo sveglio e ha subito “trovato la soluzione”: non ha chiamato una pasticceria o un elettrauto, come avrebbe fatto la somara, ma “un’azienda vivaistica di Casnate con Bernate, nel Comasco”, s’è assicurato un prezioso “esemplare di abies nordmanniana alto almeno 22 metri” e ne ha pagato “trasporto, installazione, addobbi e rimozione dopo l’Epifania”. Un genio. Resta l’amarezza per il “regalo di Natale della Raggi”, lo “scherzetto” di un’ex sindaca che, non essendo più sindaca, ha smesso di fare la sindaca per lasciar fare il sindaco al nuovo sindaco. Questi sì sono gli scandali: mica il caso Open del senatore a tassametro, che per Merlo è “la nuova pornografia”.
    Bei tempi quando Stampubblica informava sui conti correnti penalmente rilevanti di B. e poi faceva pari e patta su fatti extrapenali (ma gravissimi) come l’orto del padre di Di Maio con la carriola piena di calcinacci; o il trading online del fidanzato di Casalino, che usava soldi suoi e non aveva cariche pubbliche; o gli inesistenti amanti della Raggi. Ora, dopo il quinquennio nero, Roma già risplende più bella e superba che pria. Messaggero: “Roma diventa la centrale degli scambi delle Borse Ue”; Rep: “La finanza europea a Roma. Gualtieri: ‘La Capitale riparte’” (ha fatto tutto lui in 2 giorni di giunta). È vero, dopo due gocce Roma diventa Venezia, ma è finita l’èra del “piove sindaco ladro”: ora Rep titola “7 novembre: il giorno più caldo della storia. Roma è la capitale Ue che rischia di pagare il prezzo più alto al cambiamento del clima”. Intanto la famosa “pulizia straordinaria” di Gualtieri si è già arenata: si è scoperto che da 10 anni la Regione si scorda di sostituire Malagrotta con un’altra discarica. Quando lo diceva la Raggi, era “scaricabarile”. Ora, toma toma cacchia cacchia, Rep si accorge che “il piano rifiuti è senza sbocchi” e “si cercano soluzioni in altre regioni e all’estero”: Mantova, Napoli, Svezia. Quando lo faceva la Raggi, era “incompetenza”, “populismo”, “vittimismo”, “caos rifiuti”, “soldi buttati”. Ora è un balsamico incentivo all’export.

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  2. Non si vergogneranno mai.
    Gli unici che possono farlo sono i loro lettori. Ammesso succeda, dovranno poi fare i conti con i danni che molto spesso sono permanenti. Chi ha passato qualche anno sopra a quei fogliacci dubito ne esca indenne del tutto, impossibile.

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  3. Hai voglia…! La Raggi sarà chiamata in causa riguardo qualunque cosa succederà nei prossimi…secoli… Esattamente come il Conte1 a livello nazionale!
    Il M5stelle ha fatto un errore tremendo a candidarsi in un momento simile a Roma, città da sempre Vaticana e ormai ridotta … ai minimi da tempo.

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  4. Giornali e giornalisti di carta straccia, pennivendoli un tanto al kilo , venduti al miglior offerente. Analfabeti dell’etica. Falsi intellettualoidi, trinarciuti astiosi e falliti.

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  5. Con la Raggi a Roma e con il movimento al governo abbiamo avuto la conferma del marcio che c’è in Italia e di chi comanda davvero. I poteri marci decidono tutto loro, noi non contiamo nulla. Serviamo solo a dare il sangue a queste zecche. Hanno già deciso loro che Draghi dovrà continuare a governare, senza nemmeno chiedersi se è ciò che vuole o no il popolo. Comunque la si pensi, un vero schifo. Con il bombardamento mediatico e la sistematica distruzione della scuola e della giustizia, nel tempo hanno creato un popolo di tifosi e tolto la capacità critica. Divide et impera.

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  6. Di tutto questo marciume,alla fine, si prenderanno la responsabilità i 5stelle che stanno al governo. Come farà il cittadino a capire la differenza se fanno parte della stessa ammucchiata ? Se poi ascoltano le sviolinate che Di Maio suona a Draghi un giorno sì e l’altro pure…

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  7. È incredibile l’acredine partigiana e malvagia di tanti media contro l’amministrazione Raggi. Non basta loro averla sabotato cinicamente diffondendo falsità o deformando i fatti per 5 anni. No, non contenti maramaldeggiano contro Virginia Raggi ex sindaca. Che se ha un torto, è quello di essere ed essere stata troppo signora con questa ciurma spregevole

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  8. Si spera che fra cinque anni, quando i fatti (che non sono opinioni) decanteranno, la maggioranza dei romani avrà la maturità di valutare (nel bene e nel male) cosa c’era prima, cosa c’è stato durante, e cosa ci sarà dopo il quinquennio Raggi.
    Nel frattempo amen, si spera che alla Raggi sulla base della sua preziosa esperienza amministrativa vengano affidati incarichi di assoluta rilevanza, e per tutti noi pop corn e buio in sala, e godiamoci lo spettacolo (il finale lo si può immaginare). L’inizio è promettente.

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    • Ma per il quinquennio Raggi non c’è bisogno di aspettare 5 anni. Abbiamo giá letto tutti il verdetto sul suo operato sui magnifici giornali italiani: hanno iniziato a scriverlo 5 anni or sono, purtroppo sembra che debbano ancora terminare. Peró con un piccolissimo sforzo mentale era abbastanza facile capire come sarebbe andata.

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