La sconfitta delle donne

(Claudio Bozza – corriere.it) – Su 8 città chiave al voto, laddove c’era una donna candidata sindaco, nessuna è arrivata al ballottaggio. È un quadro a tinte sempre più fosche, quello della partecipazione delle donne in politica. Roma, Torino, Milano, Napoli, Salerno, Benevento, Rimini e Trieste: qui, a parte qualche eccezione in centri più piccoli, nessuna è arrivata al secondo turno . Numeri alla mano, è la conseguenza scontata di un quadro di partenza scoraggiante: su 145 candidati sindaco nei 17 Comuni capoluogo delle Regioni a statuto ordinario al voto figuravano solo 25 donne: appena il 17,2% rispetto all’82,8% degli uomini (120 in tutto).

La più forte mediaticamente, per la sua visibilità, era Virginia Raggi, ma con il suo 19% e spiccioli è arrivata addirittura quarta, dietro Roberto Gualtieri, Enrico Michetti e Carlo Calenda. Ma per un’altra pentastellata, Layla Pavone a Milano, è andata ben peggio: appena 2,7% i voti raccolti. Male è andata anche per Valentina Sganga, fedelissima dell’uscente Chiara Appendino a Torino: 9% e addio sogni di gloria. Appena meglio, sempre tra le fila del Movimento, è andata per Alessandra Richetti a Trieste: per lei, però, solo il 3,4%. A Napoli Alessandra Clemente, fedelissima dell’uscente Luigi de Magistris, che dopo il doppio trionfo del’ex pm ha incassato solo il 5,7%. Sempre al Sud, Rosetta De Stasio, aspirante sindaca di Benevento per il centrodestra, si è fermata al 5%, dovendo fare anche i conti con una corrazzata come quella di Clemente Mastella. Mentre ha sfiorato il 9% Gloria Lisi (M5S), in corsa per guidare il Comune di Rimini.

«Queste elezioni lasciano l’amaro in bocca — commenta Martina Carone, analista di Youtrend —. I dati relativi alle candidature femminili sono molto bassi; ma se consideriamo tutti i Comuni, scopriamo che meno di un candidato sindaco su 5 era donna». E poi: «In vista dei ballottaggi le cose sono ulteriormente peggiorate: nei 10 capoluoghi che andranno nuovamente al voto, le donne in campo sono zero — aggiunge Carone —. Un dato che dovrebbe far riflettere, che dipinge un quadro desolante, risultato di dinamiche diverse: da un lato, un meccanismo di selezione della classe politica poco attento alle questioni di genere; dall’altro, c’è stata forse la tendenza a non candidare donne alla guida di coalizioni competitive nei Comuni. Queste elezioni, dopo tante parole, potevano essere una buona occasione per mostrarsi realmente attenti al tema. Invece sono state un’occasione persa: l’ennesima».

Un riequilibrio delle quote di genere, analizzando il dettagliato rapporto redatto dal ministero dell’Interno alla vigilia delle elezioni amministrative, si era verificato (ma solo teoricamente) nella corsa ai Consigli comunali, dove la presenza di candidate donne (grazie alla doppia preferenza) è normata da una regola precisa: un obbligo, insomma. Di conseguenza, su 13.281 candidati totali alle assemblee dei medesimi 17 Comuni capoluogo: le donne in corsa erano 5.956 (44,9%), mentre gli uomini 7.325 (55,1%). Ma anche su questo fronte, la partecipazione (in forze) delle donne alla vita politica è rimasta una chimera: perché, anche considerando il quadro più positivo della corsa alle assemblee cittadine, molte candidature femminili spesso si sono rivelate sono solo di facciata, giustappunto per rispettare la norma della doppia preferenza di genere. Proprio per questo, anche nei Consigli comunali, nonostante l’apparente riequilibrio, le elette sono state molte meno rispetto alle proporzioni di genere delle candidature.

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3 replies

  1. La Raggi scriva le sue memorie su questi cinque anni

    (di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – A differenza dei numerosi libri inutili (e invenduti) prodotti dalla politica, non è difficile prevedere che le eventuali memorie del Campidoglio di Virginia Raggi desterebbero una doppia curiosità.
    Da parte di quelli che l’hanno sempre osteggiata, accusandola di qualsiasi delitto – a parte forse l’origine del Covid e il riscaldamento globale – e che, dalla lettura, ricaverebbero sicuramente ulteriore materiale di derisione. E da parte di coloro che nel giugno 2016 l’avevano votata (per esempio chi scrive, insieme al 67% dei romani recatisi alle urne), per trovare una spiegazione del tracollo. Per capacitarsi di come sia potuto accadere che nel suo primo mandato una sindaca col vento nelle vele, giovane, onesta, animata dalle migliori intenzioni e che non si è risparmiata nell’adempimento dei suoi doveri, sia progressivamente apparsa ai cittadini non come la soluzione ai problemi della città, bensì il problema essa stessa. Raccogliendo il 3 e 4 ottobre sulla sua ricandidatura soltanto le briciole del plebiscito precedente.
    Vivo a Roma e infinite volte ho covato sentimenti non proprio amichevoli nei confronti di un’amministrazione che dai rifiuti per le strade ai bus in fiamme, ai cinghiali vaganti (per limitarci ai titoli di testa) sembrava tenacemente impegnata a fornire della Capitale la peggiore nomea. Nello stesso tempo mi domandavo in quali condizioni la sindaca fosse costretta a lavorare e se quello della solitudine politica di una donna tra mura ostili non fosse soltanto un alibi costruito per alleggerirla dalle proprie responsabilità.
    Parla di “arroccamento” della sindaca l’ex vicesindaco Luca Bergamo, che con la Raggi ha lavorato e poi litigato. Sul Corriere della Sera la descrive “diffidente”, con “problemi a fidarsi di chi ha opinioni diverse”, portata a chiudersi “in un giro stretto” di fedelissimi. Ma Bergamo aggiunge che dell’esperienza conclusa salverebbe “molto”. Ovvero: “la ricucitura urbanistica con i piani di zona sbloccati, il concordato Atac, il piano per la mobilità sostenibile e – ultimo ma non ultimo – aver ripulito i lavori pubblici dalle collusioni tra amministrazione e privati”.
    No, non sarebbe affatto una piccola cosa aver portato trasparenza in una città dove, per abitudine inveterata, ogni buca veniva ricoperta da un po’ di catrame e da una mazzetta. Ma forse, proprio per aver troppo “ripulito”, a un certo punto la sindaca si è ritrovata sola nel palazzo. Ragione di più per leggere la sua versione dei fatti.

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  2. Io aspetto con ansia Virginia alla prova con il suo ruolo in m5s. Li vedremo se si accoderà al revisionismo dominante o farà sentire una voce fuori dal coro.

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    • Io spero che sarà una voce fuori dal coro, dentro i 5S o in solitario. Per così dire, molta gente apprezza e sostiene questa donna determinata ed inossidabile che può dare molto nella politica sguaiata e squallida da ballatoio alla quale sembra non esserci rimedio

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