Covid: i sette sintomi che (tutti insieme) predicono l’infezione e rendono necessario il tampone

(Silvia Turin – corriere.it) – Quali sintomi dovrebbero spingermi a fare un tampone per diagnosticare un’eventuale infezione da Covid-19? Sono sette principali e ci devono essere tutti insieme. O meglio, se sono tutti presenti, la probabilità di avere esito positivo al tampone per il coronavirus è del 70-75%.

Lo studio e i dati

Lo ha stabilito una ricerca appena pubblicata sulla rivista PLOS Medicine condotta da studiosi dell’Imperial College di Londra su 1.147.345 volontari con dati raccolti in 8 cicli di test condotti tra giugno 2020 e gennaio 2021 nell’ambito dello studio «Real-time Assessment of Community Transmission-1» (REACT-1). I risultati dei tamponi effettuati su queste persone sono stati confrontati con i sintomi che si erano (eventualmente) manifestati una settimana prima del test con la PCR.

Le linee guida e i sette sintomi

Sette sintomi, cioè perdita o cambiamento dell’olfatto, perdita o cambiamento del gusto, febbre, tosse persistente, brividi, perdita di appetito e dolori muscolari sono stati associati — quando percepiti insieme — a tampone positivo. I primi 4 di questi sintomi sono attualmente utilizzati nel Regno Unito per determinare l’idoneità per ricevere un tampone. «Al fine di migliorare i tassi di positività al tampone molecolare e di conseguenza di migliorare il controllo della trasmissione del virus, proporremmo di estendere la lista dei sintomi usati come triage a tutti e 7 i sintomi che abbiamo identificato», affermano gli autori. Il pericolo, continuano gli scienziati, è che «molte persone con Covid non verranno testate — e quindi non si autoisoleranno —- perché i loro sintomi non corrispondono a quelli utilizzati nelle attuali linee guida sulla salute pubblica per aiutare a identificare le persone infette».
La difficoltà di diagnosi del coronavirus ci accompagna dall’inizio della pandemia: i sintomi sono spesso gli stessi di altre forme influenzali. «Comprendiamo che sono necessari criteri di test chiari e che includere molti sintomi che si trovano comunemente in altre malattie (come l’influenza stagionale) potrebbe rischiare che le persone si autoisolino inutilmente. Spero che i nostri risultati sui sintomi più diffusi contribuiscano a ottimizzare il rilevamento delle persone infette», concludono da Londra.

Distinguere il Covid dai malanni stagionali

Mentre lo scorso anno le sindromi simil-influenzali erano quasi assenti, complici le numerose quarantene scolastiche e i lockdown che si sono susseguiti in zona rossa, per quest’autunno si prevede una maggiore circolazione di virus, come sta succedendo con il virus respiratorio sinciziale (RSV), bronchioliti, polmoniti o altri virus respiratori. Come distinguere i sintomi? L’unico modo certo per fare una diagnosi differenziale è eseguire il tampone, ma, per decidere se eseguirlo, ci si può aiutare con l’elenco di questi sintomi, proprio perché in genere, se i sintomi si presentano singolarmente (solo raffreddore, solo febbre, solo vomito e diarrea) è verosimile che siamo di fronte a malanni di stagione. Ne abbiamo parlato con il dottor Gianvincenzo Zuccotti, direttore del reparto Pediatria all’ospedale Buzzi di Milano, in un focus sui bambini nell’articolo linkato QUI . Le differenze tra persone, però, possono essere notevoli e l’arrivo della variante Delta ha anche leggermente modificato la frequenza dei sintomi e la combinazione: più a carico dell’apparato respiratorio superiore come mal di gola, naso che cola e mal di testa e raramente anosmia

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