Carlo Freccero: “Sto con Cacciari. No al green pass”

(Carlo Freccero – la Stampa) – È necessario arrivare ad un punto di rottura perché la rottura si realizzi. Dall’inizio della pandemia i popoli di tutto il mondo sono scesi in piazza innumerevoli volte. Gli italiani sembravano sedati da una sorta di ipnosi. Con il green pass il miracolo si è compiuto: le piazze italiane si sono riempite. Ed è interessante notare che in piazza a contestare c’erano non solo i no-vax, ma anche i vaccinati, che, per motivi di principio, protestano per tutelare le libertà costituzionali.

Lo stesso concetto è ribadito da Cacciari nell’articolo di ieri: io mi sono vaccinato, ma la democrazia è libertà di scelta e questa libertà di scelta va difesa. Nel contesto del generale risveglio si pone il pezzo firmato congiuntamente da Cacciari e di Agamben che, bisogna dargliene atto, è stato l’unico ad intervenire dai primi giorni della pandemia con i suoi interventi quotidiani su Quodlibet. Purtroppo la sua voce è stata isolata ed ascoltata solo da minoranze. Per attirare l’attenzione di un numero sufficiente di persone, bisognava esagerare. Ed si è esagerato.PUBBLICITÀ

La somministrazione dei vaccini è stata affidata all’esercito per sottolineare il clima di emergenza, di protezione civile in cui ci troviamo. Ma per chi ha la mia età l’idea di una scelta sanitaria imposta dall’esercito ha qualcosa di inquietante come inquietanti suonano le minacce di mandare l’esercito porta a porta a «stanare» i non vaccinati. Analogamente, per quelli della mia generazione, la morte di De Donno evoca il fantasma di Pinelli. Per la mia professione nella comunicazione il primo problema che ha attirato la mia attenzione è stato da subito la mancanza di alternativa imposta al discorso pandemico.

Democrazia significa tutela del parere delle minoranze. Questo parere è stato sradicato in nome della scienza, chi lo professava è stato zittito ed insultato nei dibattiti pubblici. Nell’articolo contro il green pass, pubblicato dall’Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli, Agamben e Cacciari criticano il green pass affermando che «la discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica».

L’art. 3 della Costituzione italiana vieta esplicitamente ogni forma di discriminazione. L’affermazione dei due filosofi dovrebbe quindi essere, in qualche modo,ovvia. Invece il fatto stesso che il sito Dagospia definisca l’articolo una «bomba» solo perché dissente dalla vulgata del «mainstream» è una conferma di quanto gli autori espongono nell’articolo citato e cioè del pericolo di una deriva totalitaria. Mi sembra di assoluta evidenza che un’informazione che bandisce qualsiasi forma di dissenso, sia di per sé sinonimo di propaganda.

E la propaganda ha poco di democratico. Da quando è iniziata la pandemia la televisione ci ha abituati alla consuetudine del dibattito unanimistico. Ci sono format e programmi come il talk show che hanno bisogno per esistere di un contraddittorio. Dato che gli invitati sono tutti della stessa idea, essi non sono tenuti a confrontarsi, ma fanno gara tra loro a superarsi in ortodossia ed obbedienza ai vari Dcpm ed ora a Decreti Legge che hanno sostituito la legislazione ordinaria. Mi si obietterà che tutto questo è fatto per il bene comune, un bene comune che autorizza uno stato di eccezione, previsto però in Italia, solo per lo stato di guerra (art. 78 della Costituzione).

Per rendere estensibile ad una pandemia lo stato di eccezione si applica al Covid-19 un linguaggio bellico. Stiamo combattendo la guerra contro il virus. Chi non si vaccina (e quindi non accede al green pass) è un disertore. Chi si vaccina dimostra senso civico. Vi siete chiesti perché il vaccino non viene imposto per legge, anche se, per eccellenti costituzionalisti come Cassese, l’art. 32 giustificherebbe la vaccinazione obbligatoria? L’art. 32, pur ammettendo che un trattamento sanitario possa essere imposto per legge, limita questo intervento al paragrafo successivo che recita: «La legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Tutela cioè la collettività, ma anche l’individuo. E i trattamenti sperimentali sono esclusi dal codice di Norimberga, dalla dichiarazione di Helsinki, dalla convenzione di Oviedo. Il processo di Norimberga basta da solo ad evocare il nazismo. Gli imputati si difesero sostenendo di aver obbedito agli ordini. Per evitare che queste aberrazioni si ripresentassero fu stabilito un codice a futura memoria. Tra l’altro esso prevede che la sperimentazione sia ammessa solo se «il soggetto volontariamente dà il proprio consenso ad essere sottoposto ad un esperimento».

Senza accettazione volontaria l’esperimento non può avere luogo. Il vaccino è ancora in fase sperimentale. Cito dal bugiardino Pfizer e quindi faccio parlare direttamente le case farmaceutiche produttrici, perché sia ben chiaro che non sto riferendo il mio parere personale: «Per confermare l’efficacia e la sicurezza di Comirnaty il titolare dell’autorizzazione alla emissione in commercio deve fornire la relazione finale sullo studio clinico» e a lato «Dicembre 2023».

Sino al 2023 il vaccino sarà una terapia sperimentale con esiti futuri incerti. In questi giorni la senatrice Segre, sopravvissuta all’Olocausto, è intervenuta dicendo che è folle paragonare vaccino e green pass alla Shoah. Ci sarebbe una sproporzione tra le cose. Ma la senatrice sembra dimenticare che c’è sempre un inizio e la discriminazione è quell’inizio. Per parlare di regime autoritario non è necessario poi arrivare sino ai forni crematori. Basta che la normale vita democratica ed i diritti dei cittadini subiscano delle limitazioni.

In senso opposto va invece l’intervento di un’altra sopravvissuta all’Olocausto che milita invece sul fronte opposto, la signora Vera Sharav. «Conosco le conseguenze – dice la sopravvissuta – di essere stigmatizzati come diffusori di malattie». Il suo calvario è incominciato a piccoli passi con la segregazione ed il divieto sempre più esteso a partecipare alla vita sociale, a entrare in determinati contesti, a viaggiare.

La cosa che più mi ha colpito nell’intervento di Vera Sharav è la lucidità con cui collega il nazismo all’uso autoritario della medicina. In nome della scienza – ci dice – viene cancellato ogni principio morale della società.

Questa affermazione mi fa ricordare il fondamentale intervento di Agamben con la sua «Domanda» rivolta a tutti gli italiani. «Com’ è potuto avvenire che un intero Paese sia senza accorgersene eticamente e politicamente crollato di fronte ad una malattia?». In nome della sopravvivenza e di quella che Agamben chiama «nuda vita» (una vita privata di ogni valore che travalichi la sopravvivenza biologica ), gli italiani hanno accettato di lasciar morire i loro anziani in solitudine negli ospedali, hanno accettato di incenerire i cadaveri senza sepoltura, hanno accettato la perdita di ogni principio morale. Ed hanno rinunciato alla vita sociale.

E questa adesione acritica da parte dei cittadini è per certi versi più inquietante dell’autoritarismo del governo. È un indice inequivocabile che i meccanismi dell’autoritarismo sono già stati introiettati da tutti noi come naturali e che appartengono ormai alla quotidianità e al nostro futuro.

10 replies

  1. la mia libertà non….bla bla bla. i destrosi oppositori sono più immuni dei sinistrosi, il braccio teso è l antidoto? Cosa risolviamo, il popolo diserta (spero) gli ammassi, chi non lo fa, come da pensiero giovanile, dove l’orgoglio sportivo inneggiante la bandiera, crede di essere immune, se hai la fortuna di maturare e prima di marcire, si faccia un piccolo resoconto di vita. Vi auguro tutta la salute possible. Licenziate pure i dottori per mancanza di materia prima. Questa unità d intenti, contro il GP, quale pensiero pilotato ed unico, non viene sfoderato in occasioni ben ben più importanti e magari vitali. Ma quale efficace alternativa ci sarebbe, draghi con annessa cartabia e squadra zoppa, mi stanno su, ma non per questo devo per forza fare bastian contrario, con i rischi che comporta, almeno in questa occasione. Il resto, le tastiere con lettere sbiadite si sprecano, spesso a ragione.

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  2. De donno si è suicidato come Calvi…e il bello che in giro , con altre maschere e mascherine , ci sono ancora Sindona, Marcinkus, Andreotti e tutta quella bella combriccola che vive insieme a noi!!

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    • è un messaggio in codice?
      lo dico perché, nel caso contrario, e se crede d’essere risultato comprensibile,
      la informo che così non è

      primo, aggrapparsi ad un suicida per rivendicare non so che, è veramente sintomo di essere arrivati
      a raschiare il fondo.

      secondo, mentre per Calvi i sospetti di un suicidio assistito ci furono, gli altri nomi
      sono: uno che parrebbe aver subito la stessa sorte, del secondo si ricordano scandali e presunti misteri,
      ma è deceduto nel suo letto ed il terzo, condannato ma prescritto è stato un noto politico, sono forse
      membri onorari di un suo club di memorabilia?

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  3. Non capire che i vaccinati siano “untori “al pari dei non vaccinati mi sembra la più “plastica” della demenza in circolazione.Se ne “vanno” in maggioranza gente “anziana” 80,90 purtroppo per loro. Le altre fasce di età con le dovute accortezze, evita.La favola del vaccino salvifico è crollata con le dichiarazioni dell’esimio p.d.m fauci.(Il livello di contagiosità tre vaccinati e non. È identica).Tralasciando gli eventi avversi al vaccino sia mai crollino le vendite.Come spiegazione è una turbina di fiducia in questi scienziati della “mutua”.Scommetto che tra i molti vaccinati risuona da un pò la domanda. (Sei un pirla?).Ho no?

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  4. Io veramente sono ancora stupita dal fatto che nessuno di sia mosso nei confronti della mattanza di vecchi nelle RSA. Va bene che i vecchi sono solo un peso, va bene che ormai non servono più e bisogna magari integrare con qualche euro la retta e con quei soldi si potrebbe cambiare la macchina, ma santo iddio sono i nostri genitori, i nostri zii, i nostri nonni, presto saremo noi !
    Ci si è mossi e indignati nei confronti di tutti: galeotti, migranti, senzatetto…per i nostri parenti, per i nostri vecchi, zero. Nessuno si è mosso, nessun politico si è attivato: tutti ad occuparsi di Patrik Zaki e LGBT, nessun Report, nessun talk show, nessuno striscione sui Municipi: “Liberate i nostri vecchi”.
    Non si fa altro che millantare bontà nei confronti di tutti, sconosciuti provenienti dall’intero mondo, ma loro sono ancora lì, soli, in balia di estranei. Incredibile.
    Ci conoscono proprio bene, lassù.

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    • X Carolina: sarei d’accordo ma non è del tutto vero che nessuno si è mosso.

      in realtà ci sono state centinaia di denunce ma stranamente, dopo un anno e mezzo sembrano tutte impantanate, a cominciare dalle accuse ai capoccia lombardi, che stranamente sono più inguaiati per via dei camici.

      Poi Report non è mica vero che non ha parlato di questo discorso degli anziani. Già nella puntata del 30 marzo 2020, il ‘Paziente uno’, hanno fatto un ritratto durissimo della sanità lombarda e dei tagli subiti dal formigone e dal marrone.

      Purtroppo, Report ha fatto audience solo quando c’era da bastonare Di Pietro, per il resto mutismo assoluto e sembra che i politici nemmeno sappiano dell’esistenza del tasto 3 sul telecomando, vanno direttamente dall’1 al 4 evidentemente.

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  5. Carolina:Dovrebbe essere i magistrati a indagare.Presente il ponte Morandi Viareggio funivia…ecc.ecc.Uguale.A volte viene da chiedersi chi sono i veri criminali.La risposta è facile.

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  6. Chissà se qualche nazista qui presente e che si vanta tanto della propria Qultura, riuscirà a leggere quest’articolo e pure a commentarlo, visto che si reputa superiore al filosofo Cacciari nel capire la realtà, non sarà difficile sbeffeggiare anche il povero Freccero, no?

    Vero Anail?

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    • Io mi riferisco anche e soprattutto ai parenti. Loro è il massimo della responsabilità. Abbiamo visto parenti – o presunti tali – dei detenuti ( che tra l’ altro erano giovani e in una situazione assai meno grave delle RSA, se non altro nessuno ha trasportato nelle carceri malati di Covid a morire, come è successo nei cronicari) manifestare, fare blocchi stradali, danneggiare auto e cassonetti a favore di (tante) telecamere e il problema dei detenuti è stata la noitizia più commentata per giorni. Abbiamo visto ristoratori h24 manifestare ed esibire crisi di nervi in TV(ricordo una ristoratrice ospitata per tutto il pomeriggio su La7 strapparsi letteralmente i capelli in primissimo piano…), e lo stesso ha fatto ogni categoria di lavoratori danneggiati dal virus. E il caso Patrik Zaki? Quante manifestazioni, interrogazioni parlamentari, proteste, riunioni dei Consigli comunali…sono stati organizzati?
      I parenti delle vittime? Non pervenuti. Al massimo mostrati un paio di volte umili umili in attesa di notizie: la mamma sarà ancora viva? Un timore o una speranza?
      Insomma, l’ unica cosa che ci muove sono o i soldi o l’ ideologia (c he nasconde sempre i soldi, alla fin fine).
      I nostri genitori non valgono una protesta, nè per gli uni nè per l’ altra.
      Evidentemente non ricordiamo neppure che presto toccherà a noi.

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