Il Beato Mario e l’inferno degli italiani

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Si sapeva, lo aveva confermata la visita pastorale ai giovani di Cl,  ma all’atto della beatificazione è stata data molta pubblicità al credo confessionale e militante del commissario liquidatore mandato dall’Europa, che ha sempre rivendicato le sue comuni radici cristiane.

Intervistato nei giorni dell’assunzione al Palazzo Chigi da solerti giornalisti investigativi, tale  Don Augusto Panzanelli, parroco di Moiano, frazione di Città della Pieve, dove Draghi ha una casa e va a Messa, l’ha confermato: “Si, decisamente, è un buon cattolicoNon si fa mai notare, si mette sempre in disparte in chiesa, e viene spesso alle funzioni delle 18 oppure, qualche volta, va la mattina dalle suore, abbastanza presto, alle 7.30…E poi è molto riservato, umile: si mette in fila quando va a fare la spesa, al supermercato, è molto rispettoso”.

Cominciata da orfanello che viene mandato a studiare in convitti religiosi, a guisa di un Oliver Twist da commiserare alla pari dell’altro unico orfano italiano, Veltroni, la carriera di quella perla d’uomo è stata sempre caratterizzata da relazioni eccellenti con le gerarchie ecclesiastiche  tanto da essere nominato da Papa Francesco, componente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali e da poter  incontrare molte volte il papa emerito Ratzinger, tanto da far sospettare di aspirare a diventare da dio dei bancari,  nuova banchiere di Dio, se è vero  che quando il testo dell’ enciclica sociale Caritas in Veritate, pubblicata da Papa Benedetto XVI nel 2009 stava per andare in stampa, fu proprio lui a dare un’ultima lettura  prima della pubblicazione definitiva.

Un’unica volta, compreso della missione terrena che è costretto a combinare con quella celeste riservatagli dalla divina Provvidenza, il Presidente del Consiglio ha manifestato un moto di ribellione, quando in una seduta del Parlamento e in risposta a una nota della Santa Sede sul Ddl Zan ha argomentato che  «L’Italia è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale».

Ma è stata questione di un attimo: abbiamo potuto assistere a una prova del suo ravvedimento, in un contesto solo apparentemente estemporaneo e incongruo. E difatti la sua Legge di Bilancio stanzia un fondo per quasi 1,5 miliardi di euro per l’organizzazione del Giubileo del 2025.

La bozza che circola da giorni è piuttosto precisa quando prevede “In relazione alle celebrazioni del Giubileo della Chiesa Cattolica per il 2025, per la pianificazione e la realizzazione delle opere e degli interventi funzionali e’ istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze un apposito Fondo di conto capitale con una dotazione di 290 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023, 2024, 330 milioni per il 2025, e 140 milioni di euro per il 2026. E’ altresi’ costituito un fondo di parte corrente per assicurare il coordinamento operativo e le spese relativi a servizi da rendere ai partecipanti all’evento con una dotazione di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023, 2024, 70 milioni per il 2025, e 10 milioni di euro per il 2026 per gli anni 2022-2026“.

Eh si, è proprio un “cattolico concreto”, come ebbe a dire di lui Stefano Zamagni, professore di economia politica all’università di Bologna. Non gli sfugge la qualità temporale dei grandi eventi religiosi in particolare quelli dell’Indulgenza plenaria  concessa ogni 25 anni e lucrabile dai fedeli a determinate condizioni, a somiglianza dell’elemosina del Recovery Fund, occasione formidabile per il rilancio dell’unica vocazione riconosciuta al Bel Paese, quel destino di meta, parco tematico particolarmente dedicato al turismo religioso, soprattutto nelle aree del Centro Italia investite dal sisma nelle quali è stata data priorità agli interventi sul patrimonio artistico della Chiesa in qualità di attrattiva mondiale e motore di reddito.

La logica è sempre quella di mettere a frutto grandi eventi, grandi opere, grandi kermesse sulle quali si investono quattrini della collettività che viene persuasa della bontà degli interventi su cui si dirottano le risorse che dovrebbero essere finalizzate alla cura del patrimonio artistico o alla manutenzione del territorio, spacciati come occasioni irrinunciabili per realizzare infrastrutture  e lavori di interesse generale.

Basta pensare alle stazioni ridotte a archeologia edilizia senza essere state mai utilizzate frutto dei finanziamenti per i Mondiali, basta pensare alla bulimia insaziabile e speculativa all’origine del piano per il riuso delle aree dell’Expo, dove dovrebbe nascere il Distretto dell’Innovazione, nel Paese dove la banda larga è un’utopia, dove la digitalizzazione  serve a complicare la vita dei cittadini e a mettere sotto controllo la loro esistenza, dove la ricerca è ridotta a attività interamente monopolizzata dall’industria privata.

Ma è anche sufficiente guardare indietro a quel Giubileo del 2000 per il quale lo Stato assicurò il generoso “concorso alla realizzazione delle iniziative connesse alla sua celebrazione con particolare riferimento alla città di Roma e delle altre località del Lazio interessate” attraverso un piano  di interventi per l’implementazione del quale furono stanziati 3.500 miliardi di Lire, pari a circa 1,808 miliardi di Euro.   Visto poi quello che fu definito “l’interesse giubilare di portata nazionale”  lo stanziamento venne esteso al finanziamento di un “Piano degli interventi, in numero di 858,  di interesse nazionale relativi a percorsi giubilari e pellegrinaggi in località al di fuori del Lazio” che portò il contributo statale  a complessivi 2.000 miliardi di lire, pari a circa 1,033 miliardi di Euro destinati a oltre 2000 progetti beneficiari di finanziamento pubblico.

Si trattava di una svariata tipologia di azioni, a elevato contenuto “benefico”, destinate all’accoglienza di pellegrini, all’ospitalità anche grazie a aiuti destinati a case e conventi religiosi, esonerati dal pagamento delle tasse in capo ai cittadini laici, a iniziative “culturali di culto”, ma anche a interventi su infrastrutture di traffico e a miglioramenti di istituti confessionali privati per minori e soggetti in difficoltà, oggetto dell’impiego redentivo e benefico dei fondi  della collettività, impegnata a sua insaputa a prodigarsi per ripulire la coscienza dei cattolici pigri e la reputazione di un Paese più accogliente con i turisti che con gli immigrati.

Adesso grazie al cattolicissimo reuccio in carica si replica con una greppia a disposizione degli appetiti della più formidabile cupola in concorrenza con quella mafiose, per far fruttare i brand della compassione e dell’ospitalità in aggiunta a quelli del ricovero e dell’ospedalizzazione ormai largamente occupati dal pietoso sistema del Welfare clericale.

4 replies

  1. Gentile @Gianni, abbiamo ben visto cosa è successo dopo poco a chi ha scacciato i mercanti dal Tempio…
    Questi campano alla grandissima da più di 2000 anni, quindi…

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