Tabacci, l’ultimo vero dinosauro della prima repubblica

(Maurizio Belpietro – la Verità) – Conosco Bruno Tabacci da una vita, ma il sottosegretario mantovano (è nato a Quistello 74 anni fa) per me resta un mistero. È un uomo a modo, cortese e furbo, cresciuto a pane e politica, con un passato in numerosi consigli di amministrazione di grandi aziende e banche e una lunga storia da parlamentare della Repubblica. Tuttavia, se dovessi definire chi sia in realtà mi risulterebbe difficile. Tabacci è un ufo della politica, un onorevole non identificato che da anni attraversa l’arco costituzionale, passando da sinistra a destra e da destra a sinistra, rimanendo però sempre a galla.

Di lui si parla poco, anzi pochissimo, ma è sulla scena da mezzo secolo: forse è l’ultimo vero dinosauro della prima Repubblica. Gli esordi sono in provincia, nella campagna padana, ovviamente tra le fila della Dc. La corrente a cui si iscrive fin da principio è quella di Giovanni Marcora, leader della Base, ossia del gruppo scudocrociato più sensibile ai temi sociali. Infatti quando, agli inizi degli anni Ottanta, Marcora passa dall’Agricoltura alla guida del ministero dell’Industria, Tabacci gli siede accanto: capo dell’ufficio studi dell’importante dicastero.

E quando Marcora muore trasloca alla segreteria tecnica del ministero del Tesoro, con Giovanni Goria. È l’inizio di una scalata, perché nel 1987, per volere di Ciriaco De Mita, diventa presidente della Regione Lombardia, incarico che manterrà fino al 1989, quando la stella del leader di Nusco comincerà ad appannarsi. Certo, con Arnaldo Forlani, un coniglio mannaro (copyright Giampaolo Pansa), Tabacci ha poco da spartire e infatti in quel periodo è costretto a sparire.

Poi, con l’arrivo di Tangentopoli e le accuse che annientano i partiti di governo a cominciare dalla Dc, la sua carriera politica sembra giunta al capolinea. Inchieste, processi, finanziamenti, un’onda che pare travolgerlo, come in effetti travolgerà decine di suoi colleghi. E invece no, rieccolo dopo un po’, ossia dopo qualche anno trascorso fra Eni, Snam, Efibanca e Autostrade della Cisa, poltrone ben remunerate per chi ne ha persa una in Parlamento.

Tabacci ritorna in pista a metà degli anni Novanta, non più con la sinistra Dc, che se n’è andata con il Pds e con l’Ulivo, trasformandosi nel Ppi, ma con la destra Dc, ossia con Pier Ferdinando Casini e la Casa delle libertà. È il 2001 quando si riaffaccia in Parlamento, eletto nel collegio 9 della Lombardia, sempre in provincia di Mantova. Il suo partito, l’Udc, lo sostiene quale presidente della commissione parlamentare che si occupa delle attività produttive, di commercio e turismo.

Nel 2006 è rieletto, sempre con Casini e i suoi fratelli, anche se pende dalla parte di Marco Follini, un ex dc che poi se ne andrà con Romano Prodi. Tabacci resiste un po’, ma si capisce che durerà poco e infatti crea con Savino Pezzotta e Marco Baccini la Rosa bianca. Alle elezioni del 2008 si candida premier, ma riesce a entrare in Parlamento solo grazie all’intesa fra il suo gruppo e l’Udc. Passato un anno ed eccolo di nuovo in movimento: sfiorita la Rosa bianca, fonda l’Alleanza per l’Italia, questa volta con Francesco Rutelli, al quale è sfiorita la Margherita.

Il minuscolo partito con l’ex sindaco di Roma non deve dargli però molte soddisfazioni, perché nel 2011, tra la fondazione di una cassa di credito e l’altra, si fa nominare assessore al Bilancio del comune di Milano, giunta Pisapia. Cosa c’entri un democristiano della prima Repubblica con un ex parlamentare che aspira a rifondare il comunismo non si sa. E infatti anche qui la coabitazione dura poco, perché le dimissioni arrivano un anno e mezzo dopo, giusto il tempo di partecipare a nuove elezioni con Centro democratico, partito fondato con Massimo Donadi, ex Italia dei valori, e affondato presto. Nel mentre, Tabacci ha trovato tempo di candidarsi contro Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi per la leadership del centrosinistra: inutile dire che perderà.

Così arriviamo nel 2014, quando aderisce al gruppo parlamentare denominato Per l’Italia, ma passati quattro mesi, l’irrequieto ex presidente della Lombardia è capolista di Scelta europea alle elezioni per il Parlamento di Bruxelles. Nonostante 10.000 preferenze non ce la fa, e dunque resta a Montecitorio. Tuttavia, Tabacci non è uomo che si perda d’animo, così nel 2018 mette a disposizione di Emma Bonino il simbolo di Centro democratico, contribuendo alla nascita di + Europa, di cui diverrà presidente, salvo poi lasciare perché contrario alla linea di opposizione al governo Conte. Vi chiedete che cosa c’entri uno come Tabacci con Pisapia, Rutelli, Bonino e compagnia cantante?

Niente, ma l’ex allievo di Marcora ed ex parlamentare dell’Udc è fatto così: è un uomo generoso. Tanto generoso che dopo cambia nome al suo movimento, aggiungendo un Italiani in Europa per poter accogliere meglio qualche fuoriuscito dai 5 stelle. Il meglio l’ufo di Montecitorio lo darà però nei giorni della crisi del Conte bis, quando il suo minuscolo partito si trasformerà in un’arca di Noè per accogliere chi teme che la caduta dell’ex avvocato del popolo si trasformi anche nella propria, con lo scioglimento delle Camere. Sulla barca dei cosiddetti Responsabili salgono in tanti, alcuni sono ex grillini, altri ex forzisti, ma c’è anche un’onorevole del Pd e un ex leghista.

Il gruppo è una tale macedonia che si fa chiamare Europeisti-Movimento autonomista italiani all’Estero-Centro democratico: manca solo un chiaro riferimento alla pace nel mondo, alla difesa dell’ambiente e a Papa Bergoglio e poi c’è tutto. Purtroppo, nonostante gli sforzi di approntare una scialuppa di salvataggio per Giuseppe Conte, il governo naufraga e a Palazzo Chigi si insedia Mario Draghi. Pensate a questo punto che la nave di Tabacci affondi?

Niente affatto, perché morto (politicamente parlando) un presidente del Consiglio, se ne fa un altro, e dunque ecco l’onorevole non meglio identificato offrire i suoi servigi all’ex governatore della Bce. In cambio, Tabacci rimedia una poltrona da sottosegretario di Stato, con delega alla gestione delle politiche dello Spazio. Non si tratta di un modo per spedirlo in orbita, cioè fuori dai piedi, dove non possa fare danni, ma, in memoria dei suoi trascorsi da amministratore di aziende pubbliche, di un incarico delicato per seguire un settore strategico, ossia le aziende che operano nel settore aerospaziale.

Neanche il tempo di insediarsi, che scoppia il caso del figlio assunto in Leonardo, il gruppo pubblico che fabbrica elicotteri, aerei, elettronica per la Difesa e per la sicurezza, ovvero proprio ciò di cui si occupa Tabacci. A seguito dello scandalo, il fondatore del Centro democratico restituisce le deleghe, ma tiene l’incarico di sottosegretario e il posto per il figlio.

Ovviamente, il pendolo dell’uomo che da mezzo secolo attraversa i partiti, passando da destra a sinistra e viceversa, neanche in questi giorni ha smesso di oscillare. In passato, quando ancora la Dc era una cosa seria, a Enzo Scotti, per sette volte ministro e per altrettante deputato, fu affibbiato il soprannome di Tarzan, per l’abilità con cui si aggrappava a una corrente dopo l’altra dello Scudocrociato, riuscendo sempre a rimanere attaccato al potere.

Ma a confronto di Tabacci, l’onorevole che diede vita alla corrente del Golfo (da napoletano si alleò ad Antonio Gava) era un dilettante. Scotti infatti rimase sempre nella foresta democristiana, mentre l’ufo di Montecitorio passa da una parte all’altra oltrepassando i confini di partito. Per lui, Casini, Rutelli, Bonino, Donadi, Pisapia, Conte o Draghi pari sono. Nella collezione mancano solo Salvini e la Meloni e poi potrà dire di aver completato l’album. Nel frattempo, la famiglia è sistemata.

5 replies

  1. Ebbasta co sta storia!
    Abbiamo mantenuto Bottino l’esule, poi la moglie con la reversibilità d’oro, poi i figli tutti e due, parlamentari con soldi veri, poi na svagonata di Mussolini, i Rauti, ecc ecc ecc, poi facciamo la carità da 30 anni a quell’ebete di Salvini, e ai pappagoni, e a tutta quella risma, e mo si stanno occupando di Tabacci per l’unica ragione che voleva appoggiare il Conte II. Nessun altro motivo.

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    • Concordo. Non so, vogliamo preferirgli il camerata Durigon, Gigino ‘a Purpetta, l’ossimorico Migliore, renzi? A questi preferirei, per citare Scanzi, pure il Poro Schifoso. Tabacci tutta la vita.

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      • Ma senza pescare nel berlusconismo che non finiamo più, tutti i vari figli di Lupi, La Russa, MEAC vien dal mare, sistemati coi fiocchi, e mo per questa cretinata tutto sto clamore. E nientedimendo da BElpietro.

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  2. Tabacci è quello che si è preso l’onere di cercare “i Responsabili” per il governo Conte2….in realtà aveva proprio la missione contraria, ovvero quella di accertarsi che la ricerca dei responsabili fallisse pro Draghi e pro “i Migliori”…Ecco perchè adesso riscuote ricchi premi e cotillons…..

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