Ulivo o ammucchiata?

Il Pd ritorna al peggiore passato. Il capo M5s: “Azione autoreferenziale e arrogante”. Ma Lepore: “Ora siamo noi il baricentro. ”L’avvocato: “Il progetto di Azione è autoreferenziale, da lui atti arroganti”. Patuanelli e Todde pro Gualtieri. Ma nei 5S in 20 sono pronti all’addio

(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – Due giorni dopo, gli effetti della botta da urne per i 5Stelle si vedono e si sentono. Si vedono nei capannelli dei deputati a Montecitorio, più stufi che arrabbiati. E si sentono nelle voci su un’altra, imminente infornata di addii: c’è chi dice fino a 20, alcuni dei quali in direzione Lega, e l’ex sottosegretario Gianluca Vacca lo conferma: “L’identità è sbiadita, se non troviamo il modo di discutere di ciò che dobbiamo essere altre uscite saranno inevitabili”. In diversi toccano note simili: “La gente non capisce più cosa siamo, perché dovrebbe votarci?”. Il perché lo dovrà spiegare innanzitutto Giuseppe Conte, a cui i parlamentari chiedono di nominare in fretta la segreteria e i referenti territoriali, e di rilanciare “con due o tre temi forti” il M5S.Lo sa, l’avvocato, come sa bene che quasi tutti non hanno gradito l’Enrico Letta che in queste ore ha aperto a una coalizione larga con lui federatore e dentro il Movimento, certo, magari però assieme a Carlo Calenda – che ieri ha annunciato il sostegno al dem Roberto Gualtieri a Roma – e Matteo Renzi. Proprio lui, il segretario del Pd, che in mattinata a Roma incrocia i ministri grillini e il presidente della Camera Roberto Fico alla festa per i 70 anni di Pier Luigi Bersani, al Palazzo delle Esposizioni. Sorrisi e brindisi, anche con altri ospiti di riguardo come Romano Prodi, Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Sorride largo, Letta. Ma i 5Stelle no. “Non possiamo stare con Calenda e Renzi, non era questo il perimetro” s’infiamma un big, mentre nel M5S il malumore trabocca: “Siamo troppo schiacciati sul Pd, ci stanno già calpestando”.

Sa pure questo Conte, e non a caso dalla Sicilia, ennesima tappa del suo tour, avvisa tutti che la strada resta quella: “La nostra è una traiettoria politica che vede un dialogo costante con il Pd”. Però qualcosa va precisato, servono segnali, anche per calmare le truppe. Così in serata l’ex premier rintuzza il Calenda che aveva posto l’assenza di assessori del Movimento come condizione per sostenere Gualtieri: “Calenda sta facendo un suo percorso politico autoreferenziale, e noi glielo facciamo fare tranquillamente, ma è all’inizio di un cammino politico nazionale, e quindi dettare condizioni agli altri mi sembra quantomeno arrogante”. Detto questo, “gli apparentamenti nei ballottaggi sono da escludere, ma non c’è alcuna possibilità di poter collaborare con un’eventuale giunta di centrodestra”. L’avvocato parla al capo di Azione per rivolgersi anche al Pd, facendo capire che per lui Calenda non è dentro la coalizione. Quanto ad accordi, “non abbiamo chiesto nulla e non abbiamo mai pensato di avere assessori a Roma”. Conte ha già fatto intendere che va sostenuto Gualtieri – “è un mio ex ministro” – e lo ripeterà. Nell’attesa si espongono i suoi fedelissimi, il ministro Stefano Patuanelli – “ho lavorato con Roberto, se i dati economici sono migliorati è anche grazie a lui” – la viceministra Alessandra Todde: “Lo voterei”. Ma niente accordi formali. Non dopo che Virginia Raggi, ancora popolarissima nella base, ha spiegato che non farà dichiarazioni di voto. E comunque il nodo resta quello, i dem che aprono ai “moderati”, perfino a Renzi. E fonti vicine a Conte spiegano che no, questo no: “Renzi non può essere un nostro interlocutore”. Poi c’è anche altro, il fastidio dei 5Stelle per le parole del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, contro il salario minimo. “È una nostra proposta” ringhiano. Non caso il M5S rilancia sul salario con una nota.

Chissà se ne avranno parlato Letta e Conte, che ieri si sono sentiti per telefono, discutendo innanzitutto di Comunali. “Noi non siamo infallibili” ricorda l’avvocato da un palco siciliano. Ma da qui in avanti, meglio limitare gli errori.

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1 reply

  1. “Noi non siamo infallibili” ricorda l’avvocato da un palco siciliano. Ma da qui in avanti, meglio limitare gli errori.
    Fino ad ora, come capo politico non ne ha azzeccata una.
    Invece il suo vero mandato di Presidente del movimento fosse quello di liquidarlo le starebbe azzeccando tutte.

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