Fragilità esistenziali, o politiche?

(Giuseppe Di Maio) – Scrissi “7×7” sulla pagina facebook di Salvini. Fui bannato. I commenti a uno dei tanti post culinari dell’allora “capitano” (che reclamizza tuttora spudoratamente la democraticità e la correttezza delle relazioni anche virtuali) erano e sono improntati a un rapporto totalmente sbilanciato con l’ignaro utente internauta. In pratica il sistema consente di mettere il “mi piace”, ti fa commentare con entusiasmi ed elogi, non ti fa criticare, e meno che mai dissentire indicando altre proposte politiche. Si direbbe: a casa sua ognuno fa quello che vuole. Ma la netiquette di facebook dovrebbe essere uguale per tutti gli utenti. Invece pare che la maggior parte di noi sia soggetta alle bizze dei suoi guardiani automatici, e a un gruppetto di controller distratti e imbeccati; altri utenti, paganti, sfuggono alle regole imposte da Mark Zuckerberg per tutti i gonzi. Il suo social, così attento alle segnalazioni dei contenuti offensivi, non accetta alcuna segnalazione contro quelli come Salvini o Meloni. Per questa ragione è stato già deferito alla Corte di giustizia europea, che ha giudicato il suo un mezzo di informazione appunto asimmetrico, a favore degli utenti a pagamento.

La faccia da bambino che dirigeva questa macchina è stato colto con le mani nella marmellata dell’illecito. Non sto qui a giudicare se Luca Morisi avesse o meno il diritto a farsi di coca – alcune persone che conosco la usano, e non per questo ho smesso di frequentarle. Ma in attesa di novità dagli inquirenti, a me non pare strano che un individuo capace di mettere in piedi un meccanismo così tanto nemico della democrazia, abbia poi a che fare con addebiti di varia natura. Insomma, a me pareva oltremodo chiaro che il “filosofo” mantovano cultore delle infinite possibilità che offre la vigliaccheria, sia poi anche immorale e violatore di altre norme del codice penale. Certo è che la doppia morale che lui, il suo amico Salvini e la maggior parte dei politici di destra sfoggiano, può sembrare “furba” a un elettorato reazionario e colluso col progetto leghista, ma non al resto della cittadinanza. Ecco perché è venuto il momento di pagare almeno per questa contraddizione, sia che siamo nel pieno della tempesta in casa Lega, o a soli 5 giorni dalle elezioni, la cosa non fa differenza, giacché  queste sono argomentazioni pretestuose e fuorvianti.

E’ venuto il momento di mettere ordine nel panorama ideologico salviniano, che da quando ha preso in mano il partito non ha fatto altro se non campagna elettorale. Ha rincorso gli elettori con i loro desideri leciti e illeciti, concordi o discordi con la predicazione leghista: cattolici e liberali, del nord e del sud, dissenzienti o governisti, pro vax e no pass, basta che gli regalassero il voto. E’ venuto il momento di scegliere di essere qualcosa, di essere garante di qualcuno e non solo dei propri affari, incalzato com’è dall’erosione meloniana, e dal ricompattamento dell’elettorato conservatore. E’ finita la gogna a cui ha sottoposto politici e attivisti avversari e, se adesso vorrà, potrà tornare in piazza ma senza i gazebo della sua “bestia”. E se vorrà, dagli allori del 34% potrà tornare al 4% come aveva trovato la Lega nel 2013, senza aver fatto niente per i suoi elettori.

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