Giustizia, Cartabia: trattativa infinita e testo fantasma. Ma Conte non molla

LA sera inoltrata, nella pancia del Senato, Giuseppe Conte scuote la testa: “Così l’accordo non va bene, è troppo al ribasso”. Non va come deve andare, la trattativa sulla riforma della giustizia con il presidente del Consiglio Mario Draghi e la ministra Marta Cartabia, un corpo a corpo che si trascina fino a notte. L’ex […]

(pressreader.com) – di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano – A sera inoltrata, nella pancia del Senato, Giuseppe Conte scuote la testa: “Così l’accordo non va bene, è troppo al ribasso”. Non va come deve andare, la trattativa sulla riforma della giustizia con il presidente del Consiglio Mario Draghi e la ministra Marta Cartabia, un corpo a corpo che si trascina fino a notte. L’ex premier insiste per ottenere quelle modifiche al testo che ritiene fondamentali. Innanzitutto, sottrarre all’improcedibilità i reati di mafia e terrorismo, ma anche quelli a sfondo sessuale e ambientali. Ma in mattinata l’avvocato al fattoquotidiano.it aveva ricordato un altro nodo: “Ritengo critica anche la norma che delega al Parlamento l’indicazione dei reati da perseguire in via prioritaria”. E c’è il tema delle modalità di calcolo dei tempi per l’Appello.

Ma dal governo non vogliono concedere oltre una certa soglia. Ci sono anche gli altri partiti lì fuori a rumoreggiare, in una maggioranza larghissima. E Draghi non vuole altri problemi. È già stufo. E potrebbe comunque portare in Aula il testo originario domani, avendo già fatto votare la fiducia in Consiglio dei ministri. Però cerca fino all’ultimo un accordo, per portare un nuovo testo nel Cdm di oggi. Ipotesi del terzo tipo. Perché non può cedere facilmente, Conte, che deve mostrarsi capo ai 5Stelle, quindi giocare forte. Di mattina riappare alla Camera e poi va in Senato, restandovi fino a sera. Incontra i parlamentari, divisi per commissioni, e a tutti predica “unità”. Sa che sono nervosi, anche a Palazzo Madama, il fortino dei contiani. C’è diffusa voglia di uscire dal governo Draghi. Non a caso, in mattinata nove grillini non votano la fiducia al governo sul decreto Recovery. E nell’elenco compaiono due big: il reggente Vito Crimi che, fanno sapere, “è stato assente perché impegnatissimo nell’organizzare le votazioni dello Statuto del M5S di lunedì prossimo”. E la vicepresidente del Senato Paola Taverna (“Aveva un impegno e non sapeva delle assenze” è la risposta ufficiale).Ma disertano il voto anche il contiano Gianluca Perilli e la veterana Michela Montevecchi. D’altronde il decreto non piaceva ai grillini, “perché danneggia l’ambiente” come accusa un senatore. Ma il segnale politico è chiaro. Lo coglie anche Conte, che ai senatori ripete: “Ogni futura decisione andrà discussa ma poi, una volta presa, andrà sostenuta da tutti”. Ergo, non vuole ritrovarsi con spaccature sulla giustizia, comunque vada. Nel frattempo al ministero va in scena una riunione tra Cartabia e i capigruppo in commissione Giustizia dei partiti di maggioranza. Già prima dell’incontro ai partecipanti viene chiarito che non si parlerà di prescrizione e improcedibilità. Si discute di altro, di emendamenti alla prima parte della riforma, di tecnicismi da sistemare. E la prescrizione? “Su quello si sta trattando altrove” ribadisce (in sostanza) la ministra. Cioè ne discutono i leader con Draghi. Non a caso, nel pomeriggio la leghista Giulia Bongiorno batte un colpo: “Per noi la priorità è ridurre i tempi dei processi, ma c’è anche il massimo impegno per evitare che vadano in fumo processi per reati come quelli per associazione di stampo mafioso, per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e per i reati di violenza sessuale”. Di fatto il Carroccio apre a modifiche chieste anche da Conte. E lo fa dopo l’incontro in mattinata tra Draghi e Matteo Salvini a Palazzo Chigi, dove il premier rassicura il senatore: “La riforma me la intesto io, farò da garante”. Come a dire che non apparirà come il frutto di una vittoria politica di Conte. Per questo Salvini poi scandisce: “Noi accettiamo le proposte di Draghi, non del M5S”.Ore dopo, in una telefonata assicura al premier di “non voler mettere i bastoni tra le ruote”. Ma la trattativa ristagna. Tanto che Cartabia in serata non va in commissione Giustizia, alla Camera. Dovevano votare sulla sua riforma, ma è tutto fermo, legato al tavolo tra i big. Così la seduta viene aggiornata a oggi. Mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avverte: “Sulle riforme occorre una grande capacità di ascolto e di mediazione. Ma poi bisogna assumere decisioni chiare ed efficaci, rispettando gli impegni”. Si tratta, fino a notte. Ma la partita è complicata. Per tutti.

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2 replies

  1. Conte i miracoli non li può fare
    “Ogni futura decisione andrà discussa ma poi, una volta presa, andrà sostenuta da tutti”. Ergo, non vuole ritrovarsi con spaccature sulla giustizia, comunque vada.”
    Governisti o non governisti ora conta solo salvare il M5S

    per me vale quello che scrive Travaglio, si rende conto anche lui che Draghi vuole il voto in parlamento e la riforma sarà approvata.
    “Chi la vuole vota sì, chi non la vuole vota no. Ciascuno si assume le proprie responsabilità. Poi, ai primi mafiosi, stupratori e rapinatori improcedibili cioè impuniti, le vittime sapranno chi andare a ringraziare. E anche i lettori e gli elettori.”

    E’ POI STA MARCIANDO IL REFERENDUM, non è finita

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  2. “E lo fa dopo l’incontro in mattinata tra Draghi e Matteo Salvini a Palazzo Chigi, dove il premier rassicura il senatore: “La riforma me la intesto io, farò da garante”. Come a dire che non apparirà come il frutto di una vittoria politica di Conte. Per questo Salvini poi scandisce: “Noi accettiamo le proposte di Draghi, non del M5S”” 👅👅👅👅👅👅👅
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