Stretta sullo Smart Working, il lavoro è meno agile

(di Maria Elena Cosenza – lanotiziagiornale.it) – Cari dipendenti pubblici se volete lo Smart Working dovete restare in Italia. Eccezion fatta solo per chi ha sede operativa fuori dai confini italiani. Il tutto dovrà esser messo nero su bianco, ovvero la modalità di svolgimento del lavoro fuori dall’ufficio, la durata dell’accordo, l’indicazione delle giornate da svolgere nella sede abituale e quelle da svolgere a distanza insieme alle fasce di occupazione, i riposi e le modalità di recesso.

Sono questi i punti principali della nuova proposta dell’Aran sul lavoro agile nelle Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) che dovrebbe fare da apripista per lo Smart working in tutta la pubblica amministrazione. La nuova bozza chiarisce che il lavoro a distanza dovrà essere svolto entro i confini nazionali a meno che la sede di lavoro sia all’estero. Potrà essere utilizzato solo “per processi e attività di lavoro, previamente individuati dalle amministrazioni, per i quali sussistano i necessari requisiti organizzativi e tecnologici per operare con tale modalità. è finalizzato – si legge – a conseguire il miglioramento dei servizi pubblici e l’innovazione organizzativa garantendo, al contempo, l’equilibrio tra vita professionale e vita lavorativa”.

L’accordo dovrà essere individuale e il lavoratore concorderà con l’amministrazione i luoghi dove è possibile svolgere l’attività. In ogni caso il dipendente dovrà garantire la sussistenza delle condizioni minime di tutela della salute e sicurezza e la piena operatività della dotazione informatica ma dovrà anche adottare tutte le misure necessarie e idonee a garantire la più assoluta riservatezza sui dati e sulle informazioni in possesso dell’Ente che vengono trattate dal lavoratore. C’è da dire anche che lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile non modifica la natura del rapporto di lavoro.

Il dipendente conserva gli stessi diritti e gli stessi obblighi. Ma dall’altro lato c’è da dire anche che il dipendente in smart working può essere richiamato in sede per sopravvenute esigenze di servizio ma la comunicazione deve arrivare almeno un giorno prima la ripresa del servizio. I sindacati hanno sottolineato che “l’emergenza non è conclusa” e hanno chiesto che “la transizione verso la piena operatività in presenza avvenga nel rispetto delle norme emanate durante l’evoluzione dello stato di emergenza sanitaria da Covid-19 e dei protocolli stipulati con le organizzazioni sindacali”.

1 reply

  1. Perfettamente d’accordo col contenuto dell’articolo.
    Cazzo fai, ti metti in smart working e te ne vai a Rio de Janeiro a prendere il sole in spiaggia?
    Mi auguro che con lo smart working si possano monitorare i livello di performance di chi ne usufruisce.
    Non fare un cazzo non è un diritto, è l’abuso di un diritto. Chi percepisce uno stipendio senza fare un cazzo (capota solo nel pubblico e parapubblico) è uno sfruttatore dell’operaio in catena di montaggio.
    È un ladro che vorrebbe rubare molto ma finisce col rubare solo lo stipendio (e la sua pensione futura).
    E mi auguro pure che i sistemi informatici di merda di cui si avvalgono la PA e le imprese partecipate siano finalmente chiari ed efficienti.
    Così i dipendenti pubblici possono diminuire senza che questo su traduca in un peggioramento dei servizi. Ed il carico fiscale possa essere ridotto visto che abbiamo stipendi da fame e come se non bastasse vengono dimezzati per alimentare un sistema clientelare in grado di offrirci solo servizi pessimi.
    Di quello che propongono i sindacazzari, non si capisce una mazza.

    Qui non c’entra un cazzo la destra e la sinistra che fingono di contrastarsi mentre insieme rubano.
    Qui si tratta di ETICA del lavoro, cosa che dovrebbe riguardare tutte le persone perbene, a prescindere dal colore politico.
    Del resto abbiamo una destra più statalista della sinistra.

    "Mi piace"