E poi dicono di Roma

(Stefania Chiale – corriere.it) – Cosa succede a Milano se per un giorno lavora solo un netturbino su due? Cumuli di rifiuti per le strade, di fronte all’ingresso dei palazzi, alle fermate dei tram, davanti ai locali che domenica hanno animato la chiusura del weekend milanese.

Sacchetti d’immondizia a circondare le auto parcheggiate ai lati delle vie, cestini colmi di sporcizia che nessuno, per ore, è passato a ripulire, scatoloni abbandonati, bidoni della raccolta differenziata lasciati fuori dai condomini in attesa (lunga una giornata) che qualcuno venisse a raccogliere, aree mercatali ripulite con ore di ritardo, cassonetti impossibili da raggiungere perché circondati da sacchetti della spazzatura.

Milano per un giorno si è svegliata con scene che nell’immaginario collettivo appartengono ad altre grandi città: il motivo è lo sciopero che è stato proclamato per l’8 novembre dalle organizzazioni sindacali Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Fiadel e a cui hanno aderito i dipendenti di Amsa, la municipalizzata che si occupa della raccolta e dello smaltimento rifiuti della città di Milano e dei comuni dell’Area metropolitana.

Amsa: «Presente in servizio circa la metà della forza lavoro»

I cittadini si sono svegliati con le strade ingombre di rifiuti. La società aveva evidenziato il rischio che si potessero verificare ritardi «nei servizi svolti quotidianamente dall’Azienda», promettendo di «recuperare eventuali disservizi nel più breve tempo possibile».

Oggi sul sito dell’Azienda, che conta circa 3mila dipendenti, campeggiava il messaggio che nella giornata si stavano «riscontrando una serie ritardi nei servizi programmati». Ma quanto ha davvero impattato lo sciopero sui servizi? Quanti dipendenti hanno aderito?

Quanto tempo occorre per recuperare e far fronte al ripristino di un normale servizio? L’azienda fa sapere che «secondo una prima stima, in attesa dei dati ufficiali, era presente in servizio circa metà della forza lavoro prevista in una giornata standard».

Amsa ha «effettuato le operazioni di raccolta rifiuti con personale ridotto a causa dello sciopero nazionale di settore», garantendo comunque «le prestazioni essenziali, con particolare riferimento a ospedali, scuole, stazioni ferroviarie, mercati ed altri servizi rilevanti», tiene a sottolineare l’Azienda. Che, «consapevole dei disagi per i cittadini», garantisce di «provvedere al completamento dei servizi non effettuati nel più breve tempo possibile».

Il motivo dell’agitazione

Amsa afferma essere intervenuta durante tutta la giornata, andando a poco a poco a risolvere le situazioni critiche createsi. Ma nel pomeriggio tra le vie del centro si vedevano ancora cestini colmi di spazzatura evidentemente non ripuliti e bidoni lasciati fuori dai palazzi in attesa di essere svuotati.

Alcune strade della città erano ancora sommerse di immondizia. Motivo della mobilitazione è il mancato rinnovo del contratto: lo sciopero riguarda tutti i servizi ambientali e circa 100mila addetti nel settore in Italia.

Che ieri hanno incrociato le braccia per chiedere il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da oltre due anni. I sindacati parlano di «successo straordinario» della protesta, che ha avuto un’adesione media del 90%. Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Fiadel puntano il dito contro le associazioni datoriali, Utilitalia per la parte pubblica, Confindustria Cisambiente e Fise/Assoambiente per quella privata, insieme alle tre centrali cooperative, Agci, Confcooperative e Legacoop, «responsabili — sottolineano — della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di settore». Una situazione insostenibile, commentano, «anche alla luce del servizio svolto nel corso della pandemia».

Le rivendicazioni

I sindacati rivendicano, tra le altre cose, «il contratto nazionale unico e di filiera attraverso l’allargamento del campo di applicazione verso gli impianti di riciclo; il rafforzamento delle relazioni industriali attraverso un sistema maggiormente partecipativo dei lavoratori; l’evoluzione delle condizioni di lavoro per tutelare la salute degli operatori; lo sviluppo delle norme sul mercato di lavoro e dei processi di formazione continua; il miglioramento in maniera armonica della classificazione del personale;

il perfezionamento degli articoli contrattuali relativi ai lavoratori degli impianti; l’esigibilità contrattuale della clausola sociale; accordo economico che tenga conto delle percentuali inflattive degli effetti sul costo della vita degli aumenti delle materie prime, che sviluppi maggiormente il welfare contrattuale e le varie indennità legate alle effettive prestazioni».

Con queste rivendicazioni, concludono, «la giornata di oggi è la tappa di un percorso, il nostro impegno proseguirà, intensificandosi, già a partire dalle prossime ore. Abbiamo un solo obiettivo: il rispetto per i lavoratori del diritto al rinnovo del contratto».

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