(Giuseppe Di Maio) – Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio. Da un po’ gli eversori della regola sanitaria si sono rifatti persino all’Apocalisse, e paragonano il green pass al marchio della Bestia. Si sentono oppressi, limitati nella loro libertà, garantita, dicono, da diritti costituzionali. Ma tutto questo è un errore, un equivoco su cui si fonda l’intera società.

La nostra è un’epoca in cui le parole hanno cambiato significato: in cui i ladri querelano gli onesti, e il furto e l’abuso sono restati senza nome per legge. Oggi i mariuoli dicono che la volontà popolare è il sommo bene, perché il popolo è formato in massima parte da incompetenti della politica, da allocchi che possono essere agevolmente imbrogliati se gli onesti non ci si mettessero di mezzo. E’ per questa ragione che gli oppressori gridano “libertà” come una volta gridavano “ordine”, e prima ancora “guai a voi!”, per poter fregare indisturbati il popolo ignorante. Ma gli oppressori sono sempre gli stessi, con la forza o con l’inganno sempre rubano le parole, la ricchezza, i sogni, la vita.

Nella nostra società c’è un equivoco su cui si fonda tutta la presunzione privatistica. Gli ayatollah di questa filosofia credono che la ricchezza sia creata solo dal padrone; che impiegati, operai, organizzazione sociale, politica, terra, acqua, aria e l’intero universo siano lo sfondo amorfo della loro intrapresa. Da questa filosofia, dagli obblighi supremi d’iniziativa, discende tutta la libertà di mercificare l’umanità, di seviziare gli animali, di consumare senza criterio, e inquinare il pianeta. Ma i nativi americani dicevano che non si può possedere la terra, siamo noi piuttosto che le apparteniamo. E allora non solo la terra, ma l’intero destino dell’umanità non può appartenere ai singoli, ma solo alla volontà generale.

E, come per la libertà di profitto, anche sulla libertà di curarsi si equivoca. Poiché, se ci si prende cura del proprio corpo e la cura restasse confinata ai destini del singolo, ognuno potrebbe fare ciò che crede. Semmai bisognerà al più presto rendere le cure accessibili a tutti e disporre che, in libertà, si possa porre fine alla propria esistenza. E qui tanti no vax, tanti fautori della libertà, forse non sarebbero d’accordo. Ma se le convinzioni del singolo, dunque le sue azioni, dovessero mettere in pericolo la collettività, egli non potrà più ripararsi dietro la libertà di essere monade indipendente, perché non lo è. Poiché quella del vaccino non è esattamente una cura, ma una barriera. E sebbene sia una barriera in sperimentazione, e con rare controindicazioni, deve essere considerata una cura di tutto il corpo sociale, non solo del privato cittadino. Perché mai come in questo momento non siamo né piccoli né grandi, né ricchi né poveri, liberi e schiavi, siamo la specie sapiens che si difende.