Manzione frequente

L’ex capo vigilessa a Firenze che Renzi lanciò nell’empireo del potere romano è consulente di Alessandra Dal Verme al Demanio e nello staff della ministra Bonetti. Tutto regolare? Lo sta accertando il Consiglio di Stato.

(tag43.it) – Fischiato il divieto di sosta davanti al Demanio per Antonella Manzione, la vigilessa che Matteo Renzi volle a Palazzo Chigi e che poi impose, tra mille polemiche, al Consiglio di Stato. Ora il ‘caso Manzione’ è all’esame del presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi che dovrà accertare se vi siano aspetti di legittimità per i ruoli che Manzione svolge in due strutture chiave dell’Amministrazione centrale una volta distaccata dal Consiglio di Stato. Lei infatti risulta come responsabile dell’Ufficio legislativo del ministro delle Pari Opportunità Elena Bonetti, renziana doc, ma anche come super consigliera di Alessandra Dal Verme, da pochi mesi contestata direttore generale del Demanio per il conflitto di interessi con suo cognato il commissario europeo per gli Affari Economici Paolo Gentiloni, il quale deve istruire i fondi del Pnrr. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi è imbarazzato nel dover rispondere sul punto a varie interrogazioni parlamentari anche perché, perpetuando questo conflitto, c’è il rischio reale che vengano bloccati i finanziamenti dalla Commissione. Un rischio che non vuole ovviamente correre.

manzione al demanio diventa un caso

Al Demanio Manzione si occupa del rinnovo dei contratti d’affitto dell’amministrazione

Come se non bastasse, al Demanio Dal Verme sta occupandosi del dossier più delicato dell’Agenzia, quello del rinnovo delle centinaia contratti d’affitto dell’amministrazione con i più grandi fondi immobiliari internazionali. Questa circostanza pare non fosse nota neppur alla ministra Bonetti che ne ha chiesto conto anche perché la vigilessa aveva fatto fuoco e fiamme per poter partecipare allo strategico pre-consiglio dei ministri in rappresentanza del ministero dove le piace confrontarsi con Carlo Deodato, l’attuale competentissimo capo dipartimento degli affari giuridici (Dag) della Presidenza del Consiglio del quale incredibilmente, da vigilessa del Comune di Firenze, aveva preso il posto.

Una nuova bega per Patroni Griffi e Dal Verme

Sono ancora molti quelli che si ricordano degli esordi di Manzione al Dag. Quando davanti al fior fiore di giuristi si trovava in difficoltà, interrompeva la riunione con una frase che rimane nella storia del Palazzo che pure ne ha viste tante: «Mi gioco il jolly». E chiamava Matteo Renzi che con un sì o un no decideva su norme che poi andavano regolarmente a cozzare con i successivi pronunciamenti del Tar e del Consiglio di Stato. E forse è proprio questo il motivo per cui il Consiglio di Stato ha fatto strenua resistenza per non averla nei ruoli. Non solo perché troppo giovane, ma anche perché non aveva tutti i requisiti formali. Ora per il presidente Patroni Griffi, al centro di un’indagine per ‘induzione indebita’ da parte della Procura di Roma, una nuova bega e per dal Verme un’altra grana oltre quella di presidente del collegio dei revisori delle Ferrovie dello Stato, per il quale sarebbe incompatibile come sta accertando la Corte dei Conti.

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